#residenzesabaude: la Palazzina di Caccia di Stupinigi

 

 

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Indecisi sulla meta per una gita “poco fuori porta” durante il week end? Vi piacerebbe immergervi in un’atmosfera regale, respirare la storia di Torino ma stare lontani dal caos del centro? Stupinigi allora è il posto che fa per voi!

A pochi passi da Torino, al fondo di Corso Unione Sovietica, si trova questa maestosa Palazzina di Caccia sabauda, inserita nel circuito delle Residenze Reali piemontesi.

Arrivare a Stupinigi da Torino vuol dire fare un vero e proprio viaggio nel tempo. Dai clacson delle macchine e il traffico di Mirafiori, piano piano si passa per un lungo viale alberato, incorniciato ai lati da cascine e scuderie di mattoni rossi, dalle scritte consumate. A coronare il tutto, davanti a voi si aprirà la magnifica visuale della Palazzina, nel suo elegante color crema, con il corpo centrale sormontato dalla statua del “Cervo” : la scultura – una copia dell’originale risalente al XVIII secolo, opera di Francesco Ladatte- è l’innegabile simbolo dell’edificio, un segno della sua identità venatoria.

In effetti, la Palazzina era stata concepita come “appoggio” della famiglia Savoia durante le battute di caccia, che avvenivano nel parco circostante, di oltre 150.000 mq di grandezza.

Come nacque il progetto dell’edificio? Vittorio Amedeo II ne commissionò la costruzione all’architetto di corte Filippo Juvarra nel 1729. Il luogo prescelto, Stupinigi, era già dal medioevo sede di un piccolo castello, ancora visibile sul lato che volge verso Vinovo; il castello apparteneva ad un ramo cadetto della famiglia, gli Acaja, e quando la casata si estinse i Savoia presero possesso dell’edificio, espandendo il dominio anche sui terreni circostanti. Dopo alcuni cambi di proprietà, nel 1564 risubentrarono  i Savoia, con Emanuele Filiberto a reclamare le terre che diede poi in gestione all’Ordine Mauriziano, di cui era egli stesso Gran Maestro.

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Lo Juvarra ideò e costruì un incantevole gioiello del Rococò italiano: la Palazzina è un trionfo di stucchi, ori e specchi, un ritratto del periodo di massima gloria dei Savoia, passati nel 1713 da Duchi a Re, di Sicilia prima e di Sardegna poi.

Il cuore della Residenza è il grande salone ovale, provvisto di balconate ad andamento concavo-convesso di forte impatto visivo. Dal salone centrale partono quattro bracci più bassi a formare una croce di Sant’Andrea, dove si trovano gli appartamenti reali e quelli per gli ospiti. A proposito degli ospiti, grandi personalità della Storia soggiornarono a Stupinigi: dall’imperatore Giuseppe II al re di Napoli Ferdinando I di Borbone con la moglie Carolina, non dimenticandosi di Napoleone e di sua sorella Paolina, che si stabilì nella Palazzina durante il periodo in cui il marito Camillo Borghese era stato nominato -dal cognato Bonaparte stesso- Governatore Generale del Piemonte (1808), ai tempi del dominio francese.

Attualmente, la splendida residenza sabauda è di nuovo di proprietà dell’Ordine Mauriziano, insieme ai terreni e agli edifici circostanti. Spesso la Palazzina ospita al suo interno il Museo dell’Arredamento, mostre d’arte di notevole interesse, nonché eventi e saloni. Fra le manifestazioni organizzate, figura anche una fiera dedicata al matrimonio. Per corsi e ricorsi storici, tanti giovani sposi si ritrovano oggi a scegliere catering e confetti proprio nel luogo che ospitò un celebre matrimonio di casa Savoia: qui, infatti, il 12 aprile 1842 venivano celebrate le nozze tra Vittorio Emanuele II, futuro primo re d’Italia, e l’austriaca Maria Adelaide d’Asburgo-Lorena.

La bellezza della Palazzina di Caccia di Stupinigi e la sua importanza nella storia hanno fatto sì che venisse nominata Patrimonio dell’ Unesco nel 1997.

Curiosità: non solo regnanti e politici soggiornarono a Stupinigi. Nel 1827 arrivò alla Palazzina un ospite molto speciale: si chiamava Fritz, ed era… un elefante indiano! Il pachiderma fu donato dal vicerè d’Egitto Mohamed Ali al re Carlo Felice, e si trova ancora a Torino, conservato nel Museo di Scienze Naturali.

 

[photo credits: Dire Fare Mole]

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