I luoghi del cuore di Dire Fare Mole: Usseaux,uno dei borghi più belli d’Italia,e la magia del lago Laux

Bandiera Arancione del Touring Club italiano, inserito nella lista dei Borghi più Belli d’Italia (l’unico della provincia torinese) e … luogo del cuore di Dire Fare Mole! Non è il paese delle meraviglie di Alice, ma poco ci manca. Oggi il web tour nei posti più belli del Piemonte fa tappa ad Usseaux, comune alpino situato in alta Val Chisone.

Si sale in montagna, signore e signori: ci lasciamo alle spalle Torino, sfioriamo Pinerolo e le sue colline, proseguiamo sulla statale 23 del Colle del Sestriere per inoltrarci in un paesaggio che sa di verde e di pietra. Ecco Fenestrelle con il suo forte sabaudo, così esteso da essere definito la grande muraglia piemontese. Poca strada ancora, e la nostra meta è raggiunta. Usseaux ci accoglie con un sospiro di incanto senza tempo, come un gioiello incastonato fra il Parco naturale Orsiera – Rocciavrè e il Gran Bosco di Salbertrand.

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[credits: Dire Fare Mole]
Un capoluogo, quattro frazioni, 180 abitanti, infinite meraviglie. Il pluripremiato borgo alpino – che sta vivendo un’imponente rinascita turistica – conserva il fascino arcaico delle terre alte, dove la vita scorre con ritmi lenti e secondo natura. Le scie dei tempi che furono sono visibili nell’architettura del luogo, con fontane, lavatoi, mulini e forni. Il passato ci parla anche attraverso le tradizioni occitane ed il patois, variante della lingua d’OC che accomuna i paesi appartenuti alla Repubblica degli Escartons, esperienza di amministrazione federale diffusa in alcune zone montane piemontesi e francesi dal 1343 al 1713 (per saperne di più vi rimando al mio articolo Torino 2006, il viaggio continua! Itinerari (e golosità) nelle Valli Olimpiche torinesi).

La storia riecheggia ovunque a Usseaux. Una storia gloriosa come quella che ci porta a salire ancora un po’, direzione colle dell’Assietta, teatro di una delle battaglie più importanti avvenute in Piemonte. Era il 19 Luglio del 1747: qui l’esercito sabaudo fronteggiò e sconfisse il numeroso ed equipaggiato esercito francese, riportando un’inaspettata vittoria e un’espressione che ci caratterizza tutt’ora. Fu proprio durante la battaglia dell’Assietta che il comandante Giovanni Battista Cacherano di Bricherasio inventò inconsapevolmente il famoso motto “bogia nen”. Si racconta che il condottiero, esortato dallo stato maggiore torinese a ritirarsi in posizioni più favorevoli, rispose in dialetto “Dite a Turin che da sì nojàutri i bogioma nen (“Dite a Torino che noi da qui non ci muoviamo”)”.

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[credits: Dire Fare Mole]

Dai campi di combattimento, ai campi di viole. Il profumato fiore è il primo a sbocciare sui pendii di montagna, dopo lo sciogliersi delle nevi, il primo di cui si nutrono le mandrie che pascolano negli alpeggi della zona. Così nasce il Plaisentif, detto anche formaggio delle viole. Il Plaisentif è il prodotto tipico di Usseaux, derivato da una ricetta tardo medievale riscoperta di recente. La vicenda ha un tocco di fiaba: verso la fine degli anni ’90, l’allora sindaco del vicino comune di Perosa Argentina ritrovò in un cassetto di casa un documento risalente al XVI secolo, ove era trascritta la preparazione dell’antico formaggio. Le nuove produzioni, ripartite dai primi anni 2000, sono state un successo in crescendo. Il disciplinare attuale del Plaisentif è molto rigido: il latte utilizzato deve essere tassativamente munto tra il 20 giugno e il 25 luglio, da vacche al pascolo sopra i 1500 metri. Le forme, passato il controllo di qualità, vengono poi marchiate con una «P» e con il nome del produttore, e vendute solo a partire dalla fiera «Poggio Oddone – il dono del formaggio», che si tiene la terza domenica di Settembre a Perosa.

