Le amiche di Dire Fare Mole: Hind Lafram, una stilista torinese con l’hijab

La storia di Torino è fatta di un caleidoscopio di voci, volti, colori, sapori. La nostra è una città che da sempre è stata meta di arrivi, talvolta anche di partenze, luogo di approdo e di passaggio verso una nuova vita. Dalle prime tribù celtiche che solcarono questa terra secoli e secoli fa alle popolazioni provenienti da Roma, uomini e donne che fondarono Augusta Taurinorum piantando il primo seme di una bellissima città in divenire. Dalle grandi migrazioni del dopoguerra soprattutto dal sud e dall’est Italia, quando i nostri nonni e bisnonni scelsero il Piemonte per costruire un futuro migliore – fra quelle migliaia di pionieri c’erano anche i miei nonni, giunti dalla Puglia e dall’Emilia-Romagna – ai più recenti flussi provenienti da molto, molto più lontano. 

Torino è una città multietnica, una città che parla con accenti e lingue diverse, una città inclusiva che abbraccia tutti come una grande madre senza distinzione di credo, tradizione, etnia. Io la vedo così e mi piace pensarla così. Proprio per questo, oggi io e Carmen Terrazzino vi presentiamo con un enorme sorriso una sabauda di nuova generazione, Hind Lafram, nata in Marocco ma torinese da praticamente tutta la vita. Carmen ha conosciuto Hind, che di mestiere si occupa di moda, alla Torino Fashion Week del giugno scorso. E ci racconta la sua storia in questa intervista da leggere con attenzione e rispetto. 

Federica| Dire Fare Mole

Qualche mese fa ho avuto la possibilità di partecipare alla conferenza stampa della Torino Fashion Week ed è proprio qui che ho incontrato la stilista Hind Lafram, musulmana ma cresciuta nella prima capitale italiana. La prima impressione? Che donna coinvolgente! Una di quelle persone che quando entrano in una stanza la riempiono solo con uno sguardo o sorriso. Proprio per questo motivo, dopo
averla vista, ho subito scritto a Federica e le ho chiesto: “Dimmi che posso intervistarla!”. Ovviamente la #DireFareFede non se l’è fatta scappare ed ecco qui che mi cimento a riportarvi la storia di Hind Lafram.

hindlafram

Su Internet si trova molto su di te e la tua attività, quindi vogliamo conoscere quella parte che magari nessuno ti ha mai dato la possibilità di raccontare. Chi è Hind Lafram?

Ho 24 anni, sono nata in Marocco ma vivo a Torino dall’età di 3 anni insieme alla mia famiglia. Dopo le scuole medie nonostante in cuor mio sapessi che il mio sogno era quello di fare la stilista, ho studiato per due anni ragioneria. Non era proprio la mia strada quindi sono tornata sui miei passi e mi sono abbandonata completamente alla mia prima passione: la moda.
Come potevo far vedere le mie creazioni? Mi sono affidata ai social e per questo motivo nel 2014 ho creato una pagina Facebook: qui potevo condividere le mie creazioni con le mie coetanee. Ed è proprio in questo frangente che capisco che la mia non è una semplice passione, ma un’esigenza delle donne musulmane in Italia, una clientela di cui nessuno si era occupato prima d’ora e che aveva bisogno di essere ascoltata. Per questa ragione inizio a creare capi su misura, partendo dalle richieste delle donne
musulmane.

Dopo essermi diplomata in una scuola statale di Torino, ho cominciato a impegnarmi in diversi progetti presso la Web Fashion Academy, hub della moda milanese. Ho partecipato a diversi festival, mostre, eventi di moda, bellezza, trasmissioni TV, interviste delle testate giornalistiche più importanti. Le mie creazioni hanno visto luce durante eventi nel territorio piemontese, ma non solo: anche altre città italiane come Roma, Bergamo, Firenze e Rimini hanno visto sfilare i miei abiti.
Il mio sogno diventa realtà quando nel 2017 registro il mio marchio, semplicemente “Hind Lafram” il quale mi rende più riconoscibile essendo il mio nome e cognome. Successivamente creo la società Modest Fashion Italia, una realtà imprenditoriale che nasce dal coinvolgimento di tre figure fondamentali che mi aiutano a creare industrialmente la mia prima collezione. Durante la Torino Fashion Week 2017, finalmente vedo la mia prima collezione ufficiale sfilare sulla passerella: questo evento è stato il punto di lancio del nuovo e unico brand made in Italy per donne musulmane. Lo scorso anno ho chiuso la società Modest Fashion Italia e attualmente sono in fase di “ricostruzione”.

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Qual è il motivo per cui hai scelto di batterti per la moda femminile musulmana (e non), diventando inesorabilmente una sorta di “paladina” per i diritti delle donne?

In realtà non è mai stato intenzionale battermi per la moda femminile musulmana. È stata un po’ la conseguenza dell’aver creato una linea così particolare, ovvero per donne musulmane italiane. Dopo la divulgazione dell’esistenza di questa linea la gente tramite i social ha cominciato a criticare questa moda perché è abbinata al velo. Ovviamente hanno definito la scelta di indossare il velo per amore di Dio con l’obbligo di coprirsi per compiacere l’uomo (padre, fratello, marito). Hanno definito la mia attività come un’invenzione per fare i soldi, come se le donne musulmane non esistessero e non avessero esigenze particolari. Hanno anche definito le persone che supportano questo progetto – anche solo tramite un messaggio o un commento – come complici della “schiavizzazione” della donna.

