Quando il pane è un po’ speciale: Farina nel Sacco e il progetto Liberamensa

Fare del buono equivale a fare del bene? Si, secondo la filosofia del progetto Farina nel Sacco, panetteria con un accento sul sociale e sul social. Parlarvi di dolci, pane e affini cari amici mi fa un po’ soffrire in questo novembre di dieta gluten-lattosio-ogni cosa gustosa free, ma l’occasione è troppo ghiotta e non posso esimermi dal scriverne … nell’ attesa che arrivi presto dicembre, e possa di nuovo addentare le mie amate torte e brioches!

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Mi sono innamorata di Farina nel Sacco attraverso Instagram. Le mille prelibatezze sfornate e prontamente immortalate hanno avuto su di me lo stesso effetto del canto delle sirene su Ulisse. La golosità dei prodotti colpisce, ma la storia che c’è dietro è speciale, e conquista il cuore. La narratrice ha la voce gentile di Emilia, ovvero colei che gestisce il punto vendita situato in via San Secondo, a pochi passi dal centro di Torino. Un filo invisibile ma tenace lega la panetteria al carcere Lorusso e Cotugno, meglio noto come Le Vallette: gran parte della panificazione viene infatti svolta all’ interno del penitenziario cittadino. Un percorso di rieducazione, dove la pena non viene vista sotto un’ottica punitiva, bensì di riabilitazione sociale e personale allo stesso tempo. Il programma fa parte di un progetto di più ampio respiro iniziato nel 2008, “Liberamensa”, promosso dalla cooperativa Ecosol, grazie al quale i detenuti potevano occupare parte del loro tempo dedicandosi alla ristorazione interna;  dal 2015 si è introdotta la preparazione di alimenti per catering esterni, ed è stato attivato il panificio, di 200 metri quadri. I riscontri positivi di entrambe le attività hanno dato l’ennesimo frutto, naturalmente buono: risale a  poche settimane fa l’inaugurazione del ristorante dentro il carcere (www.liberamensa.org), accessibile a chiunque il venerdì ed il sabato a cena, previa prenotazione e conferimento dati.

L’anima fa la differenza. Emilia e lo staff di Farina nel Sacco ne sono convinti. E’ una questione di energia positiva, scaturita dalle storie di vita che si celano dietro ogni singola biova, crostata, bignola qui venduta. Tutto ha un sapore non comune e soprattutto sano: le materie prime sono di assoluta qualità, la farina – proveniente dal Molino Bongiovanni di Cambiano e dal Molino Rosso di Verona –  è macinata a pietra, l’unico lievito utilizzato è quello madre, quello genuino, quello delle nostre nonne. Non solo pane e prodotti da forno. Ogni articolo presente sugli scaffali di Farina nel Sacco segue il criterio di bontà unita alla positività. Come il miele prodotto a Coassolo, nelle Valli di Lanzo, i taralli del carcere di Trani, la spremuta di mele del Frutto Permesso, i crackers ed i biscotti senza lievito (per la gioia di noi intolleranti!) fatti a Boves, nel cuneese. Ogni cosa è scelta con amore da Emilia, e si sente. L’obiettivo per il prossimo futuro? Riguarda uno dei dolci simbolo del Natale, il panettone. Prodotto sempre in carcere e sempre con lievito madre, il panettone targato Farina nel Sacco è totalmente artigianale e d’eccellenza. Emilia vuole arrivare a venderne 3000 entro fine anno. Che dite, la aiutiamo? In fondo … è un dolcissimo sacrificio!

panettone

Farina nel Sacco

via San Secondo 10, Torino

www.farinanelsacco.it

I prodotti di Farina nel Sacco si possono trovare anche da FreedHome, via Milano 2/c, Torino

[photo credits: Farina nel Sacco]

 

 

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