I luoghi del cuore di Dire Fare Mole: Palazzo Scaglia di Verrua, il Rinascimento colorato di Torino

Adoro il bianco crema e l’elegante monocromaticità dei palazzi barocchi di Torino, ma ogni tanto mi viene voglia di spezzare il rigore sabaudo con un tocco di colore. E quando sono in cerca di estrose nuances dove intingere il mio sguardo, la meta torinese è una e sicura: Palazzo Scaglia di Verrua.

Via Stampatori 4, pochi passi dall’ affollata via Garibaldi. Ci troviamo in quella che una volta si chiamava Isola di Sant’ Alessio, zona posta all’ interno dell’antico perimetro di romana memoria, e proprio passeggiando per le viuzze a ridosso del Quadrilatero Romano ci si imbatte quasi di soprassalto in questa solenne facciata colorata. Ricordo ancora il primo incontro con Palazzo Scaglia di Verrua, indimenticabile come tutti i primi incontri importanti della vita, un episodio di vera e propria serendipità. Cercavo altro, e ho trovato lui. Da lì è stata sorpresa, è stato amore.

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Dopo (l’indispensabile) ouverture romantica, un po’ di dati storici: l’edificio ha visto la luce fra il 1590 e il 1600, commissionato da Giacomo Solaro il quale aveva acquistato diverse porzioni di precedenti palazzi contigui per farne un’unica, elegante unità. A quei tempi Torino era nel pieno della sua rinascita, grazie al trasferimento della capitale sabauda da Chambéry voluta dal duca Emanuele Filiberto “Testa di Ferro” nel 1563, all’ indomani della vittoriosa battaglia di San Quintino e della Pace di Cateau- Cambrésis che sancì la fine del dominio francese sul Piemonte.

Sono di poco successivi, del 1603 per l’esattezza, i magnifici e variopinti affreschi di Antonino Parentani, bresciano di nascita e capo mastro de’ pittori, ovvero primo pittore della corte  dei Savoia. Il Palazzo è legato al nome della famiglia Scaglia di Verrua dal 1660, che lo fece ulteriormente ampliare dall’architetto Gian Andrea Garabello. Gli Scaglia di Verrua –  loro è lo stemma posto sul portone di ingresso – appartenevano ad un’antica casata originaria del biellese. L’ultima discendente, Anna, sposò a cavallo fra il XVIII e il XIX secolo il Conte Giuseppe San Martino della Motta, ed infine con l’estinzione del ramo della famiglia  il palazzo passò al Conte Raimondo Balbo Bertone di Sambuy.

Gli affreschi del Parentani sono la caratteristica principale di Palazzo Scaglia di Verrua, ciò che lo distingue da tutte le residenze nobiliari presenti in città. Presenti sia sulla facciata che nella splendida corte interna con loggiato, costituiscono l’unico esempio superstite a Torino di decorazione del periodo tardo-manierista, facendo della dimora la sola di stampo rinascimentale sabaudo ancora visibile al giorno d’oggi. Sembra che il barocco sia arrivato ovunque ma non qui, in questo piccolo angolo del centro cittadino. Cosa rappresentano le multicolori raffigurazioni della facciata? Perlopiù blasoni, paesaggi, figure allegoriche, scene ispirate alle Metamorfosi di Ovidio e divinità classiche, temi ripresi anche nei fregi del cortile, tutti riscoperti e ristrutturati in epoche recenti. Nemmeno i bombardamenti feroci della Seconda Guerra Mondiale hanno intaccato l’incanto del Palazzo, danneggiato severamente nell’ estate del 1943 come molti edifici limitrofi ma ripristinato nel giro di pochi anni. L’ennesima dimostrazione che la bellezza vince su tutto, e nonostante tutto.

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Questa perla del Rinascimento nostrano non è visitabile, essendo sede di abitazioni private e di uffici. Potete sbirciare il suo cortile se trovate il portone aperto (come ho fatto spesso io), rimirare gli affreschi interni ed esterni, stupirvi e sognare. Ma se volete di più, c’è una possibilità, anzi due: al piano nobile del Palazzo è situato il Bed&Breakfast Via Stampatori, ambiente caldo e confortevole dove i mobili di design si sposano con l’architettura cinquecentesca e dove potrete dormire circondati dalla storia. Oppure, se preferite immergervi nei profumi in un contesto speciale, non perdetevi la boutique al piano cortile Via Stampatori Parfum e il suo brand di essenze esclusive per la casa Armoniche d’Ambiente. Perché a Torino, lo sapete, la raffinatezza è di casa!

 

[photo credits: Dire Fare Mole]

 

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