Una blogger on the road…in vacanza! Apricale, Dolceacqua e le antiche Vie del Sale del Ponente Ligure (II parte)

Dalla Francia all’Italia, da Menton a Ventimiglia in pochi minuti.

Un saluto al mare (prima parte del post al link Una blogger on the road…in vacanza! Dalla Costa Azzurra all’Entroterra Ligure ) e poi via, si rientra in città. Ma senza fretta, c’è ancora tempo per una deviazione. Tempo per soffermarsi nella vera Liguria. Volete scoprire l’anima di questa terra pungente? Esplorate il suo entroterra. Troverete tutto ciò che cercate: storia, cultura, paesaggi quasi incontaminati, eccellenze enogastronomiche, soprattutto pace ed autenticità. La zona più comoda da raggiungere, per chi transita per la Costa Azzurra e per l’estremo Ponente Ligure, è la Val Nervia. Una valle di 25 chilometri lambita per tutta la sua lunghezza dal torrente omonimo, che nasce fra le montagne di Pigna e termina nella costa fra Vallecrosia e Ventimiglia. Facciamo il percorso inverso del Nervia, e partiamo proprio dalla Riviera. Qualche dolce curva, il mare alle spalle, e la prospettiva cambia in meno di un quarto d’ora.

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Dolceacqua, vista sul centro storico [credits:Dire Fare Mole]
Qui il silenzio regna davvero sovrano, e fa bene al cuore. Il tragitto sulla statale rivela mano a mano ulivi, vigneti, borghi che fanno capolino dai crinali. Già, i miei tanto amati borghi, dove la pietra la fa da padrona e il tempo sembra essersi cristallizzato. Dolceacqua, Apricale, Baiardo, Camporosso, Perinaldo, Pigna, Castelvittorio, Isolabona e Rocchetta Nervina. In Val Nervia non c’è che l’imbarazzo della scelta, e varrebbe la pena soffermarsi in ciascuno di loro. Dovendo scegliere, abbiamo optato per Dolceacqua e Apricale, entrambi detentori della Bandiera Arancione del Touring Club italiano, marchio di qualità che seleziona e certifica i comuni turistici dell’entroterra.

Proprio a Dolceacqua ha sede l’associazione che riunisce i paesi “arancioni” dello Stivale (www.paesiarancioni.net). A mio avviso, non poteva esserci dimora più rappresentativa: la località principale della valle ha tutti gli ingredienti del borgo perfetto. Quali? Innanzitutto non c’è borgo senza castello, e qui Dolceacqua gioca il suo asso principale: il castello dei Doria, che domina l’abitato dall’alto di uno sperone roccioso con nostalgica magnificenza. L’edificio venne costruito dai conti di Ventimiglia nell’ XI secolo; è facilmente intuibile come da lassù  si potessero controllare le principali vie di comunicazione, attraversate all’epoca da un andirivieni di carovane provenienti dalla Francia e dirette verso il Piemonte. Queste rotte commerciali erano note come Vie del Sale, dal transito dell’alimento prodotto nelle saline della vicina Provenza, talmente prezioso da essere definito “oro bianco” (ricordiamoci che in passato i cibi venivano messi sotto sale per essere conservati). A tal proposito, c’è una curiosità che riguarda da vicino noi piemontesi: i convogli trasportavano spesso anche le acciughe, che dalla Liguria arrivavano sulle tavole del Piemonte. Eccovi spiegata la presenza del piccolo pesce azzurro fra gli ingredienti della “collinare” bagna cauda!

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Dolceacqua, castello dei Doria [credits: Dire Fare Mole]
Va da se’ che la rocca di Dolceacqua, data la sua posizione strategica, fosse contesa da molte casate nobili. Dalla fine del 1200, il castello legò il suo nome ed il suo destino alla famiglia genovese dei Doria, che qui si stabilì per cinque secoli. Le numerose lotte contro i Grimaldi di Monaco fecero propendere i Doria per la sottomissione ai più potenti Savoia. Il castello, diventato nei secoli una residenza elegante e raffinata, subì un duro colpo nel corso della Guerra di Successione Austriaca nel XVIII secolo, quando i francesi lo distrussero quasi totalmente. Da allora, il maniero rimase in parziale rovina. Acquisito dal comune, negli ultimi anni ha ricevuto parziali ristrutturazioni conservative; inoltre, sono state create una sala convegni, un piccolo museo etnografico ed una sala interattiva. Il costo dell’ingresso è di 6 euro, con possibilità di visita guidata.

