Laghi alpini da sogno (e dove trovarli): il lago di Orfù in Valle di Susa

« Andai nei boschi perché desideravo vivere con saggezza, affrontando solo i fatti essenziali della vita, per vedere se non fossi riuscito a imparare quanto essa aveva da insegnarmi e per non dover scoprire in punto di morte di non aver vissuto. Il fatto è che non volevo vivere quella che non era una vita a meno che non fosse assolutamente necessario. Volevo vivere profondamente, succhiare tutto il midollo di essa, volevo vivere da gagliardo spartano, per sbaragliare ciò che vita non era, falciare ampio e raso terra e riporre la vita lì, in un angolo, ridotta ai suoi termini più semplici. »

Questo brano è tratto da un libro scritto nel 1800 e, per gli appassionati di cinematografia, citato in un superlativo film di formazione chiamato l’Attimo Fuggente (che spero abbiate visto come minimo 10 volte nella vostra vita, cari amici sabaudi, perché è uno di quei film che hanno davvero tanto da insegnare). Walden o Vita nei Boschi è un’opera autobiografica che l’autore e filosofo statunitense Henry Thoreau pubblicò nel 1854 come resoconto di un’esperienza personale al limite dell’avventura, una di quelle fughe dalla quotidianità che tutti sogniamo di fare almeno una volta nella vita.

Thoreau, per recuperare un rapporto profondo con la natura e non riconoscendosi più nei valori della società americana dell’epoca, decise di vivere per due anni in riva al lago Walden, in Massachusetts, all’interno di un capanno e con l’impiego dello stretto necessario. Lo scrittore ci ha lasciato pagine indimenticabili piene di riflessioni, episodi e soprattutto di bellissime descrizioni del lago sul quale si svolgeva la sua vita da moderno buon selvaggio. Il lago per lui era “l’occhio della terra, a guardare nel quale l’osservatore misura la profondità della propria natura” specchio benevolo di pensieri, cornice di vita, cangiante a seconda delle stagioni e delle condizioni atmosferiche ma allo stesso tempo sempre uguale a se stesso. Se dovessi programmare anche io una fuga, penso che sceglierei di specchiarmi ogni mattina nei riflessi verde smeraldo di un piccolo lago alpino nato in un modo davvero insolito, cosa che contribuisce a renderlo ancora più meraviglioso ai miei occhi affamati di stupore: il lago di Orfù, situato nella frazione Gad di Oulx, Valle di Susa.

La nascita del laghetto verde smeraldo vegliato dal monte Seguret è infatti recente e alquanto singolare. Avete presente il concetto di serendipità, ovvero il trovare qualcosa mentre se ne cercava un’altra? Ecco, diciamo che per il lago Orfù è andata proprio in questo modo. Anno 1982: sono in corso i lavori di costruzione dell’autostrada A32 Torino-Bardonecchia e la piana di Orfù è interessata dagli scavi delle ruspe per il reperimento di materiali. Succede però che gli scavi portino ad un’inattesa scoperta. Sotto il terreno ecco affiorare una falda acquifera, e più il bacino diventa grande più essa si allarga, fino a formare un lago. I lavori di scavo dopo poco vengono dunque sospesi e così il neonato lago, battezzato Orfù come la zona in cui giace, è libero di sprizzare acqua (e gioia!) da tutti i pori. E che acqua! Cristallina e iridescente, si starebbe una giornata intera ad ammirare i suoi riflessi tuffando i pensieri fra le onde, seduti sul pontile di legno a gambe incrociate.

Come si arriva ad Orfù? Innanzitutto, se si viene da Torino occorre prendere l’uscita autostradale Oulx Est e addentrarsi di pochi chilometri verso frazione Gad. Tre sono poi le opzioni per raggiungere il lago: a piedi lasciando la macchina a Gad e camminando lungo un tratto del Sentiero dei Franchi, giungendo con i propri mezzi al parcheggio del lago dopo un breve tratto di strada sterrata, oppure in mountain bike percorrendo la posta ciclabile che circonda lo specchio acqueo. L’accesso alla spiaggetta è regolamentato dalla ASD Orfù, associazione costituitasi nel 2014 alla quale occorre tesserarsi per la modica cifra di 5 euro all’anno (il tesseramento avviene il loco). Sul lago è allestito un vero e proprio stabilimento balneare con piccolo punto ristoro, possibilità di noleggio lettini, sdraio e pedalò, campo da beach volley, griglie, tavoli da pic-nic all’ombra degli alberi, insomma tutto ciò che occorre per trascorrere una giornata di relax con gli amici o in famiglia. Gli amanti della pesca sportiva possono invece usufruire dei buoni giornalieri – acquistabili sempre in loco – dalla prima domenica di giugno alla prima domenica di ottobre. Il mio consiglio? Venite qui e prevedete di non fare assolutamente nulla. Orfù è il posto ideale per staccare la mente per qualche ora e per cullarsi in un dolcissimo e sacrosanto far niente, in balia del frizzante vento alpino.

Quando poi sarete abbastanza riposati, dedicatevi alla scoperta dei dintorni. Immancabile un giro per le viuzze del centro storico di Oulx, una delle cittadine principali della Valle di Susa, densa di importanti testimonianze medievali come la Torre Delfinale e Casa Gally. Da vedere il vicino Gran Bosco di Salbertrand, importante parco regionale situato alla destra orografica della Dora Riparia, e, per finire, sulla via del ritorno è doverosa una sosta all’imponente Forte di Exilles, uno dei principali sistemi difensivi della Valle utilizzato a fasi alterne sia dai Savoia che dai francesi dove, fra il 1681 e il 1687, venne imprigionato l’uomo noto come La Maschera di Ferro dopo un periodo di detenzione a Pinerolo. Per altri itinerari della Valle, vi suggerisco di consultare le proposte del portale Valle Susa Tesori e di scaricare la nuovissima App Valle Susa Heritage, sistema all’avanguardia al servizio delle meraviglie millenarie di questo angolo di Piemonte mai abbastanza valorizzato.

[photo credits: Dire Fare Mole]

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