Il fatto di parlare della donna musulmana, di dimostrare che è una donna qualunque, di creare abbigliamento da giorno, da sera e soprattutto sportivo è servito a palesare che questa donna lavora, esce la sera e fa sport (nella collezione ho presentato apposta quattro outfit sportivi diversi tra loro: corsa, nuoto, tennis, equitazione), oltre a mandare un messaggio indiretto per far cambiare la visione delle persone che pensano che sia un obbligo.
La maggior parte parla di libertà, ma quando decidi di vestirti diversamente sei criticato e quindi obbligato ad abbigliarti in un certo modo. Le persone non capiscono che una donna che sceglie di andare al mare in topless è libera quanto una donna che decide di andare al mare vestita con un burkini.
Provo a combattere l’ignoranza e a creare un ponte di integrazione tramite gli abiti. Le mie creazioni sono rivolte a tutte le donne a prescindere dalla loro religione o provenienza, ma sono dedicate e studiate soprattutto per l’esigenza delle donne musulmane.

Perchè hai scelto questa professione?

Da piccola trascorrevo ogni momento libero della giornata a disegnare o a pensare ad abiti. Un mondo che mi ha sempre affascinato. È cominciato tutto più “seriamente” quando all’età di 13 anni ho deciso di indossare il velo. Lì ho iniziato a sentire il bisogno di un abbigliamento con gusto italiano ma con i giusti accorgimenti che servono a una ragazza con il velo. Così ho dato inizio a questo nuovo aspetto della mia vita, creare qualcosa per me stessa, poi per le amiche e piano piano per le mie follower.

Come scegli i tessuti per i tuoi capi? Ti appoggi a fornitori locali? Quali sono i tessuti che preferisci?

Li scelgo in base alla loro qualità e alle mie esigenze. Creando sia abiti da giorno che da sera che da sport, utilizzo molte tipologie di tessuti. Mi appoggio a delle piccole/medie aziende di Torino e provincia. I miei tessuti preferiti sono quelli naturali: cotone, seta, lino, lana…

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Vivi da tantissimi anni a Torino, cosa pensi della città? Qual è stata la tua prima
impressione? Hai trovato qualcosa che ti ispirasse nelle tue creazioni proprio qui? La zona di Torino che più preferisci?

Torino è stata la mia prima e unica città. Ci sono arrivata all’età di 3/4 anni circa e non mi sono mai spostata. Torino è casa mia, lo è sempre stata. Di questa città amo le piazze, il centro e gli edifici storici. Si respira qualità e storia.

Dove si possono acquistare i tuoi capi?

Attualmente online, scrivendo direttamente a me in privato o tramite mail. Ho qualche prodotto anche sulla piattaforma Depop.

Hai lanciato una linea beauty per capelli: com’è nata l’idea?

Ho sempre immaginato di creare una linea cosmetica particolare, in questo caso è la linea dedicata ai capelli che sono coperti, per motivi religiosi o chi per lavoro deve portare una cuffia o un cappello per diverse ore, oppure per malattia. Come per l’abbigliamento anche la linea beauty ha una filosofia precisa: è unica, specifica, etica e totalmente made in Italy.

Posso dire che il capello non esposto agli agenti atmosferici è sicuramente molto protetto, ma ogni donna che porta il velo o che deve indossare copricapi per molte ore al giorno, lamenta prurito al cuoio capelluto, capelli stanchi, spenti a causa della poca traspirazione e quindi anche la loro perdita. Così ho incontrato Allegro Natura ed è stato amore a prima vista. Perfetti. Un’azienda in Italia, soprattutto a
Torino, completamente bio, etica e sostenibile. Abbiamo cominciato questa collaborazione creando tre nuovi prodotti, che non sono solo utili alle donne che portano copricapi, ma sono validi per tutti i tipi di capelli siccome sono prodotti di altissima qualità e ricchi di vitamine e principi attivi. Tre cosmetici professionali, formulati con ingredienti biologici e naturali: un fluido capelli pre-cover (Pre- cover cream) da indossare sui capelli prima di coprirli (idrata e nutre i capelli anche al coperto, inoltre ha del mentolo che dona alla cute freschezza combattendo anche prurito e irritazione), uno spray volumizzante dis-cover (Dis-cover spray) per ridare energia e volume ai capelli dopo che si rimuove il copricapo per evitare i capelli appiattiti e i cristalli liquidi, importantissimi per aiutare il benessere del capello e la sua continua rigenerazione, prevenendo doppie punte e proteggendo da fattori atmosferici come phon, piastra…

Il profumo dei prodotti è meraviglioso! Abbiamo fatto tanta ricerca sulle sensazioni olfattive, per creare un prodotto naturale che sia davvero piacevole da indossare… esattamente come un capo d’abbigliamento su misura! La cosa più importante per me è rendere le persone soddisfatte e felici.
Un giorno mi ha scritto una signora, chiedendomi di acquistare la linea per il marito, che fa il poliziotto e deve tenere tutto il giorno il cappello!
Penso anche alle donne chef, alle motocicliste, a chi deve indossare parrucche per lavoro o per esigenze personali. Mi era già capitato con i veli fatti su misura: una ragazza in chemioterapia – italiana, né araba né musulmana – voleva un velo speciale, creato per lei, che non fosse triste né pesante da portare.
La bellezza è un concetto universale, che unisce le persone a qualsiasi latitudine: le esigenze delle donne sono la mia missione, per continuare a dare il mio contributo concreto alla società e al mondo.

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Progetti futuri? Qualche anticipazione per i nostri lettori?

Tanti progetti e obbiettivi futuri ma non si dicono! Preferisco agire e creare piuttosto che parlare.

Sito web: https://lafram.com/
Facebook: hindlaframHL

Carmen Terrazzino| Dire Fare Lifestyle Contributor

[photo credits: Hind Lafram]

 

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