I luoghi del cuore di Dire Fare Mole: piazza Carignano, il salottino (di pavè) di Torino

Se c’è un posto a Torino dove sembra che le lancette del tempo si siano fermate, quello è piazza Carignano.

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Piazza Carignano [credits: Annalisa Mazzo]
Qui ho sempre l’ impressione di girare lo sguardo e ritrovarmi faccia a faccia con Cavour a passeggio, o con dame imbellettate e uomini in marsina diretti verso Teatro Carignano dopo essere scesi da una carrozza. Sarà perché il traffico lambisce appena questo piccolo rettangolo di pavè – 88 x 33 metri le sue misure – totalmente pedonale, o per il fascino intatto delle facciate barocche dei palazzi, chi lo sa. Sta di fatto che non posso fare a meno di passarci ogni volta che vado in centro, irresistibile con la sua atmosfera da salottino di Torino, anticamera della vicina e più grande piazza San Carlo. Avete presente il concetto di comfort zone? Ecco, piazza Carignano rientra decisamente nella mia personale zona di comfort sabauda. E di diritto nella lista dei miei luoghi del cuore.

E’ stupefacente come in uno spazio così minuto convivano tanti edifici importanti. Arrivando da via Accademia delle Scienze e lasciando alle spalle il Museo Egizio, il nostro occhio viene subito colpito da un elemento insolito per una città dall’ architettura regolare come Torino. Sinuoso, in mattoni in cotto, imponente ma morbido, Palazzo Carignano ci porge il benvenuto con tutta la carica magnetica della sua storia. Ci troviamo al cospetto di uno dei simboli sabaudi per eccellenza: sormontato da una targa che recita “Qui nacque Vittorio Emanuele II”, il palazzo ha dato i natali non solo al primo re d’ Italia e a suo padre Carlo Alberto, bensì all’ Italia stessa. Dentro le sue auliche stanze erano ospitate la Camera dei Deputati del primo Parlamento del Regno d’ Italia, dal 1861 al 1864, e la sua “antenata” Camera del Parlamento Subalpino. Entrambe le possiamo ammirare tutt’ ora, la seconda pressoché intatta, con gli scranni dei deputati più noti – da Cavour a Garibaldi passando per d’ Azeglio e Balbo – contrassegnati da una coccarda tricolore, la prima mai utilizzata. Ebbene sì, cari lettori, i deputati del Regno d’ Italia non si riunirono mai in questa sala; all’ epoca era in fase di ristrutturazione, risultata troppo stretta per il numero di persone che doveva contenere. Dove si riunivano quindi i nostri primi deputati? Nel cortile del palazzo, in un’ aula provvisoria poi smantellata dopo il trasferimento della capitale a Firenze.

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Palazzo Carignano [credits: Annalisa Mazzo]
Un’ altra curiosità dell’ edificio è leggibile sulla sua facciata principale, un aneddoto storico che raramente si trova nei libri scolastici. Aguzzando la vista e osservando le decorazioni del piano nobile, scorgerete nientemeno che degli … indiani pellerossa! Non è uno scherzo di qualche architetto buontempone, ma un omaggio alla battaglia contro i nativi Irochesi vinta nel 1667 in Canada dai principi di Carignano accanto agli alleati francesi. La famiglia Carignano era un ramo cadetto dei Savoia divenuto ramo principale nel 1831 con il sopra citato Carlo Alberto, subentrato sul trono alla morte senza eredi di Carlo Felice, nonché la committente del palazzo che proprio per questo porta il suo nome. Fu Emanuele Filiberto di Savoia – Carignano detto Il Muto a dare l’ incarico a Guarino Guarini per la costruzione della dimora nel 1679, lavori che il Guarini ultimò nel 1685.

Residenza dei principi fino a quando Carlo Alberto la destinò all’ uso pubblico, la portata simbolica legata al periodo unitario ha fatto sì che Palazzo Carignano divenisse sede definitiva del Museo del Risorgimento nel 1938, dopo diversi cambi di domicilio fra cui la Mole stessa. Consiglio una visita all’ esposizione museale, resa ancor più bella dopo il rinnovo degli allestimenti datato 2011, così come agli appartamenti dei piani nobiliari, che ci rammentano che ci troviamo pur sempre all’ interno di una Residenza Reale! Una Residenza a due facce: la facciata posteriore, rivolta verso piazza Carlo Alberto, è totalmente diversa sia come stile che come periodo di edificazione, frutto di un ampliamento avvenuto a fine ‘800. Stucco rosa, pietra bianca, impianto e forme regolari, la facciata nuova ha delineato anche un nuovo assetto per quella parte della città, visto che lo spazio dove fu costruita piazza Carlo Alberto era occupato dall’ antico giardino di Palazzo Carignano. Strano a pensarci ora, vero?

