Le amiche di Dire Fare Mole: Veronica Lo Surdo, ricominciare dalle corde di un’arpa

Multipotenzialità, secondo la definizione, è la “qualità e la capacità delle persone che hanno più interessi e attività, una forte curiosità intellettuale, sono creativi ed eccellono in più settori”. 

Voi conoscete persone multipotenziali? O lo siete? Io limito la mia multipotenzialità alla scrittura, alle sessioni infinite di telefilm/divano-divano/telefilm e ai tour per i caffè storici di Torino per decretarne il migliore (cosa che non deciderò mai, ergo la mia ricerca sarà piacevolmente infinita!). Ci sono però persone realmente dotate di questa caratteristica e oggi ve ne presento una, anzi, ripresento visto che l’avevo già ospitata qualche tempo fa sulle mie pagine.

Veronica Lo Surdo è il perfetto esempio di girl power sabaudo, la tipica donna instancabile a cui io rivolgo il mio sguardo di stupore e il mio plauso. Io e Veronica siamo legate da una conoscenza trentennale e da lontani vincoli di parentela, nonostante ciò ogni volta rimango stupita dalla sua volontà di andare sempre oltre il tracciato e dalla tenacia con cui affronta gli scogli della vita, che sia personale o lavorativa. Proprio da uno di questi episodi-scoglio ha tratto spunto e slancio per intraprendere una nuova attività nel settore della musica. Perchè gli scogli non sono solo fatti per fermare il flusso del mare, ma anche, soprattutto per tuffarsi. E vincere la paura.

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Bentornata su Dire Fare Mole Veronica. Mi hai detto che c’erano delle belle novità da raccontare ed eccoci qui! Ti avevamo lasciata impegnata con un progetto dedicato all’addestramento ed educazione dei cani sordi. E poi, cos’è successo? 

Era il 5 Maggio del 2016 quando scrivesti di me e del “mio sordino”, ovvero il mio cagnolino Lavan. Sono successe tante cose da allora, mia cara Federica; cose che nemmeno io mi sarei aspettata. In questi due anni, la musica è tornata dentro di me e più forte di prima. Senza averne la minima consapevolezza, questi due anni mi sono serviti per maturare, per scoprire una Veronica più forte ma sopratutto una Veronica che adesso si vuole bene e non si sente più inadeguata.

Mia cara amica, ti ho chiesto di intervistarmi di nuovo perchè attraverso questo articolo vorrei raccontare una cosa di me che ho sempre saputo di avere ma a cui non sono mai riuscita a dare un nome, una cosa che finalmente e inaspettatamente ho scoperto. Vorrei farmi conoscere e mi piacerebbe dire ai musicisti che soffrono di questa mia stessa patologia che non sono soli, di non mollare e di perseguire sempre il loro sogno.

Come tu ben sai, mia cara Fede, io ho suonato il violino per 10 anni. Frequentavo il conservatorio ed il mio sogno era quello di suonare in grandi orchestre e vivere di musica, eppure, c’era qualcosa che non funzionava. Ogni volta che prendevo in mano lo strumento l’anulare della mia mano sinistra si irrigidiva, con la catastrofica conseguenza che anche il resto della mano risultava rigido e che quindi io non riuscissi a suonare bene. Non importa che io suonassi da dieci minuti o da tre ore; tutti i giorni il problema si ripresentava. All’epoca studiavo ad Aosta e il mio insegnante era molto severo. Lui pretendeva tanto e io non riuscivo a fare quello che mi veniva richiesto. Alla fine, sono stata bollata come “quella che non aveva talento” e così, decisi di cambiare conservatorio nella speranza che qualcuno mi comprendesse e riuscisse ad aiutarmi.

Purtroppo, il risultato era sempre lo stesso. Su consiglio del mio insegnante, cambiai strumento; cominciai a suonare la viola e contemporaneamente il violoncello. I primi mesi, sembrò andare tutto bene, il problema al dito era scomparso, ma dopo poco, eccolo di nuovo lì. Consultai dei medici e nessuno riuscì a capire quale era il mio problema. Alla fine, mi consigliarono di fare fisioterapia. Per un anno andai avanti e indietro tra fisioterapisti, ma nulla cambiava. Andai poi da un chirurgo, il quale mi disse che la mia situazione non sarebbe mai migliorata e che era meglio se avessi smesso di suonare. Il mio mondo crollò. Tutto quello che avevo duramente costruito e tutti i miei sogni svanirono in un attimo. Non sapevo cosa fare, nessuno era riuscito ad aiutarmi ed io ero nello sconforto più totale, così decisi di lasciar perdere tutto. Per sei anni smisi di pensare alla musica. Non ascoltavo più musica classica, non andavo più ai concerti. Per me, era morta.Cominciai a studiare per diventare educatore cinofilo e riuscii anche ad aprirmi un piccolo centro. Volevo fare la differenza in Canavese, dove purtroppo i cani vengono ancora da molti tenuti alla catena e incominciai a fare un tipo di educazione più rispettosa del cane, inserendo anche dei corsi un po’ alternativi.

