“La Mole Antonelliana, l’edificio più geniale che è stato forse costruito.”: Torino vista da Nietzsche

“Sono passato vicino alla Mole Antonelliana, l’edificio più geniale che è stato forse costruito per un assoluto impulso verso l’alto -non ricorda nient’altro se non Zarathustra. L’ho battezzato Ecce Homo e l’ho circondato nel mio spirito con un immenso spazio libero.”

Così descriveva la Mole Friedrich Nietzsche, uno dei più celebri autori e filosofi tedeschi del XIX secolo. Nietzsche fu grande ammiratore della nostra città, dove soggiornò nella primavera del 1888, per poi tornarvi
dal 21 settembre 1888 al 9 gennaio 1889: pochi mesi  furono più che sufficienti per fare scattare la scintilla fra il filosofo e la città sabauda.

Molte citazioni e descrizioni su Torino ci sono giunte attraverso le lettere che Nietzsche scriveva ai suoi cari dal suo appartamento torinese, sito al quarto piano di via Carlo Alberto 6, vicino all’ingresso della Galleria Subalpina.

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Cosa colpiva maggiormente Nietzsche? La “dorata bellezza” dell’autunno “così magnifico e pieno di sole”, gli ampi viali del centro cittadino, il carattere discreto ma cortese dei piemontesi, la cultura – in particolar modo i concerti di musica classica che si tenevano al teatro Regio o al Carignano- ma soprattutto…il cibo. In una lettera indirizzata all’amico Heinrich Koselitz datata 30 ottobre 1888, il filosofo descrive i suoi pasti con dovizia di particolari (anche di costi!), sottolineando il suo apprezzamento per le tipicità del luogo, come la carne di vitello, il caffè e i grissini, che nacquero proprio a Torino nel 1679, quando il fornaio di corte Antonio Brunero li ideò per Vittorio Amedeo II, di salute cagionevole ed incapace di digerire la mollica del pane.

“Trovo che qui valga la pena di vivere sotto tutti gli aspetti. Il caffè nei migliori locali, un bricchetto di una bontà rara, veramente di prima qualità, come non l’avevo mai assaggiato, 20 cent, e a Torino non si lasciano mance. La mia camera, posizione di prim’ordine in centro, sole dalla mattina al pomeriggio, vista su Palazzo Carignano, sulla piazza Carlo Alberto e in lontananza sulle verdi montagne – 25 franchi al mese con servizio, compresa la pulizia degli stivali. Nella trattoria pago per ogni pasto un franco e 15, e lascio 10 centesimi in più, cosa che viene decisamente considerata un’eccezione. A questo prezzo ricevo una enorme porzione di minestra, sia asciutta che in brodo: grandissima scelta e varietà, e paste italiane tutte di prima qualità (solo qui ho cominciato a imparare le grandi differenze). Poi un eccellente pezzo di carne tenera, soprattutto arrosto di vitello, che non avevo mai mangiato da nessuna parte in questo modo, accompagnata da verdure, spinaci ecc. Tre panini, che qui sono molto gustosi, e per gli amatori i grissini, i sottilissimi bastoncini di pane che piacciono a Torino.”

A Torino Nietzsche concepì e scrisse una delle sue più grandi opere, “Ecce Homo”. Ma Torino è anche collegata alla sua figura per un evento meno felice: proprio qui il filosofo iniziò a manifestare i primi segni di follia. Il 3 gennaio del 1889, Nietzsche, uscendo di casa, vide un cocchiere prendere a calci il suo cavallo. Urlando “Tu, disumano massacratore di questo destriero!”, corse ad abbracciare il povero animale, continuando a gridare frasi sconnesse. Pochi giorni dopo fu portato via dalla città per essere curato a Basilea. Alcuni dissero che lasciò Torino cantando per Porta Nuova canzoni napoletane, convinto di essere il re d’Italia.

Le lettere di Nietzsche sono raccolte nel libro “Lettere da Torino”, edito da Adelphi.

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