Un imperatore a Torino: sulle tracce di Napoleone in città

Fra i numerosi personaggi storici che hanno soggiornato a Torino, ce n’è uno noto a tutti. Incontrato sui banchi di scuola, approfondito attraverso la letteratura e il cinema, che molto hanno parlato di lui.

Napoleone Bonaparte: una delle figure più importanti (e controverse) della Storia europea. Bonaparte era francese, sì, ma con sangue italico nelle vene  – nacque ad Ajaccio nel 1769  da Carlo Maria Buonaparte e da Maria Letizia Ramolino, entrambi di origine italiana –  e in Italia espanse gran parte del suo dominio. Soprattutto il Piemonte è collegato alla sua figura. Qui avvenne una delle sue più grandi vittorie, quella di Marengo, battaglia che determinò le sorti del territorio e che portò la nostra Regione a divenire parte dell’Impero Francese nel 1802.

Facciamo un passo indietro per descrivere la situazione politica dell’ epoca. L’ inizio del dominio francese in Piemonte risale al 1798, quando Carlo Emanuele IV di Savoia fu costretto all’ esilio in Sardegna dal Direttorio di Parigi. Venne proclamata la Repubblica Piemontese e decisa l’ annessione alla Francia, ma il processo si interruppe il 25 maggio 1799 a causa dell’ ingresso a Torino delle truppe austro-russe alleate dei Savoia, guidate dal generale Suvarov. La liberazione della città fu breve ed illusoria. Il 14 giugno 1800 Napoleone sconfisse gli austriaci a Marengo e il Piemonte intero tornò ad essere una Provincia Francese, con l’ introduzione di leggi e lingua d’ oltralpe e l’ annessione tramite decreto.

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[Jacques Louis David “Napoleone attraversando le Alpi”, 1801]
La presenza di Napoleone nelle nostre terre ha lasciato tracce indubbiamente negative come la distruzione dei forti difensivi, uno su tutti quello di Exilles in Valsusa (ripristinato durante la Restaurazione) , ma anche la costruzione di nuove opere e … un nuovo stemma! Bonaparte dotò infatti Torino di uno stemma con tre api in campo rosso e un toro dorato in campo azzurro e decise di inserirla tra le trentasei città imperiali.

Le fonti storiche ci parlano di quattro passaggi di Napoleone nella nostra città. In qualità di generale francese venne brevemente nel 1797 e nel 1800, altre volte si fermò per periodi più consistenti, come nel 1805 – già imperatore e diretto a Milano per essere incoronato re d’Italia – e nel 1807. Napoleone, come tutti i viaggiatori d’oltralpe dell’epoca, giungeva a Torino dal passo del Moncenisio. Un viaggio non sempre agevole: proprio le avverse condizioni incontrate in montagna lo spinsero ad avviare la costruzione di una strada carrozzabile transitante per il colle e ancora esistente (vedi articolo La cerniera delle Alpi).

Torniamo in città. Quali sono i luoghi di Torino dove possiamo seguire le tracce del Bonaparte?

Iniziamo dal centro con Palazzo Madama, osservatore della città da ben due millenni (racchiude la Porta Decumana di romana memoria). Palazzo Madama ha rischiato più volte di venir smantellato durante l’ occupazione francese: molti lo avversavano, ritenendolo un simbolo troppo “ingombrante” del potere dei Savoia. Ogni progetto di demolizione fu, fortunatamente, bloccato da Napoleone in persona. Si racconta che il generale Menou, governatore di Torino dal 1802, portò l’ imperatore in visita all’ edificio dicendogli che sarebbe stato opportuno disfarsi di quella “vecchia baracca”. Al che Napoleone rispose: “Sei tu, Menou, una vecchia baracca!”. Così Palazzo Madama fu salvato e consegnato ai posteri in tutta la sua millenaria bellezza.

