#AviglianaSegreta: passeggiando nel centro storico della città dei due laghi fra chiese e campanili

Negli scorsi mesi ho avuto modo di frequentare spesso e volentieri la cittadina di Avigliana, a breve distanza da Torino e ad ancor più breve distanza da Orbassano, il mio paese. Alcuni progetti lavorativi mi hanno condotta diverse volte sulle sponde dei suoi due laghi e nel nucleo pulsante di bellezza che è il suo centro storico, borgo incantato inserito nella lista dei comuni Bandiera Arancione del Touring Club Italiano.

Dalla collaborazione con alcune associazioni del territorio è nato il format #AviglianaSegreta, una serie di articoli accompagnati dalle splendide foto dell’aviglianese Annalisa Mazzo che ringrazio per la sua delicatezza e la sua disponibilità. Altri doverosi ringraziamenti vanno all’Associazione Archeologica Aviglianese A3, all’Associazione Amici di Avigliana e ultimo ma non per importanza ad Andrea Archinà, giovane sindaco, persona squisita e piena di entusiasmo.

Dopo la borgata di San Bartolomeo sul lago Piccolo e i palazzi del centro storico eccovi un terzo itinerario dedicato alle chiese.

Il campanile è un elemento imprescindibile del paesaggio italiano. Il campanile e la sua chiesa sono i perni attorno a cui ruotano i comuni della nostra penisola, dai piccoli borghi alle grandi città. Da chiesa a chiesa si snodano strade, si scoprono storie, si scorge l’essenza del posto visitato.

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La chiesa può essere intesa come istituzione religiosa, come simbolo di una comunità e della sua aggregazione, del suo passato e del suo futuro. Ma la chiesa ha anche un enorme valore architettonico e artistico, museo accessibile a tutti, credenti e non. E Avigliana è degna rappresentante di questi due filoni: le sue numerose chiese sparse fra centro storico, laghi e frazioni ci parlano di un luogo intriso di misticismo e allo stesso tempo di un centro artistico di indubbia importanza per il Piemonte intero. Ecco un piccolo percorso alla scoperta del cuore spirituale della città dei due laghi.

Chiesa di Santa Maria Maggiore

L’itinerario parte dalla zona di Borgo Vecchio, nucleo che diede vita alla cittadina in epoca medievale. Raggiungibile attraverso una scalinata oppure tramite una breve strada in salita, la chiesa di Santa Maria sita nell’omonima via fu la prima parrocchia di Avigliana, costruita secondo le fonti al tempo dei Longobardi poi distrutta e riedificata a più riprese nei secoli successivi. La parte più antica del complesso è il campanile romanico, mentre la chiesa nelle sue fattezze attuali corrisponde al rifacimento in stile barocco.

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Santa Maria Maggiore è gestita dall’Associazione Culturale Vita e Pace, che si occupa di organizzare eventi per raccogliere fondi al fine di ristrutturare l’edificio. Suggestivo è il ciclo di statue in bronzo e gesso custodito all’interno della chiesa. La sua è una storia sorprendente: esso venne commissionato da Padre Pio verso il 1970 a Elsa Veglio Turino, scultrice apprezzata, figlia spirituale del frate di Pietralcina e madre dell’attuale presidentessa dell’Associazione. Vista l’affluenza di persone che transitano da qui durante il cammino lungo la Via Francigena, Vita e Pace ha deciso di mettere a disposizione un appartamento adiacente per l’accoglienza dei pellegrini.

Chiesa di San Giovanni

Scendiamo in piazza Conte Rosso, cardine del centro storico vegliato dai resti del castello sabaudo, e proseguiamo in via Umberto I verso la nostra prossima tappa: la chiesa intitolata a San Giovanni Battista, patrono di Avigliana. Sede parrocchiale dal 1324, San Giovanni è una struttura ecclesiastica che racchiude in se’ tesori artistici talmente numerosi da farla assomigliare ad una pinacoteca. Si presenta all’esterno come il tipico edificio religioso di epoca medievale con la sua facciata austera, il portale lapideo gotico, l’atrio con affreschi originali attribuiti al Maestro di San Vito di Piossasco e ai pinerolesi Serra.

