Cucina, territorio, e … libri sotto la Mole: intervista a Silvia Leoncini, autrice de “La guerra di Gianni” e food influencer

Fra le attività che preferisco, la pole position se la giocano queste due: leggere (e scrivere), e mangiare!

Quindi potrete ben capire che, per me, avere un’amica come Silvia Leoncini è davvero il massimo. Per chi non si ricordasse, o si fosse perso il mio primo articolo dedicato a lei (Il mini mato de La Masca in Cucina) Silvia è una delle food blogger più note e attive del nostro territorio. Il suo blog, La Masca in Cucina, è un gustoso mix fra ricette – perlopiù legate alle tradizioni piemontesi e liguri, essendo di origine genovese – e storytelling di prodotti e luoghi imperdibili del Piemonte, in particolare del cuneese, dove Silvia risiede.

Innumerevoli le attività di Silvia nel mondo food e dintorni, che ne fanno una vera e propria comunicatrice del cibo, dei suoi valori e della sua cultura: per citarne alcune, il progetto food blogger da lei ideato per la scorsa edizione della celebre Fiera del Marrone di Cuneo, di cui è web media partner esclusiva (link), la partecipazione al team organizzativo di Mille luci nel piatto (link), cena en plein air sotto le luci della manifestazione cuneese L’illuminata nel luglio 2015, nonché il suo intervento ad Expo Milano, durante il prestigioso convegno “La cultura della protezione e sostenibilità – facciamo luce sul ruolo del packaging nella lotta agli sprechi alimentari” (link).

Oltre ad essere una blogger ed influencer super attiva, Silvia è anche, anzi soprattutto, una bravissima scrittrice. Dopo essersi cimentata in diversi racconti brevi (più volte premiati in occasione di contest a livello nazionale), questa frizzante “genovese sulle montagne di Cuneo” ha debuttato nella narrativa proprio un anno fa. Il suo primo romanzo, “La guerra di Gianni”, è stato infatti pubblicato dalla casa editrice Araba Fenice nella primavera del 2015: un libro toccante ma non drammatico, dove viene narrata la storia della famiglia paterna di Silvia durante la II Guerra Mondiale. Una storia personale sullo sfondo della Storia, che vi consiglio di leggere per “rileggere” alcune vicende studiate sui banchi di scuola, attraverso gli occhi di chi ha vissuto quel doloroso ma cruciale periodo, sullo sfondo di luoghi alla maggior parte di noi ben noti. Sempre a proposito di libri, potete trovare una ricetta di Silvia nel libro “Torte salate”, edito da Gribaudo, dove la community di food blogger dell’MT Challenge (sito ufficiale) diretta da Alessandra Gennaro ha sfoggiato la sua sapienza e abilità culinaria. Il volume è uscito una settimana fa circa, ed è già andato letteralmente a ruba. Quindi aguzzate la vista nelle librerie se volete una copia tutta per voi (e per il vostro palato!).

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[photo credits: Silvia Leoncini]
 Silvia, blogger e storyteller de “La masca in cucina” e Silvia, autrice de “La guerra di Gianni”: raccontaci delle tue due anime da scrittrice.

Ho aperto il blog perché mi piace scrivere, oltre che cucinare.

Diciamo che era il modo non solo per tenere in ordine le mie ricette (che segnavo in infiniti quaderni e perdevo regolarmente), ma per poter sfogare la penna, raccontando storie e leggende e – in breve – tutto ciò che mi passa per la mente

Quindi in sostanza le due me sono una persona sola, soltanto con due sfaccettature.

Del resto sono dei Gemelli, quindi è una cosa normale!

 “La guerra di Gianni” è un romanzo basato su una storia vera della tua famiglia, sullo sfondo del secondo Conflitto Mondiale. Come nasce l’idea di mettere nero su bianco le travagliate vicende di tuo padre Gianni, ed il coraggio di tua nonna Emilia?

Il romanzo è nato da una serie di domande che mi sono posta.

La vicenda narrata me l’ha raccontata mio papà solo pochi mesi prima di morire e nessuno l’aveva mai ascoltata prima.

A questo punto mi sono chiesta perché me l’avesse svelata.

