Viaggio al centro dell’emozionalità del gusto: il progetto “Assaggiare le Emozioni” raccontato da Giorgia Finiguerra ed Emanuele Bruno

“Una sera d’inverno, appena rincasato, mia madre accorgendosi che avevo freddo, mi propose di prendere, contro la mia abitudine, un po’ di tè. Dapprima rifiutai, poi, non so perché, mutai parere. Mandò a prendere uno di quei dolci corti e paffuti, chiamati madeleines, che sembrano lo stampo della valva scanalata di una conchiglia di San Giacomo. E poco dopo, sentendomi triste per la giornata cupa e la prospettiva di un domani doloroso, portai macchinalmente alle labbra un cucchiaino del tè nel quale avevo lasciato inzuppare un pezzetto della madeleine. Ma appena la sorsata mescolata alle briciole del pasticcino toccò il mio palato, trasalii, attento al fenomeno straordinario che si svolgeva in me. Un delizioso piacere m’aveva invaso, isolato, senza nozione di causa. E subito, m’aveva reso indifferenti le vicessitudini, inoffensivi i rovesci, illusoria la brevità della vita…non mi sentivo più mediocre, contingente, mortale. Da dove m’era potuta venire quella gioia violenta? Sentivo che era connessa col gusto del tè e della madeleine. Ma lo superava infinitamente, non doveva essere della stessa natura. Da dove veniva? Che senso aveva? Dove fermarla? Bevo una seconda sorsata, non ci trovo più nulla della prima, una terza che mi porta ancor meno della seconda. E tempo di smettere, la virtù della bevanda sembra diminuire. E’ chiaro che la verità che cerco non è in essa, ma in me. E’ stata lei a risvegliarla, ma non la conosce, e non può far altro che ripetere indefinitivamente, con la forza sempre crescente, quella medesima testimonianza che non so interpretare e che vorrei almeno essere in grado di richiederle e ritrovare intatta, a mia disposizione, per uno schiarimento decisivo […] All’improvviso il ricordo è davanti a me. Il gusto era quello del pezzetto di madeleine che a Combray, la domenica mattina, quando andavo a darle il buongiorno in camera sua, zia Leonia mi offriva dopo averlo inzuppato nel suo infuso di tè o di tiglio.”

Queste parole così potenti, sentite, evocative, non provengono ahimè dalla mia penna cari lettori. Chi fra di voi, come la sottoscritta, ha studiato letteratura francese alle scuole superiori o durante l’università, avrà certamente riconosciuto la storia delle petites madeleines di quel genio della letteratura che era Marcel Proust. Per chi non fosse avvezzo alla materia: Proust, scrittore parigino vissuto a cavallo fra il XIX e il XX secolo, nella sua monumentale opera “Alla ricerca del tempo perduto” ha inserito un pezzo di storia personale riguardante i ricordi suscitati in lui da una madeleine, dolce tipico della pasticceria d’oltralpe. Ebbene, non vi è mai capitato, come il protagonista del romanzo alter ego dello scrittore, di fare un vero e proprio tuffo nel passato, di avere un deja-vu sensoriale legato all’assaggio di un determinato alimento? Scommetto di si. A me succede tante, tantissime volte. Il cibo protagonista dei miei viaggi sul viale dei ricordi è senza dubbio la zucca, che la mia adorata nonna Roberta originaria di Ferrara metteva un po’ovunque, soprattutto nel ripieno dei tortelli o cappellacci secondo il dialetto ferrarese (se non li avete mai assaggiati rimediate, sono una delizia!).

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L’emozione che si prova nel gustare e degustare, i ricordi che questi atti risvegliano in noi, le sensazioni che ci riportano al nostro io più profondo sono gli ingredienti alla base del progetto Assaggiare le Emozioni, workshop in quattro appuntamenti che si tiene presso il noto locale del Quadrilatero Tre Galli. In cosa consiste il workshop? No, non si leggerà Proust tutti insieme, bensì si vivrà un’esperienza legata a cibo ed emozionalità sotto la guida dei due ideatori Giorgia Finiguerra ed Emanuele Bruno, psicologi ma soprattutto appassionati di buona tavola e alimentazione.

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Ragazzi, raccontateci come avete iniziato a lavorare (e a collaborare) a questo progetto!

Ci siamo conosciuti durante il nostro percorso universitario. Entrambi ci siamo laureati presso la facoltà di Psicologia dell’Università di Torino, ed entrambi abbiamo proseguito con la scuola di specializzazione in Psicoterapia. La collaborazione nasce innanzitutto grazie ad un’amicizia e ad un sentire comune, nonché ad alcune passioni condivise come quella per la cucina e la convivialità dello stare intorno ad una tavola imbandita. Per noi mangiare non è solo un piacere ma anche un atto consapevole: da questa visione siamo partiti per gettare le fondamenta del nostro progetto Assaggiare le Emozioni, nato dopo un anno di osservazione, studio e pianificazione. Assaggiare le Emozioni è formato da quattro appuntamenti autoconclusivi che si tengono all’ora dell’aperitivo presso il ristorante Tre Galli, che ringraziamo per l’appoggio prezioso; la data d’esordio, a marzo, ha avuto un ottimo riscontro, e non vediamo l’ora di condividere l’esperienza con i prossimi partecipanti il 10 aprile,l’8 maggio e il 5 giugno!

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Come è strutturato il workshop?

L’incontro è su prenotazione e dura due ore circa, dalle 19 alle 21, ad ogni data ammettiamo un massimo di 10 partecipanti. Iniziamo proiettando uno spezzone di video tratto dal programma “Chef Table” e proseguiamo con una prima esperienza pratica, ovvero la degustazione di un alimento. Con questo esercizio intendiamo esortare alla lentezza dell’assaggio per far affiorare le percezioni che tale gesto scatena dentro ognuno di noi, i ricordi che affiorano, le emozioni, proprio come l’episodio della madeleine proustiana. Continuiamo con altri momenti di condivisione delle sensazioni personali e di esercizi pratici, come la creazione di un piccolo piatto con gli ingredienti messi a disposizione dalla cucina del locale, sia da soli che in gruppo. Il focus è costantemente posto sull’emozionalità che il cibo scatena, noi ci limitiamo a condurre e a porre spunti di riflessione senza entrare nel merito di argomenti quali diete e regimi alimentari da seguire. Siamo psicologi e non dietisti, non è il nostro scopo, non insegniamo metodi di dimagrimento, non facciamo terapia di gruppo e nemmeno ci interessa. Ciò che desideriamo è rendere consapevoli le persone circa il loro rapporto emozionale con il cibo.

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Gli appuntamenti di Assaggiare le Emozioni sono programmati fino a giugno. Dopo cosa succederà?

Certamente ci piacerebbe riproporre il workshop anche nei mesi autunnali; questi primi appuntamenti servono da test per il futuro, e vista la riposta più che positiva che stiamo ricevendo il progetto quasi di sicuro continuerà, dobbiamo solo capire quando e come. Stiamo inoltre pensando di proporre cicli di incontri più strutturati e appuntamenti dedicati alla scoperta emozionale di un alimento per volta, ad esempio il formaggio o il vino. I sogni nel cassetto ci sono e sono tanti – anche quello di aprire un centro tutto nostro – vedremo come farli diventare una splendida realtà!

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Facebook: Assaggiare Le Emozioni

Instagram: assaggiareleemozioni

[photo credits: Giorgia Finiguerra, Emanuele Bruno]

 

 

 

 

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