Laghi alpini reloaded: fuori porta estivi dove l’acqua è più blu

Estate e fuori porta non faranno rima ma poco ci manca. E la voglia di brevi fughe dal caldo, dalla città, la necessità di vivere una giornata a ritmo diverso si fa sempre più intensa avvicinandoci ad agosto (lo so che abbiamo appena svoltato il calendario al mese di luglio, amati lettori, ma per me agosto è già praticamente dopodomani!). Me ne accorgo innanzitutto dalla mia scarsa concentrazione che va di pari passo all’aumento di richieste al #DireFareMarito quali “andiamo a  fare un pic-nic sabato? Quando organizziamo una grigliata con gli amici?” e via così.

Me ne accorgo anche da un altro fattore. Negli ultimi tempi, una delle parole più cercate che vi fanno arrivare qui sul blog è “laghi alpini”. Sì, la voglia di fuggire al fresco e a poche ore da casa è decisamente un comune denominatore in questa bollente estate numero 2019! Vi faccio contenti: ecco qualche consiglio per specchiarvi dove l’acqua è più blu – o verde, o di mille colori – sulle nostre montagne.

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Lago Orfù, frazione Gad| Oulx

Il Lago nato da un’autostrada

La carrellata lacustre inizia da questo piccolo gioiello verde smeraldo che ho scoperto un anno fa nel giorno del mio 34° compleanno, e forse è anche per questo che ci sono molto affezionata. Il lago Orfù, detto anche lago del Gad, ha una storia davvero particolare, una nascita che ha qualcosa di buffo e mitico allo stesso tempo: il bacino sotterraneo riaffiorò inaspettatamente una trentina di anni fa, nel corso degli scavi per i lavori dell’autostrada! Suona strano, ma è proprio così.

Al lago Orfù si giunge dalla frazione Gad di Oulx, a piedi, in bici oppure in auto, tramite un breve percorso sterrato. L’ingresso al lago è regolamentato e a pagamento, per maggiori informazioni potete leggere l’articolo del luglio scorso dove vi spiegavo tutte le info di accesso. Carinissimo il pontile stile Dawson’s Creek su cui scambiarsi romantici baci o fischiettare “I don’t want to wait” (chi ha sui trent’anni capirà!) e il pedalò che potrete noleggiare per solcare le acque del lago.

Moncenisio alla seconda

Dici valico del Moncenisio e dici storia, incanto, natura incredibile, racconti di frontiera. Come tutti i confini, anche questo luogo ha vissuto lungo i secoli diatribe in merito al possesso dei territori strategici, conteso da sempre fra Italia e Francia con il predominio di quest’ultima dalla fine della Seconda Guerra Mondiale. Il passo alpino è posto su una piana che contiene un compendio di meraviglie, dalla natura incontaminata delle vette cosparse da resti di antichi fortini alle specie botaniche di rara bellezza. A tal proposito, proprio al valico del Moncenisio c’è un giardino botanico che è un vero e proprio museo a cielo aperto, poco distante dalla cappella a forma di piramide. Il giardino alpino raccoglie oltre 700 specie vegetali fra le quali alcune definite cenisiane visto che sono state scoperte od osservate per la prima volta proprio qui.

La vera sorpresa è però un’opera umana, che umana non sembra: il grande lago nato da una diga costruita verso il 1960 sopra un precedente lago naturale, di un azzurro commovente che riesce a calmare qualsiasi animo. Il bacino lacustre del Moncenisio, un misto fra un paesaggio del Nord Europa e un atterraggio su un pianeta lontano, è uno dei posti che non si dimenticano e andarci almeno una volta nella vita è obbligatorio per chi ama la vera montagna, quella silenziosa e sferzata dal vento, quella dei pascoli e delle marmotte fischiettanti. Ai camminatori allenati suggerisco di inerpicarsi fino al selvaggio lago Savine partendo dal colle del Piccolo Moncenisio.

Tornando in territorio italiano, un altro lago, un altro Moncenisio; il comune più piccino del Piemonte, totalmente pedonale, vi conquisterà con i suoi murales, le sue meridiane e il suo laghetto dove riposare occhi e cuore. Qualche indicazione su dove mangiare (bene) e sulla storia del minuscolo borgo la potete leggere in questo mio vecchio articolo.

I Laghi “Colorati”: Lago Verde, Lago Nero, Lago dei 7 Colori

Tutti i colori che cercate, li trovate nei laghi della Valle di Susa e nelle sue valli collaterali. Questi laghetti dagli appellativi che sembrano tratti dalla tavolozza di un pittore sono situati fra Cesana Torinese, Claviere e Bardonecchia. Posti in alta montagna, raggiungibili tramite percorsi escursionistici oppure con un buon mezzo 4X4 (insomma, non andateci con la Punto come farei io!), i laghetti alpini dal nome colorato sono una piacevole opzione per una gita domenicale. Nello specifico:

  • il lago Nero si raggiunge da Sagnalonga o da Bousson, frazioni di Cesana, percorrendo ex strade militari abbastanza dissestate oppure a piedi. Nei pressi potete dare un’occhiata al santuario della Madonna del Lago Nero.
  • il lago dei 7 Colori è noto anche come lago Gignoux e prende il nome dalla moltitudine di sfumature delle sue acque. Posto poco oltre il confine francese, ci si arriva a piedi o in mountain bike partendo dalla Baita Gimont, in zona Claviere. Il lago è racchiuso in una conca circondata dalle montagne ed è praticamente privo di vegetazione sulle sue rive. Il risultato è uno spettacolo lunare che vi lascerà irrimediabilmente affascinati.
  • il lago Verde è invece una splendida perla della Valle Stretta, facilmente raggiungibile da Bardonecchia attraverso una facile escursione che parte dal Rifugio I Re Magi, già in territorio francese, dove potrete rifocillarvi a dovere con una bella polenta che ad alta quota è graditissima anche in estate! Un’oretta di camminata e sarete al cospetto del piccolo bacino lacustre dai riflessi verdi, circondato da una fitta e quasi elfica vegetazione.

Ceresole e Nivolet, lassù fra le nuvole

Terminiamo la guida galattica per #DireFareAmantiDeiLaghi spostandoci più a nord, dove il Piemonte saluta la vicina Valle d’Aosta con la manina. Qui, nella valle Orco – a dispetto del nome, non c’è niente di pauroso in questo luogo! – è adagiato il lago che prende il nome dal vicino paese di Ceresole Reale, meta turistica montana molto amata in passato dai Savoia (e l’unico comune piemontese, insieme a Venaria, a fregiarsi dell’appellativo Reale).

Il lago di Ceresole è un bacino artificiale sorto in una conca anticamente occupata da un più piccolo laghetto naturale, immerso nella bellezza del Parco Nazionale del Gran Paradiso. Lungo più di 3 km e largo quasi 700 metri, il lago è balneabile e navigabile con piccole barche a vela o canoe; un percorso ad anello detto Giro Lago permette di esplorare i boschi circostanti e passeggiare sulla diga che sbarra il fiume Orco, inaugurata ne 1931 alla presenza di Umberto II di Savoia. Ancora voglia di salire a caccia di altri laghetti? Orbene, prendete la macchina, imboccate la strada serpentina che da Ceresole conduce al Colle del Nivolet e arriverete a quota 2200 metri, davanti ai due laghi Serrù ed Agnel. Respirate e toccate le nuvole con un dito. Niente vi sembrerà irraggiungibile, non più.

[photo credits: Dire Fare Mole]

 

 

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