I luoghi del cuore di Dire Fare Mole: lassù al Moncenisio, il comune meno abitato del Piemonte

C’ è Moncenisio e Moncenisio.

Un Moncenisio divenuto francese dalla fine della II guerra mondiale corrispondente al valico fra Valle di Susa e Savoia, con il suo paesaggio lunare ed il grande lago artificiale sulla piana di San Nicolao, crocevia di eserciti, pellegrini, viaggiatori più o meno illustri. E c’è un Moncenisio meno conosciuto, ancora dentro il confine italiano anche se per pochi chilometri, un pugno di case di pietra distribuite intorno al torrente Cenischia cristallizzate da secoli nella loro perfetta immobilità, resistenti al tempo e ai cambiamenti. Siamo nel comune meno abitato della provincia di Torino – nonché uno dei più piccoli d’ Italia – l’ultimo avamposto prima della frontiera segnata dall’ omonimo colle conteso e combattuto. Da quella contesa, il comune è uscito con un territorio in meno, sì, ma con un nome diverso: nel 1940 Ferrera Cenisio cambiò ufficialmente il nome e divenne Moncenisio, per rivendicare un’ identità che da sempre gli è appartenuta, una strenua difesa della propria tradizione, della propria storia.

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Ero stata a Moncenisio una decina di anni fa, capitataci quasi per caso; da lì mi era rimasta la curiosità di tornare, di completare l’ incanto del primo incontro fugace con la sua atmosfera intima e maestosa allo stesso tempo. Il secondo appuntamento è avvenuto la scorsa settimana ed è stato una conferma: ora ho un altro luogo del cuore piemontese da aggiungere alla lista.

Nel cuore della Valle Cenischia

35 abitanti distribuiti su una superficie di  3,98 km², a circa 70 km da Torino, Moncenisio è situato nella Valle Cenischia, breve vallata posta lateralmente alla Valle di Susa. La Valle Cenischia segue il corso dell’ omonimo torrente, dipanandosi dal comune francese Lanslebourg Mont- Cenis sino a lambire le propaggini dell’ abitato di Susa e Mompantero, attraversando Novalesa, Giaglione, Venaus. Da un recente studio condotto dallo storico piemontese Luca Patria si evince che il borgo venne fondato nel 1224, quando alcuni borghesi delle zone circostanti ebbero il permesso dall’ Abbazia di Novalesa di usufruire di questi terreni di sua proprietà – ai tempi ricchi di giacimenti minerari – e di costruire un nuovo centro abitato. Secondo Patria, il nome Ferrera Cenisio deriverebbe quindi dal minerale ferro e non come si è pensato per lunghi anni dal verbo latino ferre, portare. Il perché di questo equivoco ve lo spiegherò fra una manciata di righe.

Tutti i paesi della Valle Cenischia erano collegati dall’antica Strada Reale, mulattiera fondamentale a livello strategico per i Savoia che su di essa esercitavano la signoria di passaggio. Fino all’ arrivo di Napoleone, che stravolse lo status quo.

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Un luogo di passaggio

Si può dire che la Strada Reale fece la fortuna di Moncenisio e dei comuni limitrofi. Via principale per gli scambi dal Piemonte alla Francia, costituì per i piccoli borghi della Valle Cenischia una sicura risorsa economica dal tardo Medioevo sino al 1809, data di inaugurazione della carrozzabile – l’attuale Strada Statale 25 del Moncenisio o S.S. 25 – voluta da Napoleone che di fatto li tagliò fuori dalla nuova via di comunicazione, con grave danno commerciale. Vi avevo parlato dell’ attraversamento del colle del Moncenisio nelle varie epoche nell’ articolo La cerniera delle Alpi, e vi avevo altresì presentato dei soggetti misteriosi legati a doppio filo alla storia del luogo: vi ricordate dei marrons? Ecco un piccolo ripasso per voi: i marrons erano perlopiù abitanti del luogo che, dietro compenso, aiutavano i viaggiatori ad attraversare il valico, e non era certo cosa facile vista la conformazione del territorio e le abbondanti nevicate. Proprio dall’ attività dei marrons si pensava derivasse il nome Ferrera, interpretandolo come “luogo di trasporto” dal latino ferre. Il percorso avveniva fino in carrozza a Novalesa, dove si passava ai muli e ai cavalli per la salita sino a Ferrera; da lì, una volta giunti al valico, ci si preparava alla parte più adrenalinica ovvero la discesa verso Lanslebourg per mezzo di speciali slitte chiamate ramasses, condotte sempre dai marrons. Un tragitto avventuroso che possiamo osservare riprodotto sui murales di epoca moderna dipinti sulle case del paese, accanto alle belle meridiane con scritte in franco-provenzale.