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Fu così che una mia cara amica mi propose di riprendere in mano la musica per fare corsi di musicoterapia per cani e proprietari. L’idea mi piacque molto ma per lavorare con i cani il violino non poteva andare bene, a causa del fatto che è uno strumento che acusticamente parlando è parecchio fastidioso per le orecchie canine; ci andava uno strumento dolce, uno strumento capace di “toccare le corde” dell’anima. Quale miglior strumento se non l’arpa? Iniziai a prendere lezioni con l’unica finalità di far star bene i cani che venivano al mio centro. Niente studio forsennato, niente tecnica e sopratutto, niente concerti. Stava andando tutto per il meglio, fino a che – nel giugno del 2017 – una mia cugina non mi chiese di suonare al suo matrimonio. Come potevo dire di no; sarebbe stato un bel regalo di nozze. Non avevo messo in conto l’emozione che si prova a suonare davanti a delle persone. Quell’emozione ha riacceso in me la voglia di ricominciare, di stare stare sopra un palco, di rimettersi in gioco.

Da quel matrimonio sono passati due anni. Due anni fantastici in cui ho capito che la musica è la mia vita e che senza di lei, non riesco a stare. Due anni in cui ho scoperto la bellezza di suonare uno strumento come l’arpa. Due anni in cui ho deciso che questa è la mia strada. Ovviamente, anche con l’arpa è arrivato il momento buio. Qualche mese fa, la mia mano sinistra si è di nuovo bloccata. Questa volta, però, non mi sono fatta prendere dallo sconforto  e insieme alla mia insegnante abbiamo cercato una soluzione. Sono stata visitata ed informata del fatto di avere una patologia che si chiama distonia focale, disturbo di origine neurologica che causa rigidità alle dita e movimenti non coordinati che rendono impossibile (o quasi) suonare in maniera corretta. Ci sono voluti quasi quindici anni per scoprirlo ma adesso che lo so, sto facendo delle cure specifiche e suono con un supporto che mi aiuta nella coordinazione dei movimenti. Essere consapevoli di qualcosa è il primo passo per provare a migliorarsi, senza farsi abbattere dalle ostilità della vita. Per questo motivo, voglio direi alle persone che inseguono un sogno di non mollarlo mai, nonostante le avversità perchè inseguire il proprio sogno e vederlo realizzarsi è la cosa più bella che ci possa capitare.

Mi piacerebbe che le persone venissero a conoscenza di questa patologia; in questo modo molti musicisti che ne sono affetti, potrebbero avere un sostegno e un aiuto immediato invece di aspettare quindici anni per capire quale sia il problema e sentirsi inadeguati ed inetti.

Un messaggio forte di speranza che sono felicissima che tu abbia voluto condividere con me e con i lettori. Esempi come questi servono a comprendere quanto dalle difficoltà possano nascere inaspettate opportunità. Bene, ora che ti abbiamo ritrovato nelle vesti di arpista, siamo curiosi di conoscere i tuoi servizi e i tuoi progetti futuri legati alla nuova professione!

Ho tantissimi progetti per il futuro e spero di riuscire a realizzarli tutti.

Mi piacerebbe accompagnare con l’arpa una mostra di pittura; credo che musica e arte figurativa si sposino benissimo insieme e quindi spero prima o poi di realizzare questo mio sogno.

Un altro sogno nel cassetto, sarebbe quello di suonare in un magnifico teatro che ho avuto il piacere di conoscere questa estate e che è il teatro Gualtieri, situato per l’appunto a Gualtieri, in provincia di Reggio Emilia.

Per il momento suono ai matrimoni e durante cene private ed aperitivi. Collaboro con un attore e insieme abbiamo vari progetti di lettura e teatro in musica.

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Chiudiamo con un sogno nel cassetto…sabaudo: tre luoghi torinesi dove ti piacerebbe suonare.

Difficile rispondere alla tua ultima domanda. Torino è talmente bella che ogni suo luogo si presterebbe per un concerto d’arpa!

Sicuramente un posto a me molto caro nel quale vorrei suonare è la Sinagoga di Casale Monferrato; ci ho passato la mia intera adolescenza e fare un concerto al suo interno, sarebbe davvero un sogno che si realizza.

Poi c’è un teatro che più di tutti io adoro, una piccola bomboniera nel cuore di Torino. Il teatro di cui parlo è il Carignano. L’ho sempre amato e nei miei sogni di  bambina lo vedevo come un piccolo mondo antico dove tutto era magnifico e perfetto. Ho sempre sognato di suonarci, già da quando studiavo violino.

Il terzo luogo dove mi piacerebbe suonare è uno dei caffè storici di Torino. Magari da Platti, oppure da Fiorio, oppure al Caffè San Carlo. 

Mi piace suonare mentre le persone mangiano e conversano. Nei loro sguardi c’è rilassatezza e voglia di godersi un momento speciale assaporando magari un buon caffè ed ascoltando della buona musica. E’ bello quando  non ci sono barriere tra te e chi ti ascolta; vedere i loro volti soddisfatti e appagati mi ripaga di qualsiasi cosa, anche della nota sbagliata!

 

Sito: www.aineduo.com

Facebook: Hermine – Arpa Amica

[photo credits: Piero Nizzia]

 

 

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