Itinerari sabaudi: le fontane più belle di Torino

Sussurrano note scroscianti alle orecchie di chi ama passeggiare, colonna sonora dolce e lenta che mette subito di buonumore. Zampillano allegre ma composte – siamo sempre a Torino, l’understatement è tutto!- facendo capolino da una piazza o da un giardino. Ci sorprendono con le loro coreografie leggere nei parchi di castelli e palazzi antichi.

Le fontane, quanto sono belle le fontane, cari lettori? E quanto sono belle le fontane torinesi, piccoli monumenti vezzosi pronti a raccontarci storie indimenticabili sulla città?

Se anche voi amate il rumore dell’acqua e volete scoprire Torino attraverso un itinerario insolito, seguite i miei passi!

fontana dei mesi
Fontana dei Mesi

La Fontana dei Mesi

In un ipotetico percorso a tema acquatico torinese, il punto di partenza non potrebbe che essere il parco del Valentino. Qui, dove Torino respira con il suo polmone verde a due passi dal centro storico, l’elemento acqua è forma e sostanza. Oltre alle acque placide del fiume Po, specchio in cui si riflettono civettuoli ora il Monte dei Cappuccini, ora i palazzi di piazza Vittorio, ecco la vera protagonista del nostro girovagare, la Fontana dei Mesi o dei Dodici Mesi che dir si voglia. Faccio un torto ammettendo sin da subito che è la mia preferita?

Simile ad una quinta teatrale, spettacolare nel suo candore, la Fontana dei Mesi venne realizzata nel 1898 da Carlo Ceppi – lo stesso architetto che progettò la stazione di Porta Nuova – in occasione dell’Esposizione Generale Italiana tenutasi al Valentino, ed è un vero e proprio compendio di allegorie. Al centro spicca il gruppo statuario che raffigura i quattro fiumi principali di Torino, ossia il Po, la Dora, Il Sangone e la Stura, attorniati da una successione di statuette femminili ognuna abbinata ad un mese dell’anno come si evince dalle scritte alla base. L’insieme è un armonico abbraccio di pietra ed acqua, solenne e sognante, un capolavoro di arte tardo ottocentesca che strizza l’occhio all’epoca classica.

Le Fontane di Villa della Regina

Oltrepassiamo il Po, direzione collina. Una breve ma intensa camminata in salita dalla Gran Madre (o un comodo bus, se preferite!) ci conduce al cospetto di una Residenza Sabauda dalla bellezza luminosa. Di Villa della Regina ve ne ho parlato tante, tantissime volte, non riuscendo a celare il mio amore per la sua vista meravigliosa sulla città con tanto di vigneto urbano, per i suoi saloni affrescati segno di un glorioso passato…e per le sue fontane, ovvio! Il plurale è doveroso: nel parco che circonda il seicentesco edificio se ne trovano diverse. La prima che incontriamo è situata vicino alla cancellata d’ingresso, una vasca perfettamente rotonda, o rotondamente perfetta, che pare tracciata da un enorme compasso. La fontana si raggiunge scendendo la scalinata a doppia rampa sul lato anteriore della Villa ed è adornata da una dozzina di statue di divinità fluviali, alcune ben conservate, altre meno, convergenti nella grande statua del dio Nettuno al centro.

La sorpresa si svela però nella porzione di parco retrostante ossia il cosiddetto Belvedere Superiore, incantevole giardino all’italiana ad anfiteatro costellata di statue, vasche e fontane dal gusto classicheggiante; come la vasca prospiciente la Grotta del Re Selvaggio e, nella parte superiore, la Fontana del Mascherone, che a sua volta alimenta la Cascatella della Naiade. Un trionfo di acqua e magnificenza, da vera Regina.

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Villa della Regina

Le Fontane di Piazza CLN

Addentriamoci  nel cuore pulsante di Torino. Piazza Carlo Alberto, piazza Carignano, piazza San Carlo. Una successione di eleganza e bellezza, di nobili edifici color crema e di panchine su cui condividere confidenze e spuntini al volo. Ma siamo alla ricerca di una piazza più piccola, meno aulica, e quindi lasciamo alle spalle il duca Emanuele Filiberto Testa di Ferro sul suo Caval’d Brons e ci dirigiamo verso Porta Nuova. Uno stretto passaggio ci conduce verso la nostra meta: piazza CLN, nota agli amanti del brivido come ambientazione di alcune scene clou di “Profondo Rosso”, girato in città dal maestro dell’horror Dario Argento nel 1975.

