Le amiche di Dire Fare Mole: Valentina Fracchia e WIP-Work in Progress, storia di un brand (e di una scarpetta)

La scarpa con il tacco è uno degli indiscussi emblemi della femminilità (ok, questa affermazione mi toglie di diritto dal genere femminile visto che nella mia scarpiera i tacchi sono “non pervenuti” come le temperature di Aosta, ma passiamo oltre!). Dalla bionda Cenerentola con la décolleté di cristallo alla mia eroina televisiva Carrie Bradshaw, che lungo le 6 stagioni di Sex & The City ha disseminato calzature da sogno e perle di saggezza come “È così difficile stare dentro le scarpe di una donna. Per questo ne servono di veramente speciali. Per camminare un po’ più allegramente.”, la donna non può fare a meno di legare il cuore, almeno una volta nella vita, ad un paio di scarpe. Così è successo a Valentina Fracchia, che ha incontrato inaspettatamente sulla sua strada una scarpetta e ne ha fatto il logo del suo brand. Perché una ragazza ha bisogno di una scarpetta speciale per percorrere i sentieri della vita, Carrie docet!

Valentina, nata ad Alessandria e residente ad Asti, è architetto e stilista, due mestieri, due passioni che in un perfetto equilibrio coesistono in lei e in WIP-Work in Progress, marchio nato una decina di anni fa grazie ad un foglio di carta, una matita, e una scarpetta. Curiosi di conoscere meglio la sua storia?

logo Atelier

“La moda è architettura: è tutta questione di proporzioni”. Questa frase di Coco Chanel è riportata sul tuo sito e racchiude le due anime di architetto e di designer di moda. Raccontaci qualcosa di più di te e di come riesci a far convivere queste due identità!

La frase di Coco Chanel è un po’ come un mantra, in quanto rappresenta le due anime creative che convivono in me e che amo in egual misura: la moda e l’architettura. Due passioni che coltivo da tanti anni grazie all’influenza benevola di mia nonna sarta e di mia mamma, appassionata di interior design; c’è un’altra donna da citare, una figura esterna alla famiglia però fondamentale nella mia crescita e nella mia vocazione al bello. Si tratta di una cara amica di mia mamma, una stilista di abiti da sposa da cui ho appreso il valore della sartorialità e del su misura, il fascino delle stoffe, dei pizzi, l’irresistibile sensazione che dà il loro tocco.

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Al momento di scegliere quale scuola superiore frequentare, optai per l’Istituto d’Arte di Asti, corso in Architettura ed Arredamento, ma dentro mi sentivo come scissa in due. Il richiamo della moda era troppo forte,anche se mi venne sconsigliato di intraprendere quella strada. Seguì quindi il suggerimento ricevuto e portai avanti gli studi iscrivendomi alla facoltà di Architettura, sempre con un pensiero fisso in testa che non se ne andò nemmeno dopo la laurea e dopo l’apertura del mio studio da architetto. Il pensiero fisso diventò quasi ossessione e allora capii che, per sentirmi completa e realizzata, dovevo dare ascolto all’altra mia metà di anima. E così è nato WIP, il mio marchio, il mio nom de plume da stilista, il mio atelier astigiano.

Wip, Work in Progress. Il nome del tuo brand fa pensare al movimento, al progredire, all’andare avanti, proprio come la scarpetta rappresentata nel logo. Perchè questa scelta?

Il logo di WIP è nato per puro caso. Era il 2007, stavo scarabocchiando su un foglio durante la preparazione del mio ultimo e temuto esame universitario. La matita viaggiava da sola, senza rendermene conto vidi di aver tracciato sul foglio questa scarpetta e mi piacque all’istante: era un disegno spontaneo, personale, fuori dagli schemi. Era proprio adatto a me! Decisi poi di aggiungere la sigla WIP, che sta per Work in Progress, e nel 2010 registrai il marchio. Perché Work in Progress? Penso si sposi bene al significato profondo del mio lavoro e a come è nato, un segno del destino, un non volersi precludere nulla, perché non si può mai sapere cosa ci riserverà il futuro nei suoi lavori in corso. Io stessa sono in continua evoluzione e questo si riflette in entrambi i mestieri: la ricerca incessante di nuovi tessuti e stili per quanto riguarda la moda, di materiali e metodi per l’architettura, fanno di me una “cacciatrice” della perfezione, alla quale aspiro costantemente.

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Trovo molte analogie fra i due campi di applicazione. In fondo parte tutto da un disegno a matita su carta, dallo studio del modello, dalla personalizzazione secondo i desideri del cliente, che alla fine del processo creativo conosco a fondo quasi fossi una sorta di psicologa! Per me è importantissimo interfacciarmi con chi viene in atelier per avere una creazione su misura, comprendere cosa vuole, cosa non vuole, cosa dice il suo cuore. E vedere il suo sorriso alla consegna del prodotto è la mia soddisfazione più grande.

Come si riflette la “piemontesità” nelle tue creazioni?

Lo stile è espressione della propria personalità, un mix fra le nostre esperienze, i nostri gusti personali, la nostra provenienza, i luoghi che ci hanno toccato nel profondo. Quindi sì, sono convinta che il contesto ambientale influisca in maniera notevole sull’impronta che do alle mie creazioni. Sono nata ad Alessandria e cresciuta nella cittadina astigiana di Moncalvo, un luogo che mi ha dato tantissimo a livello di formazione artistica.

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Moncalvo è un borgo del Monferrato (sua prima capitale storica ndr) pieno di scorci, di dettagli, di arte, come le opere del pittore Guglielmo Caccia definito il Moncalvo o il Raffaello del Monferrato e della figlia Orsola Maddalena custoditi dentro le chiese del paese. Una cosa bella che mi ha trasmesso mia nonna è il valore della conservazione, un tratto che mantengo nella mia quotidianità e nel mio lavoro. Tutto è utile, tutto è prezioso.

Valentina, Torino e il Piemonte. Quali sono i tuoi luoghi del cuore?

Il mio luogo del cuore? Il primo che mi viene in mente è la Palazzina di Caccia di Stupinigi, sia per la sua indiscutibile magnificenza artistica (nonché per il suo incantevole parco) che per un motivo affettivo: è stato oggetto della mia tesina d’esame in Storia dell’Architettura ai tempi dell’Università, lavoro che mi è valso un bel 30 e lode e che ricordo con enorme piacere! Spostandoci fuori Torino, adoro il castello di Govone, situato fra Asti ed Alba, anch’esso legato ad un ricordo universitario. Una delle mie professoresse ai tempi seguiva i lavori di restauro al suo interno e dai suoi racconti mi è sembrato di viverlo in prima persona, affezionandomi a questa meravigliosa residenza reale parte, come Stupinigi, del sito diffuso Unesco che racchiude i palazzi di casa Savoia sparsi per il Piemonte.

WIP Atelier di Valentina Fracchia

via Guttuari 28 – Asti

Sito: www.wipatelier.com

Facebook: Wip Atelier

[photo credits: Valentina Fracchia]

 

 

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