Torino al cioccolato: viaggio nel gusto (dolce) dal Cremino al Pinguino

Anche voi da piccoli giocavate a “Se Fosse”?

A me piaceva tantissimo: a turno ognuno doveva indovinare un personaggio scelto dagli altri partecipanti, ponendo una serie di domande per associazione. Ad esempio, “se fosse un animale quale sarebbe”, “se fosse una canzone”, “se fosse un colore” . Se il soggetto scelto fosse Torino, alla domanda “se fosse un cibo” risponderei senza esitazione il cioccolato!

gianduiotto

La città sabauda è una delle capitali italiane del cibo degli dei, così come lo definivano le popolazioni Maya e Azteca che per prime coltivarono la pianta del cacao, ricavando dai suoi semi il delizioso alimento. Il lungo viaggio dello cioccolato verso l’ Europa comincia proprio con un italiano, il nostro Cristoforo Colombo che non solo scoprì le Americhe ma scoprì anche quanto era buono il cacao. Correva l’ anno 1502: Colombo era al suo quarto viaggio nel continente americano quando approdò sull’ isola di Gunaja, al largo della costa dell’Honduras, e provò l’ insolito e dolceamaro cibo. La diffusione in Europa iniziò però in modo massivo grazie al conquistatore Herman Cortès, che nel 1519 introdusse i semi di cacao in Spagna. La corte spagnola ne fu conquistata e proprio qui iniziò la tradizione del cioccolato all’ europea, con l’ aggiunta di ingredienti quali la vaniglia e lo zucchero per mitigarne la naturale amarezza. Il cioccolato veniva preparato a mò di bevanda, simile alla nostra cioccolata calda in tazza, e così rimase fino alla produzione dei cioccolatini e delle tavolette iniziata nel 1700.

Adesso vi starete chiedendo: come nacque l’ amore indissolubile fra Torino e il cioccolato? C’ entra un certo Savoia di nostra conoscenza. Se volete rendergli omaggio per averci regalato una città al profumo di cioccolato, andate in piazza San Carlo, recatevi al centro ed alzate la testa. Eccolo lì: Emanuele Filiberto, il duca Testa di Ferro, ovvero colui che cavalca il Caval’ d Brons. Fu lui, nel 1563, a trasferire la capitale del ducato sabaudo da Chambéry a Torino offrendo alla città in festa una simbolica tazza di cioccolata calda, dando il via alla diffusione in Piemonte dei semi del cacao e delle sue delizie. Delizie inizialmente appannaggio dei soli nobili, fino a che nel 1678 la reggente Maria Giovanna di Nemours concesse al cioccolatiere Giò Antonio Ari  la prima patente per vendere pubblicamente la cioccolata in bevanda, e così il popolo ebbe la possibilità di assaporarla.

L’ apice della dolce invasione corrisponde al XVIII secolo, periodo che vide la capillare apertura di botteghe dove poter consumare le tipiche bevande locali a base di cacao, ovvero la Bavareisa (caffè, cioccolato, crema di latte e sciroppo) prima e il Bicerin (caffè, cioccolato, crema di latte) poi. Alzi la mano chi non ha mai bevuto il Bicerin: se siete torinesi pentitevi e rimediate, se siete turisti appuntate tra le cose da fare a Torino la voce “andare in piazza della Consolata numero 5, sedersi ad un tavolino del Caffè al Bicerin con tanto di romantica candela accesa e ordinare un Bicerin”. Non ve lo consiglia solo Dire Fare Mole, bensì anche big del passato come Hemingway, che lo inserì tra “le cento cose da salvare al mondo” e altri illustri palati come Picasso, Nietzsche e il nostrano – e ultra goloso – Cavour.

cremino

Se il 1700 è stato il secolo del Bicerin, il 1800 è stato quello delle praline, con l’ introduzione di macchinari in pasticceria che permettevano la solidificazione del cioccolato. E pure in questo campo Torino è stata pioniera, dando i natali ad alcuni dei più buoni e noti cioccolatini italiani. Come non iniziare da lui, Il Gianduiotto, uno dei simboli di Torino al pari della Mole e dei Toret? Fu inventato nel 1852 da Michele Prochet, un’ idea nata da esigenze più pratiche che creative; all’ epoca vigeva infatti il blocco commerciale imposto da Napoleone, che rendeva difficile l’importazione del cacao in Europa. Per ovviare a ciò, il pasticcere decise di sostituire parte del cioccolato con un impasto di nocciole tostate e macinate. Dapprima chiamato Givu (cicca di sigaretta in dialetto) dal 1865 il cioccolatino prese il nome attuale ispirandosi a Gianduia, famosa maschera del folklore piemontese. Il Gianduiotto detiene un piccolo primato: fu il primo cioccolatino al mondo ad essere incartato. Michele Prochet nel 1879 fece poi una fusione aziendale con Ernesto Alberto Caffarel generando la ditta Caffarel Prochet e Compagnia, oggi conosciuta solo come Caffarel.

Le nocciole sono parte importante anche del Cremino, cioccolatino composto da tre strati di cioccolato, quelli esterni di gianduia e quello interno di pasta di cioccolato alla nocciola. La pralina dalla caratteristica forma di cubo fu concepita nella seconda metà del XIX secolo da Ferdinando Baratti, il quale aveva aperto col socio Edoardo Milano la liquoreria- confetteria Baratti & Milano situata in Galleria Subalpina, adorata da Guido Gozzano e da lui cantata nella poesia “Le golose”. Al Cremino è legata anche la casa automobilistica FIAT, che nel 1911 lanciò un concorso fra i cioccolatieri d’Italia per creare un nuovo cioccolatino in occasione dell’ uscita del nuovo modello Tipo 4.

cri cri

Definiti cioccolatini vestiti da caramelle, i Cri Cri sono invece le praline piemontesi più colorate ed amate dai bambini. Di forma sferica, hanno un’ anima di nocciola tostata ricoperta di cioccolato fondente e sono rivestite di mompariglia (minuscole sferette di zucchero) inizialmente multicolore, adesso solo bianca. Secondo i racconti tramandati nei secoli, pare che  i Cri Cri siano nati dall’ errore di un garzone che, per correggere una caramellatura sbagliata delle nocciole, decise di ricoprirle con il cioccolato fondente. La produzione vera e propria avvenne qualche anno dopo, in una pasticceria di Torre Pellice nel Pinerolese.

E quando il cioccolato torinese incontra il gelato? Ne nasce qualcosa di meraviglioso! Quel qualcosa è il Pinguino, primo gelato a stecco ricoperto di cioccolato inventato proprio nella nostra città. Il prodotto venne brevettato nel 1939 dalla Gelateria Pepino di piazza Carignano 8, fondata nel 1884 da Domenico Pepino, gelataio di origini napoletane trapiantato in terra piemontese. Se volete assaggiare le mille sfumature di Pinguino, dal gusto classico all’ ultimo arrivato alla rosa, cercate la piazza all’ ombra di Palazzo Carignano e deliziate le papille gustative con una merenda da re … del gelato!

Allora cari lettori, Torino è o non è dolcissima?

 

[photo credits: Dire Fare Mole]

 

 

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