Paolo e Filosofia Vegetale: coltivare piante per annaffiare l’anima

“Paolo, che ne dici di essere una quota verde nella mia rubrica di interviste dopo tante quote rosa?”

“Quota verde? Suona bene! Sentiamoci!”

L’incipit di questa intervista è liberamente tratto dalla conversazione fra me e il filosofo vegetale Paolo Astrua avvenuta via Instagram, dove abbiamo avuto modo di apprezzare i nostri lavori e i nostri pensieri con reciprocità. Il lavoro di Paolo non ve lo saprei descrivere con parole precise ed è per questo che gli ho proposto di parlarmene e parlarcene in un’intervista; è un lavoro affascinante, insolito, pieno di risvolti inaspettati, uno di quei lavori che riempiono mani e cuore di bellezza. Un lavoro a stretto – anzi indissolubile – contatto con la natura, nato da una forte esigenza di cambiamento e di benessere interiore, di connessione con l’ambiente, di unione fra umanesimo e botanica.

Sono felice di ospitare la storia (verdissima) di Paolo e del progetto Filosofia Vegetale sulle pagine del blog. Gli spunti e le ispirazioni da cogliere fra le sue parole sono innumerevoli.

Paolo, prima e (forse) scontata domanda: chi sei e come sei arrivato ad essere un “filosofo vegetale”?

Ho cambiato pelle e mansione diverse volte in questi anni e quella del “filosofo vegetale” è la perfetta sintesi del viaggio che mi ha portato fin qui, al mio presente professionale e di vita scelto, voluto e sentito. Ti racconto un po’ di questo percorso: nasco come attore e formatore. Ebbene sì, il mio esordio sul palcoscenico lavorativo è stato proprio sui palcoscenici dei teatri, un mondo da cui ho imparato tanto a livello di rapporti umani. Nei miei anni in ambito teatrale ho conosciuto persone di qualsiasi età, mi sono interfacciato spesso con bambini e adolescenti attraverso laboratori nelle scuole, ho potuto osservare ogni sfumatura dell’animo umano.

Alla soglia dei trent’anni ho deciso di ascoltare la mia voce interiore che mi spingeva sempre di più verso la natura, verso un modo di vivere a contatto con il verde, una passione custodita nella mia anima. Così ho cambiato rotta e lavoro, ho studiato, ho aperto dapprima una ditta di giardinaggio, ho posato i primi tasselli che mi hanno condotto alla fondazione di Filosofia Vegetale. Piccola curiosità: il nome del progetto è nato da una frase scherzosa di mia moglie!

In cosa consiste il tuo lavoro? Quando e come le persone si possono rivolgere a te?

Mi piace pensare a Filosofia Vegetale come ad un mezzo per unire l’amore per le piante alla relazione umana. Il mio lavoro è pratico ma anche introspettivo, solitario ma anche sociale, non c’è mai un giorno lavorativo uguale ad un altro ed è bello così.

Le persone si possono rivolgere a me per eseguire dei lavori di allestimento dei loro terrazzi o dei loro giardini, per avere un tutoraggio dal vivo per la cura delle loro piante oppure per una consulenza online, un servizio nato durante il lockdown primaverile che ha riscosso un buon successo. Amo inoltre proporre laboratori: al momento non è possibile causa Covid ma fremo per poter ricominciare a tenere workshop e giornate formative, dai risvolti ora pratici (come imparare a potare) ora filosofici (come la relazione e la gratitudine verso il mondo vegetale). Il confronto con gli altri per me è fondamentale ed arricchente.

La pandemia che stiamo ancora – purtroppo – vivendo ci ha in un certo senso fatto riconnettere con le nostre case e con i loro spazi esterni, per alcuni il giardino, per altri il balcone. Che suggerimenti vuoi dare in merito ai lettori, nell’ottica di vivere e organizzare al meglio questi spazi?

Uno dei pochi risvolti benefici di questa assurda situazione è stato proprio l’aver fatto riscoprire ad ognuno di noi lo spazio esterno delle nostre abitazioni, grande o piccolo che sia, invogliando a prendercene cura. Non bisogna mai sottovalutare il potere lenitivo che il mondo botanico ha sulla psiche umana, circondarsi di verde non può che essere un aiuto prezioso in tempi difficili.

Il mio suggerimento per ottimizzare i vostri spazi verdi? Sicuramente studiare la posizione del terrazzo/giardino, la sua esposizione solare, per poter decidere di conseguenza la scelta delle piante adatte e la loro collocazione. A tal proposito, se desiderate informazioni maggiori sull’argomento potete trovare alcuni consigli pratici nella mia guida; per averla basta iscriversi alla mia newsletter e scaricarla. Altre indicazioni utili le potete trovare sul mio blog https://www.filosofiavegetale.it/blog/

Torino, sicuramente lo saprai, è una delle città italiane più verdi, grazie ai suoi tanti parchi e giardini pubblici. Che rapporto hai con la città? E quali sono i tuoi “itinerari verdi” preferiti?

Ti dirò, il mio rapporto con Torino ha attraversato momenti di conflittualità in passato. Il mio tendere ad uno stile di quotidianità meno impattante, più vicino alla natura e al silenzio mi ha portato a lasciare la città e a trasferirmi in provincia, a Pino Torinese, dove ho trovato una dimensione ideale fatta di passeggiate nei boschi e ritmi lenti.

Nonostante ciò, il mio legame con Torino è solido e amo i suoi parchi, specialmente quelli legati alla mia infanzia: piazza d’Armi e il parco Rignon, entrambi situati nel quartiere Santa Rita. Di piazza d’Armi adoro il vestito autunnale e le querce dipinte di rosso, mentre del parco Rignon conservo il ricordo di un carpino secolare su cui mi arrampicavo da bambino sognando mille avventure. Da grande invece ho imparato a conoscere e ad amare il giardino roccioso all’interno del Valentino e il parco sotto i Giardini Reali. In generale trovo che la natura a Torino dia il meglio in autunno quando la sua eleganza nostalgica viene messa in risalto all’ennesima potenza.

Sito: https://www.filosofiavegetale.it/

Facebook: https://www.facebook.com/filosofiavegetale/

Instagram: https://www.instagram.com/filosofia_vegetale/

[photo credits: Paolo Astrua]

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