Forse voleva che la rendessi nota al mondo?

Pensa e ripensa ho deciso di darle il volto leggero del romanzo, sì storico, ma facendo in modo che il lettore non si annoiasse leggendo.

Tra l’altro ho trovato in una valigia in cantina dei vecchi documenti che attestano i risvolti più incredibili della vicenda: li ho allegati in copia al volume perchè si tratta di una sorte talmente pazzesca che senza pezze giustificative qualcuno potrebbe non crederci.

Parlare di argomenti che coinvolgono la guerra non è facile, ma si può lo stesso far in modo che il lettore non lasci a metà il libro per noia o per depressione.

Mi ha detto chi ha letto La Guerra di Gianni che dopo aver iniziato con mille dubbi, pensando al solito, “palloso” libro di guerra, non ha alzato la testa dal volume fino alla fine.

Per me è il complimento migliore!

La stessa cosa mi ha detto lo scrittore Marco Tomatis e di più non potrei volere.

Altra spinta: c’è stata la volontà di rispettare l’ordine cronologico impostato da papà  – una sorta di diario di vita – ma di dare anche risalto alla figura della vera protagonista, quella senza la quale chissà come sarebbe andata a finire e chissà se io stessa sarei qui, cioè mia nonna, il vero motore della vicenda nelle sue fasi risolutive, una madre coraggio bellicosa e decisa.

Per finire ti devo dire che nel libro si incontra un medico missionario del quale è  in corso la beatificazione e che qui è descritto giovanissimo e già tanto propenso ad aiutare il prossimo.

La testimonianza di papà è una delle sole tre di quel periodo che ci siano pervenute e anche per questo singolo motivo sarebbe valsa la pena di scrivere.

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[photo credits: Silvia Leoncini]
 Non solo scrittrice: sei molto attiva sul territorio del cuneese, dove risiedi, come promotrice della cultura e delle manifestazioni della zona. Dai un assaggio a noi torinesi delle meraviglie che offrono Cuneo e dintorni!

E’ davvero impegnativo fare una panoramica delle offerte turistiche del Cuneese, che non si chiama per scherzo la Provincia Granda!

In più io sono guida turistica patentata, per cui mi entusiasmo quando ne parlo.

Da amante delle gite a piedi e sciatrice accanitissima direi innanzi tutto le montagne, dalle quali molto spesso si vede il mare, anche mentre si scia.

Siamo in un territorio felice che fa da congiunzione tra l’Alpe e il Mediterraneo e anche la flora e la fauna  possono sorprendere con il loro aspetto e la varietà estrema delle specie.

Nella mia zona (vallate Monregalesi) imperdibile è l’ascesa al Mongioie e al Marguareis, dai quali lo sguardo spazia anche sulla valle Roja.

Nel cuneese più strettamente detto adoro la valle Gesso, col rifugio Remondino, i Laghi della Nasta, il Bivacco Guiglia, il Lago Bianco… luoghi incantevoli che conquisti a piedi, con fatica, in salita e in gara solo con te stesso.

Luoghi per pensare.

Qui a Cuneo è nato lo sci alpino del Nord-Ovest: nel 1947 costruirono la prima seggiovia a Limone e nel 1948 a Frabosa Soprana e proprio quest’ultima -ancora in funzione – è stata per molto tempo la seggiovia più lunga d’Europa.

Sul fronte delle bellezze artistiche, poi, il Cuneese può dire la sua e vorrei innanzitutto spezzare una lancia per tutto ciò che, a Cuneo, non si chiama Alba.

La città langarola resta un gioiello per il suo centro, l’ accoglienza, la gastronomia e il vino, ma in troppi luoghi d’Italia e del mondo quando si dice Cuneo si pensa ad Alba.

C’e’ molto di più, da noi!

Lo stesso capoluogo ha oltre 800 anni di storia e notevoli monumenti meritevoli di una visita.

Mondovì offre un gioiello di borgo medioevale in alto sul colle e la città quattrocentesca in basso, collegate da una funicolare storica, recentemente ridisegnata da Giugiaro.