I fiori sono un tratto caratteristico di Usseaux capoluogo. Se ne trovano ovunque, sparsi per i balconi del tipico borgo montano di foggia settecentesca, dove tutto sembra essersi fermato. Tante le costruzioni rimaste intatte da allora, molte delle quali ospitano sulle loro facciate degli splendidi murales contemporanei; se ne contano circa una quarantina, un ciclo pittorico che narra ai visitatori sprazzi di vita contadina a contatto con la natura. Girate per i vicoli e provate a scovarli tutti, gettando uno sguardo anche ad altri edifici tipici come il forno della comunità, il lavatoio, il mulino ad acqua e la chiesa parrocchiale di San Pietro. Se il capoluogo è il paese dipinto, la frazione Balboutet è quello delle meridiane. Qui potete immergervi in un viaggio nel tempo e degli antichi modi per misurarlo, scoprendo i venti quadranti solari posti sui muri di altrettante abitazioni.

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[credits: Dire Fare Mole]
A breve distanza spuntano Pourrières, borgata prossima all’Assietta, e Fraisse, cinta da boschi e attraversata del torrente Chisone. Voglio però soffermarmi su Laux, l’unica frazione posta alla destra orografica del corso d’acqua (a sinistra arrivando da Torino), quella che conosco meglio e che racchiude molti ricordi personali. “It’s a kind of magic” cantava l’indimenticato Freddie – c’è bisogno di aggiungere il cognome? – ed è la frase che mi viene in mente ogni volta che rivedo Laux. Un borgo rivestito di magia in ogni suo angolo, bello e accogliente in ogni stagione. All’ombra della Rocca del Laux e del monte Albergian, la borgata ci dà il benvenuto con il piccolo lago omonimo; intorno, solo prati e roccia, e un unico edificio, il Ristorante Hotel Lago del Laux (www.hotellaux.it). Se siete in cerca di una location per una fuga romantica dalla città, vi consiglio di venire qui. L’hotel è quanto di più delizioso ci possa essere: poche camere, tranquillità, calore, e una vista impagabile. Per un pranzo invernale con gli amici prenotate invece al ristorante dell’albergo, che offre specialità del luogo come le cahliettes o cajettes, grossi gnocchi di patate e mollica di pane di segale, e la polenta servita con condimenti tradizionali e meno (ne ricordo una con latte e nocciole!). Il tutto davanti ad un camino scoppiettante in inverno, o in terrazza durante i mesi estivi. Sempre in estate, se preferite stare en plein air, armatevi di teli e cestini e organizzate un bel pic nic in riva al lago. Divertimento garantito!

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[credits: Dire Fare Mole]
Il nucleo abitato di Laux è poco oltre lo specchio d’acqua. Cinque minuti di camminata e si giunge nel cuore antico del villaggio, considerato fra i più intatti dell’intera valle. Qui, tracce valdesi ed occitane convivono e si fondono da secoli. All’inizio della via principale, alcune lose dipinte descrivono le tappe salienti della storia del borgo, la cui fondazione è attribuita ad un gruppo di esuli francesi nel 1200, perseguitati in quanto eretici. Una seconda ondata di esuli si registra pochi anni dopo con l’arrivo dei valdesi, anch’essi in conflitto con la Chiesa Cattolica. La presenza dei seguaci di Pietro Valdo, mercante di Lione fondatore del movimento religioso, ha lasciato un’impronta rilevante nel paese, come nel resto della Val Chisone. All’interno del minuscolo centro storico, accanto ad un simbolo cattolico come la suggestiva chiesa di Santa Maria Maddalena – con tanto di meridiana originaria –  possiamo trovare la piazza della preghiera, simbolo della pacifica convivenza fra religioni, così viva a Laux. Sostate a gustare il silenzio e la pace che aleggia per il borgo, fra un vicolo ed una baita, osservando le montagne che fanno da corona, perdendo lo sguardo fino a Fenestrelle. Respirate a pieni polmoni l’aria frizzante mista agli echi dei secoli passati.

Sì, è proprio una specie di magia.

 

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