Non una, ben due fontane adornano la piazzetta. Speculari, simmetriche, monumentali, raffigurano un uomo e una donna, allegorie del Po e della Dora Riparia, realizzate dallo scultore Umberto Baglioni nel 1937. Sembrano due divinità greche, quasi severe nella loro gigante immobilità stemperata dal divertito suono cristallino dell’acqua che si riversa nelle vasche sottostanti. Le due statue sono poste rispettivamente dietro le chiese intitolate a San Carlo e a Santa Cristina. Profano e Sacro, come ben sappiamo, si mescolano e si inseguono incessantemente fra le vie di Torino, nei suoi angoli bianchi e nei suoi angoli neri. La magia, qui, è dappertutto.

La Fontana Angelica

Proseguiamo verso la parte ovest del centro, passeggiando sotto i portici decorati di via Cernaia in ammirazione dei palazzi Liberty che si affacciano leziosi. Prossima fermata piazza Solferino, dove si erge in tutta la sua aura di mistero la Fontana Angelica. Non parlo di mistero a caso. Gli amanti del lato magico di Torino sanno bene che questa fontana monumentale ha alle spalle una storia carica di simbolismi, di significati nascosti. Cosa rappresentano le imperiose figure umane in pietra? L’allegoria è legata alle quattro stagioni e al loro succedersi, ma non solo. Pare infatti che la vera chiave di lettura sia connessa alla Massoneria.

Eseguita nel 1929 su progetto dello scultore Giovanni Riva, la fontana monumentale prende il suo curioso nome dalla madre del ministro Paolo Bajnotti; perché questa scelta? Il motivo fu soprattutto economico, dal momento che gran parte dei fondi utilizzati per erigere la fontana provenivano dal finanziamento per legato testamentario del ministro. Quattro i gruppi statuari presenti, due donne poste lateralmente, la Primavera e l’Estate, e due rigorose figure maschili al centro, l’Autunno e l’Inverno. Proprio su queste ultime è stata fatta un’interpretazione in chiave massonica: essi sarebbero in realtà Boaz e Jaquim, i guardiani delle mitologiche Colonne d’Ercole, la fine del mondo conosciuto in epoca antica. Lo spazio perfettamente rettangolare che si apre fra le due statue sarebbe il simbolo della strada che porta alla conoscenza – tema caro ai massonici – mentre l’acqua versata dalle otri raffigurerebbe la conoscenza che fluisce. Se desiderate saperne di più sulla storia della Massoneria a Torino, vi consiglio il tour Torino Magica di Somewhere Tour & Events, full immersion nel lato esoterico della città.

La Fontana della Tesoriera

Avete ancora tempo? Allora allontaniamoci decisamente dal centro e andiamo verso corso Francia, l’asse viario più lungo della città voluto nel settecento da re Vittorio Amedeo II. Al civico 186 ci imbatteremo nel parco della Tesoriera, una di quelle perle poco fuori rotta dove cercare quiete senza allontanarsi troppo dalla movida cittadina. Chi trova la Tesoriera trova davvero un tesoro, un forziere di 75.000 metri quadri di piante esotiche e alberi secolari (qui c’è l’albero più antico della città, un platano di sei metri e mezzo di circonferenza piantato nel 1700!), storia sabauda e note musicali. Già: la raffinata villa Sartirana che troneggia in mezzo al verde, detta la Tesoriera in quanto fu residenza di Aymo Ferrero di Cocconato, Consigliere e Tesoriere Generale di Vittorio Amedeo II, è attuale sede della biblioteca civica musicale “Andrea Della Corte”.

Oh sì, la fontana! No non l’ho dimenticata, cari lettori. Se ne sta al centro del parco, davanti alla Villa, semplice nella sua vasca ellittica, eppure solenne con i suoi spruzzi, i giochi d’acqua scenografici, a volte leggeri, a volte intensi. Il luogo ideale per leggere un libro sdraiati sopra un plaid a quadretti neri e rossi, accarezzando i capelli della vostra dolce metà e beandovi di tutta questa sabauda e acquatica ebbrezza.

fontana piazza cln
Piazza CLN

 

[photo credits: Dire Fare Mole]

 

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