piazza carlo alberto
Palazzo Carignano, lato su piazza Carlo Alberto [credits: Dire Fare Mole]

Torniamo in piazza Carignano, perché se è vero che il palazzo è il suo punto focale d’ interesse, è altrettanto vero che ci sono altri elementi che meritano di essere menzionati e celebrati. A cominciare da due istituzioni nel campo della cucina torinese. Sto parlando del Ristorante del Cambio e della Gelateria Pepino.

Il Cambio fa parte dell’ elenco dei Locali Storici d’ Italia e la sua nascita è intrecciata con quella dell’ adiacente Teatro Carignano. Al loro posto c’ era fino al XVIII secolo il cosiddetto Trincotto Rosso, stadio rettangolare dalle pareti rosse dove venivano disputate le partite di Pallacorda, o Trincot. All’ acquisizione del terreno da parte dei Carignano, venne edificato al posto del Trincotto un primo teatro in legno noto come Teatro di Sua Altezza Serenissima il Signor Principe di Carignano, ricostruito in muratura qualche decennio dopo su progetto di Benedetto Alfieri. I palazzi attorno iniziarono a sorgere verso il 1750 e si presume che l’ allora Caffè del Cambio vide la luce in quel periodo con la funzione di bottega del caffè per gli avventori del Teatro. La prima volta che lo troviamo citato in un documento è però il 1790, in una supplica del proprietario Lorenzo Gazzola “acquavitario e confettiere della Bottega detta del Cambio”, che richiedeva di lasciare alla moglie Margherita la gestione dell’attività al momento della sua morte. Nei secoli il Cambio è divenuto sempre più grande, più riccamente decorato, prestigioso luogo di incontro di nobili, letterati e politici, uno fra tutti il nostro beneamato (e ghiotto) Cavour che qui ha una sala che porta ancora il suo nome. Certo, una cena al Cambio non è per tutte le tasche, però potete concedervi un lusso accessibile prendendo una cioccolata calda e una fetta di Torta 1757 presso la vicina Farmacia del Cambio, locale molto amato dai giovani sabaudi così come il Bar Cavour, esclusivo cocktail bar posto sotto il ristorante.

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Gelateria Pepino [credits: Dire Fare Mole]
Se volete invece deliziarvi con uno dei gelati più iconici di Torino, spostatevi di pochissimi passi e andate al civico 8. Un carretto di gelati vintage, una bella insegna in corsivo oro su sfondo nero e un dehor con vista indimenticabile su Palazzo Carignano sono i biglietti da visita di Pepino, Gelateria dal 1884 che approdò in piazza Carignano nel 1929 stabilendosi negli spazi dell’ ex Grande Ristorante Carignano. Qui, nel 1939, venne inventato e brevettato il Pinguino, primo gelato a stecco ricoperto del mondo, gloria nostrana dai mille tentativi di imitazione. L’ alta qualità dei prodotti e l’ imprenditoria innovativa di Pepino ora come allora ne fanno una delle realtà locali più importanti del settore alimentare. E poi, mangiare un Pinguino in piazza Carignano è quanto di più sabaudo ci possa essere!

Per finire, giusto in mezzo alla piazza, ecco il suo custode, silenzioso osservatore di scolaresche in gita, baci fra innamorati e selfie con Pinguini alla mano. E’ la statua di Vincenzo Gioberti, patriota e primo presidente della Camera dei Deputati del Regno di Sardegna, che svetta con eleganza sulla piazza intera. Chissà quante storie sono transitate sotto i suoi occhi di marmo, quanti passi, quanta vita. E quante persone perderanno ancora la testa per questo angolo magico di Torino, come è successo a me.

 

 

2 commenti

  1. Adoro questa piazza e già dai tempi dell’università, quando da Porta Nuova a Palazzo Nuovo si cercavano le strade più brevi per arrivare in tempo alle lezioni, a me piaceva passare per via Lagrange e per Piazza Carignano. Ma i pellerossa, quelli non li avevo mai notati! La prossima volta ci farò caso 😉

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