Una blogger on the road…in vacanza! Dalla Costa Azzurra all’Entroterra Ligure (I parte)

Mare e vette, azzurro e argento, più cinquanta sfumature di verde.

Il pantone racchiuso fra estremo Ponente Ligure e Costa Azzurra è una gioia per gli occhi. E’ stupefacente leggere fra le righe e le pieghe di questo territorio, aspro e armonico allo stesso tempo, e scorgere la ricchezza della sua storia, gustando fino in fondo la sua bellezza. Devo dirvi la verità: ero un pochino impaziente di tornare dalle vacanze per raccontarvi ciò che ho visto, assaporato, vissuto nelle due settimane del mio breve on the road estivo in questi luoghi così vicini, a solo una manciata di ore da Torino. Perché non importa quanto ci si allontana da casa: lo spirito di scoperta non ha kilometraggio, ma solo stupore.

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Menton, centro storico e campanile della basilica [photo credits: Dire Fare Mole]
Ho sempre amato le zone di confine. Terre dove un paese sfuma nell’altro, dove i contrasti si fanno via via più smorzati. Sarà per questo che ho scelto Menton come base per le mie ferie. Menton – o Mentone in forma italianizzata – è infatti la prima cittadina costiera che si trova al di là della frontiera. Che arriviate dall’autostrada o dalla strada litoranea, Menton dà il suo benvenuto in Costa Azzurra con un assaggio delle Alpi che degradano verso la riva. Uno scorcio che ha molto di ligure, mescolato ad un tocco di vezzosità francese: il colpo d’occhio sulla città, un agglomerato colorato e in crescendo di casette che si fanno ammirare civettuole, vegliate dalla suggestiva basilica barocca di San Michele Arcangelo, conquista cuori di turisti provenienti da ogni dove, e di ogni epoca. Come la scrittrice neozelandese Katherine Mansfield, che qui soggiornò dal 1920 al 1921 (presso la Villa Isola Bella nei pressi del porto Garavan) dedicandosi alla scrittura di alcuni dei suoi più celebri racconti.

I motivi principali per andare a Menton sono ben riassunti negli appellativi che le sono stati dati negli ultimi secoli, quando da borgata di pescatori contesa a più riprese fra Savoia, reali di Francia e Principato di Monaco, è divenuta meta turistica di prim’ordine partendo dalla tardo ottocentesca Belle Époque, che ha lasciato la sua impronta in molti eleganti edifici affacciati sul mare. Menton è innanzitutto definita la Perla di Francia, per il suo clima che regala una costante primavera. Ma è anche conosciuta come Città Giardino, classificata con “4 fiori”, massimo punteggio nazionale in Francia, dotata di rigogliosi parchi pubblici come il Maria Serena, Il Val Rahmeh, il Fontana Rosa. Infine, Città dei Limoni, forse l’epiteto più noto a livello internazionale, grazie alla famosa manifestazione che si tiene ogni anno in corrispondenza del carnevale. La Fête du Citron è l’evento principale di Menton, celebrativo del suo prodotto tipico, il limone appunto, di cui è uno dei maggiori produttori a livello europeo. La Festa – che il prossimo anno si terrà dall’11 febbraio al 1° marzo, edizione numero 84 – ha il suo culmine nella sfilata dei carri allegorici, tutti interamente allestiti con limoni e arance. Un carosello di colori e profumi che ben si intona alla pittoresca città, dove accanto al giallo pungente dei limoni potete trovare il delicato lilla della lavanda, prodotta nella vicina Provenza e presente in molti negozietti situati sulla pedonale Rue Saint Michel. A proposito di negozi, i miei preferiti sono La Maison Herbin (Rue du Vieux Collège 2,www.confitures-herbin.com), laboratorio e shop di marmellate, miele e confetture dai millemila gusti, e La Cure Gourmande ( Rue Saint-Michel 4,http://curegourmande.fr), bottega di biscotti e cioccolato degna di Willy Wonka!