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Una volta entrati, c’è da spalancare gli occhi per il senso di compostezza e di meraviglia da cui si viene pervasi. La maggior parte delle opere presenti portano la firma di Defendente Ferrari, massimo esponente della pittura piemontese a cavallo fra il XV e il XVI secolo: suoi la Madonna della Mercede, il trittico di San Gerolamo, il polittico della Natività e il trittico della Madonna del Consorzio (altre testimonianze di valore del Ferrari sono visibili poco lontano da Avigliana, nella splendida Precettoria di Sant’Antonio di Ranverso a Buttigliera Alta). Particolare inoltre il pulpito cinquecentesco detto delle 99 teste, usato per le funzioni quaresimali e dal quale aveva predicato San Giovanni Bosco, figura di primaria importanza nella Torino del 1800 e fondatore dell’ordine dei Salesiani.

Cappella della Madonna delle Grazie

Questa chiesetta è stata la vera sorpresa del nostro tour aviglianese ed è di sicuro la parte che più mi ha emozionata, per la sua storia e l’amore da cui è circondata. Siamo arrivati al suo cospetto in modo del tutto inatteso, proseguendo sempre su via Umberto I e varcando infine il cancello di una casa privata, un elegante palazzo che negli anni della Seconda Guerra Mondiale fu sede del comando tedesco. Quanta storia è passata davanti alle sue mura, alle sue porte, alle sue finestre, quante vicende tristi e quante gioiose.

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Oltre il giardino della villa, ecco spuntare la facciata rosa antico della cappella della Madonna delle Grazie. Nella sua semplicità conquista il cuore e ci racconta del suo passato, della sua fondazione nel 1200 come chiesa dell’ordine degli Umiliati e della successiva trasformazione in chiesa della Santissima Trinità, edificio conventuale che venne poi  fatto abbattere da Carlo Emanuele I di Savoia in seguito al piano di rinnovamento urbanistico della città. Ma la minuscola chiesa – che custodisce un pregiato coro ligneo del XV secolo proveniente dal soppresso convento agostiniano di Avigliana – ci racconta anche di un voto fatto dalla popolazione alla Madonna. Erano i tempi del colera e gli aviglianesi lo promisero: se avessero ricevuto la grazia, avrebbero celebrato messa qui ogni 8 dicembre a ricordo eterno dell’avvenimento. E così fu.

Santuario della Madonna dei Laghi

Terminiamo il nostro itinerario scostandoci dal centro storico, direzione lago Grande. Qui, al civico 278 di corso Laghi, si erge in tutta la sua bellezza il Santuario della Madonna dei Laghi, con annessa casa di ospitalità dei Salesiani. L’edificio ha forme tondeggianti e un solenne colonnato affacciato su una terrazza vista lago, dal quale si può osservare la maestosa Sacra di San Michele fare capolino dalla cima del monte Pirchiriano. Il Santuario ha l’appellativo di chiesa Reale in quanto voluto dai Savoia, che fra il 1622 e il 1642 finanziarono i lavori di costruzione. Anche in questo caso alla base della sua fondazione c’è un voto, stavolta espresso da una rappresentante della famiglia sabauda vissuta in età medievale. Fu Bona di Borbone, consorte di Amedeo VI detto il Conte Verde, a domandare una grazia recandosi in preghiera al pilone votivo dedicato alla Madonna del Latte per riuscire a concepire un figlio. E il pargolo tanto atteso arrivò. Nel 1360 nacque Amedeo, noto in età adulta come il Conte Rosso, personaggio di spicco della casata.

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In onore del voto, i discendenti di Bona fecero costruire al posto del pilone l’imponente Santuario, conferendogli un aspetto solenne e destinando ingenti fondi per il progetto. L’icona medievale è tuttora esistente, visibile dietro l’altare, testimone silente della storia secolare del luogo.

Innumerevoli sono i tesori artistici disseminati dentro la chiesa, a cominciare da un’opera di Guido Reni, dal quadro della Sindone che fu esposto durante il matrimonio di Umberto II di Savoia e Maria Josè nel 1931, e da una tela che secondo alcuni critici è attribuibile al Caravaggio. E ancora la grande pala dell’altare eseguita da Defendente Ferrari proveniente dalla collezione privata del duca Carlo Emanuele I, la tela raffigurante San Michele del pittore cremonese Antonio Maria Viani, e per finire la grande decorazione della cupola con l’Incoronazione della Vergine dipinta su cartone nel 1752 da Bernardino Galliari, pittore e scenografo del Teatro Regio di Torino.

Sito: http://www.turismoavigliana.it

[photo credits: Annalisa Mazzo]

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