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Ponte di Dolceacqua visto dal castello [credits: Dire Fare Mole]
Oltre al castello, Dolceacqua ha un altro simbolo di grande rilievo, che si trova perfino dipinto in una serie di quadri di Claude Monet. Si tratta del Ponte Vecchio o Romanico, ritratto dal celebre pittore impressionista nel 1884. Monet si trovava da queste parti per un soggiorno a Bordighera, ed esplorando l’entroterra rimase incantato dalla leggerezza del ponte, caratterizzato da una campata unica a schiena d’asino di 33 metri. Se volete vedere dal vivo le opere, dovete spingervi oltralpe, destinazione Museo Marmottan Monet di Parigi. Se invece volete osservare il ponte proprio come fece il pittore, il viaggio sarà molto più breve!

Dolceacqua conquista con la sua storia, e  prende per la gola con la michetta, il suo prodotto tipico. Sorta di pane dolce lievitato, la michetta è celebrata in una festa che ricorre ogni 16 Agosto. Quel giorno si commemora la leggenda di Lucrezia, giovane del luogo che nel 1300 si oppose allo jus primae noctis emanato dal malvagio Imperiale Doria, signore del castello. Potete acquistare la michetta un po’ovunque nel borgo, anche nei banchetti lungo i vicoli, per uno spuntino veloce. Se invece volete un buon indirizzo per un pranzo o una cena, vi consiglio l’ottimo ristorante A Viassa (via della Liberazione 13, www.ristoranteaviassa.it). Oltre a specialità di mare o del luogo, come il coniglio alla ligure e il brandacujun a base di stoccafisso, trovate un dolce super-locale: il gelato alla michetta con riduzione di Rossese di Dolceacqua, vino che ha ricevuto la denominazione DOC nel 1972, il primo approvato in Liguria.

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Gelato alla michetta con riduzione di Rossese di Dolceacqua [credits: Dire Fare Mole]
Lasciamo Dolceacqua e riprendiamo a salire, sulle arcaiche orme dei viaggiatori delle Vie del Sale. La sensazione di fare un salto nel passato si fa ancora più viva quando, arrivati ad Isolabona, svoltiamo a destra e percorriamo una stradina stretta e tortuosa. Davanti a noi, si staglia come per magia il borgo di Apricale, inerpicato sul costone di una montagna. Da amante del “Signore degli Anelli”, mi è sembrato quasi di vedere una Gondor di pietra grigia, con i saliscendi, le vie strette, le case poste in un crescendo concentrico culminante nel castello della Lucertola. Il maniero, fondato anch’esso nel X secolo dai conti di Ventimiglia e poi passato ai Doria, si affaccia sulla piazza principale di Apricale, ed ospita attualmente un museo sulla storia cittadina. Fra gli altri, è conservato un cimelio molto importante per il diritto locale e non solo: la raccolta dei primi Statuti Comunali, ovvero le regole amministrative e giudiziarie della comunità. Risalenti al 1267, sono considerati gli Statuti più antichi dell’intera Regione.

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Apricale, centro storico [credits: Dire Fare Mole]
Più che cose da vedere, ad Apricale ci sono tante cose da vivere. A cominciare dalle caratteristiche viuzze, o caruggi alla ligure, che più che percorrere abbiamo scalato! La fatica delle scalinate è però ripagata dalle bellezze sparse lungo le stradine del centro, a cominciare dalle tante tracce d’arte che troverete. Vi capiterà infatti di imbattervi in dipinti, murales, e persino in poesie affisse ai muri. Il borgo vide una rinascita turistico – culturale negli anni ’60, quando venne “invasa” pacificamente da artisti ( perlopiù provenienti dal nord Europa) che si stabilirono qui, creando una specie di colonia dipinta. Per chi preferisce il teatro, Apricale ospita dal 1990 gli spettacoli del Teatro della Tosse, compagnia genovese che ogni Agosto si sposta in Val Nervia per riempire di meraviglia i vicoli del paese. Se volete soggiornare immersi nel più autentico medioevo ligure, prenotate una camera nell’ albergo diffuso Munta e Cara,sali e scendi in dialetto ligure (www.muntaecara.it). Mi raccomando, non cercate edifici o classici hotel: l’albergo è distribuito in diversi ambienti disseminati per il borgo, contraddistinti da una piccola insegna dipinta che riporta il nome della stanza. Una cosa è certa: non toccherete la macchina per tutta la durata del vostro soggiorno ad Apricale!

Noi la macchina abbiamo dovuto riprenderla troppo presto, salutando questi posti da favola sospesi fra passato e presente. Con la promessa di tornare e di spingerci ancora più su, sulle rotte dei mercanti del sale, fino a Pigna, alle sue terme, fino al buco di Viso nel cuneese, forse il primo traforo alpino mai costruito. Ma questa è un’altra storia, e spero di raccontarvela prossimamente … in un altro on the road!

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Apricale, centro storico [credits: Dire Fare Mole]

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