Quando le colline torinesi sono Doc: Cantine Balbiano, dove nasce il Freisa di Villa della Regina

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Piccolo trucchetto per chi vuole stupire un ospite che viene da un’altra regione (o da un’altra nazione). Portate l’ignaro visitatore a Villa della Regina e, dopo aver girovagato per le sue eleganti e sabaude sale e percorso i meravigliosi giardini all’ italiana che la circondano, calate l’asso vincente: proprio di fianco all’ edificio, quasi a volersi tuffare nella città sottostante, ecco il vigneto urbano, uno dei pochi in Europa insieme a quelli di Clos-Montmartre a Parigi e del Castello di Schönbrunn a Vienna. Se volete aumentare l’ammirazione del suddetto ospite e sfoderare un – meritato – orgoglio sabaudo, informatelo che proprio il vigneto di Torino è il più esteso e produttivo dei tre, ed è l’unico che genera un vino Doc.

Frutto di un lungo periodo di recupero, l’antica Vigna della Regina dalle radici seicentesche è tornata a nuova vita nel 2003, con il reimpianto dei vitigni e la produzione del primo vino datata 2009. Un Freisa di Chieri profumato e speziato, dolce ma deciso come il carattere dei torinesi, a cui è stata riconosciuta la Denominazione di Origine Controllata nel 2011, traguardo reso possibile dall’ infaticabile lavoro umano, imprenditoriale e soprattutto dalla passione che scorre nelle vene della famiglia Balbiano, artefice di questa impresa tutta piemontese. Una storia nella Storia, fatta di colline e uva, di generazioni a confronto, di saggia intraprendenza contadina, di botti e di … giocattoli. Tra poche righe scoprirete il perché!

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I Balbiano si occupano di vino da quasi un secolo. Il Freisa di Villa della Regina è solo l’ultimo capitolo di un’avventura che inizia nel 1941 con Melchiorre detto Chiulin, fondatore dell’Azienda Vitivinicola di famiglia. Siamo ad Andezeno, dove i Balbiano possiedono un cascinale-villa risalente al 1700 e delle terre, una zona piena di suggestione fra il chierese e le prime propaggini del Monferrato. Pochi kilometri ci separano da Torino ma sembra di essere in un altro mondo, in un altro tempo. Qui le giornate sono ancora scandite dal ritmo lento della natura e i campanili delle chiese svettano dalle cime dei poggi, un luogo dove sporcarsi le mani con la terra non è una fatica ma un privilegio. I Balbiano lo sanno bene e da sempre si impegnano a trasmettere l’amore per il loro lavoro di padre in figlio. Da Melchiorre a Francesco, da Francesco a Luca, la terza generazione approdata nel mondo della viticoltura. Luca è come me e come presumo tanti di voi figlio degli anni ’80, anni di transizione connotati da un certo estro creativo, che lui estrinseca molto bene gestendo la comunicazione dell’azienda familiare insieme alla moglie Chiara. Sono loro ad accoglierci nel cascinale e a condurci alla scoperta della Cantina, culla del suddetto Freisa di Villa della Regina nonché di una vasta gamma di altri vini, a formare un insuperabile ventaglio di pregiate bottiglie made in Torino.

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Un’esperienza consigliata a tutti, anche a chi non è particolarmente avvezzo al mondo del vino: qui infatti oltre ai locali addetti alla produzione enologica, quelli più moderni e quelli rimasti in qualità di memoria storica,  troviamo delle chicche imperdibili e soprattutto inaspettate. Innanzitutto, il Museo delle Contadinerie, dotato di 1500 oggetti raccolti negli anni da Francesco Balbiano, reperti che ci raccontano uno spaccato di vita contadina del secolo scorso fra attrezzi di lavoro e cose di uso quotidiano, come vecchie radio e macina caffè. Ancora più stupefacente è il Museo del Giocattolo Antico ospitato in due stanze dell’edificio, sempre opera di Francesco e del suo spirito da collezionista. Se volete tornare bambini, siete nel posto giusto! Più di 500 giocattoli di varie epoche, dalla fine del 1800 al 1960, un caleidoscopio di aerei e macchinine in legno, di peluche, di case di bambole e poi tanti, tantissimi Pinocchio. E trottole. Non li ho citati a caso: li troverete rappresentati sopra le etichette delle bottiglie, insieme ad altri giochi della collezione come cavalli a dondolo e trenini. Un’idea di Luca, un trait d’ union fra le varie anime dell’azienda e della famiglia.

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Le stesse bottiglie le abbiamo ritrovate alla fine del tour, schierate ad attenderci insieme a superlativi taglieri di salame e formaggio di Cascina Fontanacervo accompagnati da grissini rubatà strepitosi (d’ altronde siamo ad un passo da Chieri, la patria dei rubatà …  poteva essere altrimenti?). Cinque assaggi per noi: si inizia con Il Chiulin, Spumante Brut Rosè, si procede con un tris di Freisa di Chieri, il frizzante, il fermo detto Surpreisa, il superiore intitolato a Federico I il Barbarossa, e dulcis in fundo il Malvasia di Castelnuovo Don Bosco.

Non sono un’ intenditrice di vini, lo ammetto, e nemmeno una grande bevitrice. Nonostante la mia carente padronanza della materia (Il #direfarefidanzato, che mi accompagnava, ha sopperito alla mia poca conoscenza enologica) ho una predilezione per i cosiddetti vini da dessert e ho adorato il Malvasia, un vero e proprio nettare degli dei dal colore rosso rubino abbinato alla perfezione a prelibati torcetti. Luca dice che il Malvasia Balbiano ha il potere di portare gli astemi alla conversione … non posso certo dargli torto! Se anche voi volete convertirvi – o semplicemente confermare la vostra fedeltà a Bacco – potete effettuare i tour della Cantina e dei Musei Balbiano ogni sabato e domenica, oppure partecipare agli eventi in calendario come quello previsto per il 25-26 marzo 2017, durante il quale verrà presentata l’annata 2016 con visite gratuite speciali e manifestazioni collaterali. Vietato non fare un cin cin!

 

Cantine Balbiano

Corso Vittorio Emanuele 1

10020 Andezeno (TO)

Sito: www.balbiano.com

Facebook: Azienda Vitivinicola Balbiano

 

[photo credits: Dire Fare Mole]

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