Come nasce uno scultore (sabaudo): intervista a Francesco Marinaro

Devo ammetterlo. Prima di questa intervista, la mia conoscenza della scultura si fermava a Michelangelo (no, non quello delle Tartarughe Ninja), e l’argilla mi faceva venire in mente il compianto Patrick Swayze intento a modellare un vaso con Demi Moore sulle note struggenti di “Unchained Melody”.

Ma da quando la mia amica Irene di Isi Eventi mi ha presentato Francesco Marinaro, ho scoperto che oltre i libri di arte a scuola – ed il cinema – c’è di più! Francesco è uno scultore torinese pieno di talento. Non aspettatevi un signore burbero e barbuto, amici sabaudi. Francesco, classe 1987, ha tratti delicati e modi gentili, oltre ad un tocco originale che esprime nelle sue opere. Opere dal successo in crescendo, che oltrepassano le mura di un atelier o di una mostra: Francesco ha infatti realizzato il monumento dedicato al generale Carlo Alberto Dalla Chiesa che potete ammirare passeggiando per Collegno.

Curiosi di sapere come nasce uno scultore?

Francesco, come ti sei avvicinato alla scultura e da dove nasce questa passione?

Tutto è iniziato un po’ per gioco. Sin da piccolo sono sempre stato affascinato dai monumenti delle città e da tutto quello che è imponente, presente e vivo. Mi perdevo delle ore a osservare fin nei minimi dettagli  i personaggini  dei pupazzi con cui giocavo. Ricordo ancora un elefante, cosi ben fatto, con le sue grinze e le zanne che parevano vere.

Da li ho iniziato a “pacioccare” con tutto quello che mi capitava a tiro. Foglie, terra, pasta di sale e Das. Ringrazio soprattutto i miei genitori che non mi hanno mai impedito di sporcarmi e sperimentare. Da li sono arrivato alla sabbia del mare. In estate mi divertivo a  creare delfini e tutto quello che mi passava per la mente nel bagnasciuga della spiaggia. Portandomi a gareggiare in diversi concorsi di scultura su sabbia. Poi è arrivato il liceo artistico e mi si è aperto un mondo con l’argilla, scoprendo un materiale che ormai è diventato la prosecuzione del mio pensiero e delle mie mani.

 Hai esposto nel nostro Piemonte e ne hai varcato ampiamente i confini, arrivando anche all’ estero. Quali sono i tuoi prossimi obiettivi?

Ho esposto un po’ ovunque. Mi definisco un funghetto… dove posso cerco sempre di  farmi largo con la mia arte. Credo sia fondamentale per un artista farsi conoscere il più possibile attraverso i propri lavori.

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Gli obiettivi  da raggiungere sono ancora molti… senza dubbio è portare la scultura a chiunque e cancellare l’idea che l’arte sia solo per pochi. Molto spesso ci dimentichiamo che tutto intorno a noi è arte, anche una semplice penna o forchetta.

Forse il più grande tra i vari obiettivi è quello di aprire un mio personale spazio espositivo nella mia cara Torino. Obiettivo che è ormai vicinissimo.

 Ho letto che uno dei filoni chiave della tua produzione è la metamorfosi, basata soprattutto sul rapporto fra uomo e animale. Raccontaci qualcosa di più!

Molte delle mie sculture traggono ispirazione proprio dalla metamorfosi tra uomo e animale. Anche qui nato tutto per gioco prendendo alcune frasi che a volte ci rivolgiamo come: “sei un porco”  “abbassa la cresta” “muto come un pesce”. Ho trasformato queste frasi in forme, creando delle sculture con una forte componente ironica, sottolineando con altre la ferinità umana.

Ho proseguito la mia ricerca artistica letteralmente “scimmiottando” le più celebri opere d’arte riportandole alle origine della specie, la scimmia. Modellando con sembianze da scimpanzé alcune delle più celebri opere artistiche come Il David di Michelangelo, L’Urlo di Munch, la Gioconda e La ragazza con l’ermellino di Leonardo Da Vinci.

 Francesco e Torino. Quali sono i tuoi luoghi del cuore?

Lo dico sempre, sono nato in una delle più belle città d’Italia. Amo ogni angolo di Torino tanto che quando mi capita di incontrare qualcuno da fuori invito sempre a scoprire questa città.

I miei luoghi del cuore sono davvero tanti, Piazza Solferino, Superga, Piazza San Carlo, per ognuno avrei una storia da raccontare … forse in una scala metterei tra i più significativi l’Accademia Albertina dove, tra gioie e dolori, ho lasciato un pezzo di cuore.

 

Pagina Facebook: Francesco Marinaro Scultore

[photo credits: Francesco Marinaro]

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