Alcuni murales ci parlano di un’ altra storia di trasporto, ben più recente: quella della Ferrovia Fell, una ferrovia provvisoria in esercizio fra il 1868 e il 1871, costruita per rendere più rapide le comunicazioni tra Italia e Francia tramite il valico sul Moncenisio durante i lavori di costruzione del traforo ferroviario del Frejus, presto abbandonata. Le tracce visibile oggigiorno in realtà sono poche, ma lungo la S.S. 25 è ancora possibile vedere i resti di strutture murarie, gallerie e terrapieni.

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Il suono del silenzio

Amo la montagna e se siete miei assidui lettori l’avrete capito, amici sabaudi. Soprattutto, la amo lontana dal caos delle domeniche a base di sci club, madamine impellicciate e aperitivi chiassosi. Ciò che cerco in un posto di montagna è il suono del silenzio, parafrasando una vecchia canzone di Simon & Garfunkel, e a Moncenisio ho trovato musica per le mie orecchie. Alle porte del piccolo nucleo abitato troverete un cartello che vi inviterà a visitare il paese a piedi, cosa fattibilissima date le ridotte dimensioni ed estremamente piacevole per gambe, polmoni e vista. Passeggiare per le viuzze di Moncenisio è tutto uno strabuzzare di occhi, un passare di meraviglia in meraviglia: è incredibile quanto il passato qui possa ancora comunicare con noi forte e chiaro.

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Su cosa vi consiglio di soffermarvi? Su tutto e niente. Potete visitare l’ Ecomuseo, la Chiesa dedicata al patrono San Giorgio, osservare il frassino plurisecolare, le cappelle intitolate a Santa Barbara, San Giuseppe e Sant’ Antonio, il forno della comunità, il mulino. Oppure potete semplicemente perdervi fra le strette vie ed ascoltare gli echi provenienti dalle antiche pietre, dalle rocce della montagna, dalle acque scroscianti del torrente.

Infine, oltrepassate il centro storico e riposatevi sulle rive di uno dei due laghetti naturali, incantevoli nelle loro tonalità azzurro- verdi e nel modo in cui riflettono le possenti vette circostanti. Ve li consiglio per una passeggiata autunnale o per un pic-nic estivo, come abbiamo fatto io e il #direfarefidanzato durante la nostra recente gita fuori porta. Refrigerio dal caldo della città assicurato!

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Polenta e trote a go-go

In un paese così piccolo si può trovare un posto dove mangiare, e mangiare bene? Vi stupirò: non solo uno, ben due!

Affacciato sul lago grande, lo Chalet sul Lago è una chicca romantica da sfoderare per conquistare il vostro amato/a o per un anniversario speciale. Il perché lo scoprirete andandoci di persona: a parole è davvero difficile rendere giustizia alla vista mozzafiato che si ha dalla terrazza o dalla sala ristorante dotata di splendide vetrate. L’ arredo caldo e confortevole, tipico delle baite di montagna, e il menù che spazia da salumi e formaggi tipici alla pasta fresca, senza dimenticare gli ottimi piatti di pesce a base di trote, storioni e boccaloni – allevati direttamente nel lago, più chilometro zero di così! – vi faranno venire voglia di tornarci, e tornarci ancora. Lo Chalet sul Lago offre inoltre la possibilità di soggiornare presso le stanze del b&b interno, per trascorrere un fine settimana immersi nel silenzio assoluto di questo angolo di paradiso.

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Nel centro del paese, invece, ecco un locale imperdibile per gli estimatori del cibo montano per eccellenza, la polenta. A voi piace? Io la adoro letteralmente, e sarei in grado di mangiarla anche in pieno agosto! Non ho avuto ancora modo di provare quella de La Ramasse, ma prometto di rimediare dal momento che solo leggendo le recensioni ho l’acquolina in bocca. La Ramasse è un piccolo ristorante/polenteria situato nel cuore storico di Moncenisio, dove si possono gustare una serie di polente genuine – fra cui la Ottofile e la Pignoletto Rosso – condite con sughi di carne o con formaggi nella nota versione “concia”. A conclusione del pasto, un dolce fatto in casa ed un “percorso spa” (così definito dai proprietari) molto particolare, costituito da zuccherini aromatizzati immersi nell’ alcool. Mi raccomando, occhio alla guida dopo!

Piccola postilla golosa: scendendo verso Torino, programmate una breve tappa a Susa per fare scorta di focaccia dolce, preparazione tipica del luogo dal gusto semplice e squisito. La migliore a mio parere la trovate al panificio Favro del supermercato segusino Crai in corso Stati Uniti 118.

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[photo credits: Dire Fare Mole]

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