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Facciata di Palazzo Madama [photo credits: Dire Fare Mole]
Oltre alla salvezza di Palazzo Madama, Torino deve gratitudine a Napoleone per un’ altra opera: il ponte che collega piazza Vittorio alla collina. Attualmente dedicato a Vittorio Emanuele I, allora era conosciuto come ponte di Pietra. Fu progettato e costruito fra il 1810 e il 1813 dal Corps des Ponts et Chaussées, in cui operavano ingegneri formati nelle più prestigiose scuole tecniche parigine. Situato dove una volta c’era un piccolo passaggio provvisorio, il nuovo ponte di Po è stata la prima e senza dubbio la più maestosa impresa dell’amministrazione imperiale francese a Torino. Lungo 150 metri, caratterizzato da cinque arcate che si affacciano sul Po creando particolari giochi di riflessi,  all’ indomani della restaurazione sabauda doveva essere distrutto. Pericolo anche stavolta scongiurato: si decise di mantenere intatto il monumentale ponte cambiandone solo il nome e costruendovi ad uno dei lati la chiesa della Gran Madre, celebrativa del ritorno dei Savoia sul legittimo trono.

Terminiamo il nostro viaggio sulle orme di Napoleone spostandoci di poco fuori città. Eccoci percorrere corso Unione Sovietica per arrivare al cospetto di Stupinigi e della sua Palazzina di Caccia. La magnifica reggia sabauda, costruita da Juvarra nel XVIII secolo (vedi articolo La Palazzina di Caccia di Stupinigi), ospitò nel 1805 Bonaparte e la prima consorte Giuseppina Beauharnais, e fu il soggiorno più lungo della coppia imperiale a Torino.

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Cancellata della Palazzina di Caccia di Stupinigi [photo credits: Dire Fare Mole]
Le auliche sale della Palazzina sono state teatro di aneddoti “piccanti”. Cronache dell’ epoca affermano che l’ imperatore – la cui fama di tombeur de femmes è arcinota – avesse le chiavi delle stanze delle damigelle di corte e non disdegnasse qualche fuga notturna dal talamo nuziale. Giuseppina, da donna di carattere qual era, non rimase certo impassibile, dando vita a sfuriate leggendarie contro l’ impenitente marito. Una curiosità: a Stupinigi è conservata la carrozza con cui Napoleone si recò a Milano nel 1805 per l’incoronazione a re d’ Italia; il prezioso cimelio fu ritrovato a Marengo  – dove era misteriosamente confinato in un cascinale – verso il 1950, e acquistato dal celebre sensitivo torinese Gustavo Rol, appassionato di storia napoleonica. Rol donò poi la carrozza all’ Ordine Mauriziano per collocarla a Stupinigi. Come sempre succede a Torino, Storia e Mistero si intrecciano in modo indissolubile all’ ombra delle vicende dei grandi uomini del passato.

NDR: se volete leggere qualcosa su Napoleone e il Piemonte scritto dalla vostra Dire Fare Mole in veste seriosa di storica del diritto (eh già, così recita il titolo di studio universitario!), vi consiglio la mia pubblicazione “Susa sotto la dominazione napoleonica raccontata attraverso gli Ordinati Comunali” sulla Rivista di Ricerche Storiche Segusium, vol. 54 (anno 2016) pp. 79-98. La Storia può essere alquanto divertente, sapete?

 

2 commenti

  1. A questo prosito volevo segnalare il libro “Stupinigi Capitale dell’Impero” che racconta eventi storici, aneddoti e descrizioni della Palazzina di Caccia e di Torino con tutti i riferimenti ai protagonisti del soggiorno di Napoleone a Torino e di quello della sorella Paolina e del cognato Camillo. Il volume, scritto da Alessia Giorda e Francesco Ganora lo potete trovare al bookshop della Palazzina.

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    • Grazie mille per la preziosa informazione Alessia! Da amante dei libri e del periodo napoleonico – a cui ho anche dedicato la mia tesi di laurea – non posso assolutamente non leggerlo. Un caro saluto! Federica – Dire Fare Mole

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