La Repubblica degli Escartons: storia ed itinerari sulle tracce dell’antica federazione alpina

Scoprire luoghi seguendo le tracce della storia è sempre stato il mio pallino. Un po’ Piero Angela, un po’ il di lui bellissimo figliuolo Alberto (si sono una Angela lovers e ne vado fiera!), e anche un po’ Indiana Jones, dentro di me vive una piccola esploratrice di orme sabaude del passato, mai stanca di conoscere e divulgare.

Ebbene, se volete provare la mia stessa ebbrezza da sbornia storica, in questo articolo vi do le istruzioni per l’uso. Prendete un giorno di libertà, dirigetevi verso le nostre vallate alpine, accantonate momentaneamente impianti sciistici, memorie delle Olimpiadi del 2006, aperitivi après-ski e leggetele da una nuova prospettiva. Quella di una antica e fiera repubblica medievale che univa territori (ora) divisi da un confine, ma accomunati da tradizioni, parlate, ricette. Sguainate la spada e rendete omaggio alla Repubblica degli Escartons, di cui mi appresto, alla stregua di un menestrello del terzo millennio, a raccontarvi le gloriose vicende.

Una compagine amministrativa unica nel suo genere

Ci credereste? Proprio lassù, sulle Alpi, fra il silenzio e la maestosità delle vallate, molti secoli fa nacque un sistema di governo che aveva tratti di sorprendente modernità. Una realtà che forse non tutti conoscono, sebbene sia stata importantissima per la storia del Piemonte. L’unità del territorio alpino, a dire il vero, si perde nella notte dei tempi, da quando i re Cozii dominavano le Alpi e stringevano patti con i Romani, suggellati da simboli eterni quali l’Arco di Augusto di Susa.

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Centro storico di Briançon

Un’unità che si consolida e prende forma istituzionale nel 1343, anno in cui si sancì la nascita della Repubblica degli Escartons. Con questo termine derivante dal francese ecarter, dividere, ripartire, si intendeva denominare un territorio alpino composto da cinque zone, attualmente distribuite fra Italia – Alta Val Chisone, Alta Val Susa, Casteldelfino nella cuneese Val Varaita – e Francia, con il Queyras e il territorio attorno Briançon, capitale dell’intera compagine.

Grande festa al Delfinato di Francia

Il 29 maggio di quell’anno, il Delfino francese Umberto II Le-Vieux de la Tour-du-Pin confermò la Carta delle Libertà, documento con cui riconosceva alle citate comunità montane il diritto di auto-governarsi e privilegi a livello fiscale. Chi era il Delfino? Forse alcuni di voi collegheranno questo titolo a quello riservato ai figli primogeniti dei monarchi francesi. Ricordate bene. Forse però non sapete che, prima di assumere tale significato, Delfino era l’appellativo che spettava a chi governava l’area del Delfinato del Viennois, regione alpina indipendente dal regno di Francia. L’ultimo Delfino fu proprio Umberto II che, per far fronte agli ingenti debiti contratti, vendette nel 1349 al re di Francia terreni e titolo con l’obbligo di riconoscere privilegi e libertà alle comunità, come previsto dalla Carta del 1343. Da allora sino alla caduta della monarchia, Delfino divenne il nome dell’erede al trono designato.

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Meridiana a Balboutet, frazione di Usseaux

Torniamo indietro di qualche anno, alla concessione da parte di Umberto II della Carta delle Libertà. Attraverso il patto stilato con 18 rappresentanti delle comunità alpine nacque la grande federazione degli Escartons, caratterizzata da compattezza ambientale e culturale, rispetto delle peculiarità di ciascun territorio, economia fiorente unita ad un insolito alto livello di istruzione; il fenomeno è stato definito dagli antropologi “Paradosso Alpino” e fa quasi strano pensare che, in mezzo alle montagne e nei borghi circondati dalla natura selvaggia, il mestiere più diffuso era quello dell’istitutore a domicilio.

Sui sentieri dell’antica Repubblica

L’esperienza positiva degli Escartons insegnò, ed insegna ancora oggi, che le Alpi possono essere una formidabile cerniera e non necessariamente una barriera invalicabile. L’auto-governo degli Escartons, con i suoi elementi di democrazia e di riuscito amalgama fra contesti diversi seppur simili, ebbe un successo durevole: cessò infatti dopo ben quattro secoli, quando nel 1713 il trattato di Utrecht pose fine a questa nazione di montagna con il passaggio delle valli Susa, Varaita e Chisone al regno dei Savoia. Sul versante francese esisterà sino al 1789, con l’avvento della Rivoluzione.

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Le Ghinefle de “La Cantina degli Alpini” Cesana Torinese

Possiamo ancora respirare l’aria di libertà delle comunità alpine, la loro fierezza, la bellezza solenne ed austera allo stesso tempo. Basta passeggiare per le vie dei borghi arroccati così come delle cittadine principali delle valli, scorgendo i tanti punti in comune fra loro come fili rossi da seguire. Meridiane dipinte sui muri di pietra, nomi delle vie in lingua occitana, parlata comune ai territori degli Escartons, piatti tipici come le ghinefle, conosciute con il nome di cajettes in Val Chisone, grossi gnocchi preparati con patate e mollica di pane di segale raffermo, oppure i gofri, gaufres oltralpe, semplici e golose cialde da farcire con salumi, formaggi, marmellata. Piccoli sassolini sparsi qua e là che confluiscono in un percorso comune, un cammino che arriva da molto lontano, molto tempo addietro. Ogni Escartons ha mille itinerari meritevoli di essere conosciuti. Imperdibili: Briançon e le sue fortificazioni per il cantone del brianzonese, il paese dipinto di Usseaux e il Forte di Fenestrelle per l’Escarton di Pragelato, il Gran Bosco di Salbertrand per quello di Oulx, il borgo da fiaba di Pontechianale a Casteldelfino, ed infine il Queyras, con il suo parco naturale di oltre 65.000 ettari di natura incontaminata.

[photo credits: Dire Fare Mole]

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