E poi Fossano, Vicoforte col suo Santuario, Savigliano, i castelli… come non pensare di dedicare un paio d’ore alla visita di Racconigi, residenza estiva di Carlo Alberto di Savoia e poi di Vittorio Emanuele II e III?

Le sue cucine da sole ripagano del tempo impiegato.

E le antiche Certose? Il Filatoio di Caraglio? I Musei etnografici delle Valli Occitane?

L’incantevole Saluzzo col suo borgo medioevale incontaminato e il Castello della Manta, l’Abbazia di Staffarda… secoli di storia da attraversare durante la visita.

Potrei continuare per ore, ma credo che la cosa migliore sia venire a vedere di persona.

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[photo credits: Silvia Leoncini]
 Silvia e Torino: qual è il tuo posto del cuore?

Torino è meravigliosa, e te lo dice una che per molti anni di Torino non ha conosciuto altro che l’ Ikea, che allora era a Grugliasco.

Ma mi sono rifatta in seguito, e senza poter dire di sapere tutto, adesso posso accompagnare gli amici in giro e farli contenti.

Sai, la cosa migliore è vedere che chi viene a trovarti ed ha stampato in testa che “Torino e’ grigia e i torinesi sono tristi bogia nen chiusi nel loro doppiopetto fumé” se ne va contento e ti dice che così bella non se l’aspettava.

Che cosa adoro di Torino, a parte le sue piazze enormi (da genovese le invidio anche un po’) e le strade perpendicolari e larghe come i viali parigini?

L’imponenza.

E’ l’unica città italiana ad avere davvero l’impianto da Capitale.

Voglio dire: Roma è un universo a parte, ma è caotica e arzigogolata nelle forme, per via di tutto quel ben di Dio che contiene.

Torino ricorda Parigi coi viali alberati e i palazzi severi.

In fondo a via Roma c’è Palazzo Reale e ci arrivi con una strada elegante e una piazza che incute rispetto.

Arrivarci è più imponente che giungere alla Hofburg di Vienna e proprio perchè l’impianto cittadino è studiato ad effetto.

Che cosa mi piace quindi?

La Mole e la vista che si gode dalla sua guglia, ma ancor di più il Museo del Cinema che ospita al suo interno.

Piazza San Carlo con il Caval’d Brons e le due chiese gemelle, come ci sono anche a Roma.

Il lungo Po nella zona della Gran Madre, perchè da lì vedi Piazza Vittorio Veneto e lo spettacolo che e’ per dimensioni!

Poi, come non rimanere incantati dai caffè torinesi?

La guida dei Locali Storici delle città conta un centinaio di punti di interesse.

Per ciò che riguarda i caffè, quando voglio gratificarmi e sono in giro per Torino entro da Gerla (il profumo delle brioches al mattino invade il corso e la sua pasticceria è bella anche solo da vedere) o da Platti in corso Vittorio (è una meraviglia di stucchi in gesso bianco-oro e di specchi enormi), al caffè San Carlo per la sontuosità dei decori neoclassici e il lampadario di Murano degno dell’ Ermitage , da Mulassano in Piazza Castello perchè lì hanno inventato il tramezzino, da Baratti e Milano perché è una cioccolateria elegante, alla caffetteria di Palazzo Reale, perchè sorbire una cioccolata circondati dalle vetrine che contengono le porcellane e gli argenti da tavola dei Savoia è imperdibile!

E poi chi dice Torino dice cioccolato e chi dice cioccolato dice Gobino: il negozietto all’angolo di Via Lagrange è una tappa fissa.

Ma ti sorprenderà sapere che il mio posto del cuore, a Torino, e’ un negozietto piccolo nella Contrada dei Guardinfanti.

Tutta la contrada è splendida, fatta di stradine strette che mi ricordano un po’ Lucca e un po’ Genova, fitte fitte di artigiani e botteghe particolari.

E lì ce n’è una che per la sua atmosfera mi fa felice ogni volta che ci entro.

Ma per lasciare la dovuta suspence non dico di più e rimando ad un articolo che uscirà la prossima settimana sul mio blog!

Quindi restate tutti sintonizzati sul sito de La Masca in Cucina !

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