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Menton, centro storico [photo credits: Dire Fare Mole]
Continuazione naturale di Menton, Roquebrune-Cap Martin si estende su un verde promontorio che si allunga nel mare, dividendo la tranquilla zona mentonasca dai lustrini del Principato di Monaco. Quasi un sunto dei luoghi che separa, la cittadina ha due lati complementari: quello più turistico e glamour sulla costa, corrispondente al Cap Martin, e quello storico, ovvero il nucleo medievale di Roquebrune, o Roccabruna, che domina il capo dall’alto di una collina. Entrambi valgono una sosta ed una visita. A Cap Martin mettete in programma una passeggiata sulla Promenade Le Corbusier: a picco sul mare, fra alberi, piante di aloe e rocce frastagliate, il tragitto pedonale – alla portata di tutti – offre una vista spettacolare al di qua ed al di là del capo. Per i più sportivi, il cammino arriva sino a Montecarlo (per due ore circa di percorrenza); in ogni caso, avrete gambe allenate e occhi colmi di bellezza. Il percorso è dedicato al padre dell’architettura moderna, che qui trascorse gran parte delle estati della sua vita, concependo le sue grandi opere all’interno di una costruzione non proprio grandiosa … almeno nelle dimensioni! E’ il Cabanon: “Il 30 dicembre del 1951, sull’angolo di un tavolo di una piccola trattoria della Costa Azzurra ho disegnato come un regalo per il compleanno di mia moglie, un progetto per una capanna che ho costruito l’anno successivo su una roccia battuta dalle onde. Questo progetto è stato realizzato in tre quarti d’ora.”. Con queste parole, Le Corbusier descriveva la nascita della bizzarra capanna di legno, realizzata nel 1952 accanto al ristorante “Etoile de Mer” di proprietà di amici dell’architetto e della consorte. Il Cabanon misura  3,36 metri per 3,36, con un’altezza di soli 2 metri e 26 cm. Misure non casuali: esse rispettano le regole del Modulor, sistema di proporzioni che unisce il metodo geometrico della sezione aurea con le misure e i movimenti di un uomo alto 1 metro e 83 cm. L’edificio è visitabile su prenotazione chiamando l’ufficio turistico della città (www.rcm-tourisme.com/it/informations). Se volete invece rendere omaggio al genio dell’architetto, le sue spoglie riposano nel cimitero locale, quasi in eterna contemplazione del mare tanto amato in vita.

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Roquebrune-Cap Martin vista dal castello [photo credits: Dire Fare Mole]
Pochi kilometri di curve in salita ed ecco Roquebrune, antico avamposto dei signori di Ventimiglia che qui costruirono il castello nel X secolo. L’austero forte in rovina, appartenuto ai Grimaldi di Monaco dal 1400 agli inizi del 1800, prevede una visita al suo interno (5 euro), da dove si può godere del panorama circostante. Da non perdere il borgo medievale ai piedi del castello, dall’aria ligure con i caruggi bui e silenziosi, le botteghe ed i locali con terrazze panoramiche presso cui gustare un’ottima quiche salata o una tarte aux framboises. A proposito di delizie, in tutta la Costa Azzurra è diffusa la Tropezienne, sontuosa torta composta da pasta di brioche farcita in mezzo da un misto di crema al burro e crema pasticcera. La ricetta – depositata e segreta – è stata ideata negli anni ’50 del XX secolo dal pasticcere Alexandre Micka, giunto dalla Polonia in Francia in cerca di fortuna. Fortuna che arrivò grazie (anche) a Brigitte Bardot. Durante le riprese del film “Et Dieu … crèa la Femme” a Saint Tropez, Micka ricevette l’incarico di preparare un pranzo per la troupe. Il pasticcere presentò a fine pasto la torta: la diva francese ne fu entusiasta, e gli suggerì di battezzarla Tarte de Saint-Tropez. Da lì, il nome Tropezienne e il successivo deposito di marchio e brevetto. Da estimatrice di dolci, vi suggerisco di lasciarvi avvolgere dalla sua voluttà, per coronare una cena romantica o per una merenda in spiaggia in puro stile Bardot!

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Torta Tropezienne [photo credits: Dire Fare Mole]
Di dolcezza in dolcezza, oltrepassiamo il confine e rientriamo in Italia. Approdiamo per la precisione a Dolceacqua, nell’entroterra di Ventimiglia, e qui di dolce non c’è solo il nome. Ma per scoprire insieme la storia di questo magico borgo, legata ad un castello, un ponte e una leggenda al sapore di Michetta – il prodotto emblema del luogo – vi faccio tenere il fiato sospeso per qualche giorno! D’altra parte, l’attesa aumenta l’appetito, no?

La seconda parte del post uscirà la prossima settimana.

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