Cronache di Orbassano: la Battaglia della Marsaglia

Oggi vi voglio raccontare un episodio che riguarda la storia del nostro Piemonte, una grande battaglia che risale a ben 322 anni fa.

Protagonisti di questa storia nella Storia sono due fra i sovrani più famosi dell’epoca, ovvero Luigi XIV di Francia, meglio conosciuto come il Re Sole, ed il nostrano Vittorio Amedeo II di Savoia, detto la Volpe savoiarda.

 La nostra storia si svolge a poca distanza da Torino, nei pressi di Orbassano (che è il luogo dove sono cresciuta ed abito!). La vicenda è infatti nota come Battaglia di Orbassano o della Marsaglia, dal nome del castelletto dove il Maresciallo Catinat, capo delle truppe d’oltralpe, stilò la relazione per Luigi XIV al termine dello scontro, che vide la vittoria francese sui Savoia ed i loro alleati. Per dovere di cronaca, la battaglia non si svolse interamente nei territori di Orbassano, bensì nelle campagne confinanti e condivise con i comuni di Volvera, Piossasco e Rivalta di Torino.

Ma procediamo con ordine.

pianobattaglia

Correva l’anno 1693: l’Europa era nel pieno della Guerra della Grande Alleanza, scoppiata nel 1688. Il conflitto, chiamato anche Guerra dei nove anni, vedeva contrapposte da un lato la Francia di Luigi XIV, e dall’altro la Lega di Augusta, unione di forze europee alleate contro le mire espansionistiche del Re Sole. Nel 1690 entrò in scena Vittorio Amedeo II, allora Duca di Savoia (nel 1713 sarà il primo della sua casata a fregiarsi del titolo di Re).

« Da lungo tempo mi trattavano come vassallo, ora mi trattano come paggio; è venuto il tempo di mostrarmi principe libero ed onorato ». Così affermava il Duca sabaudo, che, in cerca di gloria e riscatto, ruppe l’antica alleanza con i francesi per passare al fronte opposto. La guerra arrivò così in Piemonte, con la discesa delle truppe transalpine guidate dallo spietato Maresciallo Catinat, tristemente noto per le persecuzioni contro i Valdesi.

Il conflitto fra la Francia del Re Sole ed il Ducato di Savoia proseguì a fasi alterne, con assedi, incendi, saccheggi che stremarono la popolazione piemontese. Dopo che il Catinat scese dalla Val Chisone e dalla Val Susa, stabilendosi nei pressi delle alture di Piossasco, Vittorio Amedeo II decise di affrontare il nemico in campo aperto. Alcuni generali del Duca cercarono di dissuaderlo, prevedendo una disfatta. L’esercito francese contava infatti circa 40.000 uomini, contro le 30.000 unità delle forze alleate.

Ma ormai la decisione era presa, e così, nella notte fra il 2 ed il 3 ottobre 1693, iniziarono a prendere posizione gli schieramenti avversari. L’armata piemontese ed alleata, guidata dal Duca stesso e dal cugino, il Principe Eugenio, si dispose verso il confine con Volvera. L’esercito era quanto mai variegato, essendo composto da soldati provenienti da Spagna, Lombardia, Regno di Napoli, Stato di Milano e Principati tedeschi. I battaglioni francesi scesero dalle colline di Piossasco, dove il Catinat ed i suoi generali osservavano i movimenti degli avversari, e si posizionarono nei pressi alla località che poi prese il nome di Tetti Francesi.

Nella nebbia del mattino del 4 ottobre 1693, si diffusero nell’aria i rulli dei tamburi, ad annunciare l’inizio di una delle battaglie fondamentali della guerra della Grande Alleanza. E’ suggestivo pensare, al giorno d’oggi, che in questo remoto angolo della campagna torinese erano in gioco gli equilibri dello scacchiere europeo.Come previsto, la Francia ebbe la meglio: forte della superiorità numerica e delle doti di abile stratega del Catinat, ben presto si delineò la sua vittoria. Alcune truppe alleate, constatata la situazione, decisero di ritirarsi senza nemmeno combattere.

Terminato lo scontro, si iniziò a fare il conto dei caduti e dei danni. Le circa 10.000 vittime rimasero insepolte per qualche mese, rendendo impossibile il ripristino dei terreni agricoli, fino a quando ,nel gennaio del 1694, il magistrato di sanità fece obbligo di seppellire i cadaveri. I terreni restarono però incolti per anni, anche per il fiorire di leggende e superstizioni, come le dicerie popolari sulle anime vaganti dei soldati periti o sulla presenza di tesori nascosti nei luoghi della battaglia. Ancora nel secolo successivo, i campi fra Orbassano e Volvera costituivano una zona “off limits”, tant’è che presso l’ Archivio Storico della città di Volvera è conservato un documento risalente al XVIII secolo, una mappa catastale, dove la zona dello scontro è indicata dal lugubre disegno di uno scheletro vestito da soldato.

Secoli e secoli sono passati, altre guerre ancora più crude sono transitate per questi luoghi. Il campo dove si affrontarono i gloriosi eserciti europei ora è occupato da alcuni impianti industriali. Poco è rimasto del ricordo della Battaglia della Marsaglia: il già citato omonimo castelletto è in piedi, come alcune cascine esistenti già all’epoca, che fungevano da ricoveri per i soldati feriti. Ma i posteri hanno voluto apporre un simbolo forte ad eterna memoria della vicenda, la Croce Barone, fatta erigere nelle campagne di Volvera all’inizio del secolo scorso. Una lapide ai suoi piedi recita: “In questi campi il 4 ottobre 1693-le truppe di Vittorio Amedeo II di Savoia-soverchiate dal numero dei francesi-difesero fino all’ultimo l’onore di Savoia-speranza d’Italia”.

Se questo racconto vi è piaciuto, e se volete respirare l’aria della grande battaglia per rivivere i momenti clou del conflitto, ogni anno a Volvera si tiene una rievocazione storica, fra l’ultima settimana di settembre e la prima di ottobre.

Oppure potete semplicemente recarvi nei luoghi dello scontro, e con la fantasia fare un salto di tre secoli indietro, quando le fabbriche non esistevano, e la grande piana di Orbassano faceva da cornice ad uno degli episodi più importanti e cruenti della storia del tempo.

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