Libri sotto la Mole: “L’educazione cinematografica” di Domiziano Pontone

Dopo aver parlato di tante donne creative, Dire Fare Mole inserisce un po’di doverose quote azzurre torinesi, e lo fa presentandovi Domiziano Pontone.

Chi è Domiziano? Potrei descrivervelo con due aggettivi chiave: brillante ed eclettico. Brillante, come si richiede ad una persona che fa il suo mestiere, ovvero il direttore commerciale di una delle più importanti aziende che operano nel campo delle Risorse Umane, dove il contatto con le persone è fondamentale. Eclettico, perché Domiziano ha una doppia anima: come tanti supereroi del suo amato cinema, svestiti i panni di manager Domiziano indossa le vesti – ben più romantiche! – dello scrittore. La sua opera prima, “L’educazione cinematografica” (2015, Tullio Pironti Editore), come si evince dal titolo è tutta dedicata alla Settima Arte, una passione nella quale si scorge una certa torinesità. A Torino, infatti, si respira cinema ovunque: è la città del Museo del Cinema, la città dove nacque l’industria cinematografica italiana, la città di “Cabiria”, uno dei primi kolossal mai girati (vedi articolo Torino e il cinema).

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[photo credits: Domiziano Pontone]
Ecco l’ “educazione cinematografica” secondo Domiziano.

 

Domiziano, scrittore e cinefilo. Raccontami qualcosa di te e della genesi del tuo libro “L’educazione cinematografica”, dedicato al magico mondo della celluloide.

L’idea del libro è direttamente connessa al concetto di educazione. Studiamo quella musicale, quella artistica, quella tecnica e via così. Tuttavia non esiste quella cinematografica. Mi sono chiesto perché. Il cinema – come nessun’altro mezzo – sa profondamente incidere sulla nostra cultura, orientare pensieri, creare gruppi, dare spunti di riflessione. Eppure si pensa spesso al cinema come a una specie di passatempo. Chiaramente esso rappresenta anche un momento di evasione, nondimeno ci sono tanti tipi di evasioni. Allora perché non educarci a scegliere quello giusto? Perché non educarci ad alzare l’asticella non facendoci dominare dal caso, dal parere di un vicino, dai gusti degli altri, ma decidendo invece in maniera cosciente di scegliere, di non finire per caso davanti a una proiezione?

L’ambizione è dare qualche strumento e spingere a mettere più cura nella scelta, è tracciare un percorso che porti alla creazione di una propria coscienza cinematografica, che vogliamo ridere o piangere, che vogliamo riflettere o meno. Ma farlo con consapevolezza. Per arrivare a ciò dobbiamo capire perché il cinema sia detto “la Settima Arte” e capire come scegliere un film e come guardare un film. Due cose apparentemente semplici, ma che possono rischiare di farci buttare via denaro e tempo se non capiamo la logica della scelta stessa. Il libro prova a dare un po’ di risposte in tal senso.

Ho visto circa 10.000 film e letto circa 300 libri solo di cinema. Con gli anni ho pensato che sarebbe stato un peccato non condividere e mettere nero su bianco le – diciamo – scoperte che avevo fatto, quindi ho scritto questo libro, dopo una dozzina d’anni di newsletter settimanale sul cinema intitolata “L’esorcine”.

 

Parlando di cinema, la domanda è forse scontata ma d’obbligo: quali sono i film che hanno maggiormente segnato la tua vita?

Risponderò anzitutto con un regista. So oltretutto di non essere originale: Stanley Kubrick. I vari Orizzonti di gloria, Lolita, 2001, Arancia meccanica, Shining, Full Metal Jacket etc. mi hanno profondamente segnato, poiché scardinavano il senso comune del cinema e trasmettevano la forza demiurgica di una personalità e di una percezione del mondo molto peculiare. Il tutto realizzato con assoluta maestria. In particolare Barry Lyndon mi ha segnato per la suprema eleganza visiva, per la straziante scelta della colonna sonora e per la diffusa sensazione di disperazione e di beffa che permea l’opera, vera sineddoche del pensiero del regista sulla vita in sé.

Aldilà di Kubrick mi sento di citare Heat – La sfida di Michael Mann, uno dei pochi film che hanno una coincidenza totale di tensione narrativa, splendore formale e perfezione interpretativa. Non so evitare di vederlo e rivederlo. E continuo a non trovare errore alcuno nel suo lungo, eppure velocissimo, dipanarsi. Un altro livello di cinema. Inarrivabile.

Tuttavia per dimostrare che non per forza amo solo film impegnati, non mi spaventa affatto – anzi – dire che sono un fan follemente innamorato dei lungometraggi di coppia (datati anni Settanta) di Bud Spencer e Terence Hill, decennio in cui hanno davvero regalato perle da recitare rigorosamente a memoria.

 

Lavori nel settore delle Risorse Umane: come riesci a conciliare la tua professione con la passione per la scrittura?

Un aspetto al contempo negativo e positivo del mio lavoro – essendo Direttore Commerciale EMEA di Gi Group – è dato dal dover viaggiare spesso. Negativo perché non potendo mai contare sulla certezza dell’allocazione del mio tempo, non posso neppure decidere quando scriverò e con quale ritmo. Positivo perché i viaggi in sé mi danno tempo da dedicare proprio alla scrittura, tra voli e hotel.

Indipendentemente da questo, le cadenze del mio lavoro sono tali per cui alle volte mi ritrovo con una voglia incredibile di scrivere che viene come messa in pausa, in attesa di trovare tempo e pace. Non si tratta di trovare l’ispirazione, quella non manca mai, ma solo di aver la possibilità di mettermi davanti al computer e lavorare con l’intensità giusta. Quando capita, semplicemente sono felice.

 

Domiziano e Torino: qual è il tuo luogo del cuore?

Darò una risposta un po’ particolare: piazza CLN. Mi rendo perfettamente conto del fatto che vi siano luoghi decisamente più affascinanti in tutta Torino, mentre io scelgo una piazza di secondo piano, per giunta con un nome non aulico come molte altre nel centro.

Il motivo, che mi accorgo essere a tratti inquietante, è legato – tanto per cambiare – al cinema: lì venne girata una delle prime scene di Profondo rosso di Dario Argento, il film che in giovane età mi ha terrorizzato di più in assoluto. Segnatamente quella legata all’omicidio, il primo di una serie, della medium. Pensare che lì abbiano recitato Gabriele Lavia e David Hemmings e che Lavia, ubriaco, abbia intonato vicino alle fontane del Po e della Dora il suo “brindo a te, vergine stuprata”, tuttora mi fa venire i brividi e mi rende quel luogo – relegato alle spalle della prepotente e maestosa piazza San Carlo – in qualche modo particolarmente caro.

Pagina Facebook ufficiale L’educazione cinematografica

Cover_Pontone
[photo credits: Domiziano Pontone]

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