Diario di bordo di una borgata alpina: Emanuele, Elena e Francesco e la loro “Vita a Lou Don”

William Blake, poeta inglese dell’ ottocento, scriveva “Quando uomini e montagne si incontrano, grandi cose accadono”. Le montagne, alte, aspre, eterne, imponenti da incutere riverenza e talvolta paura, sono le protagoniste dell’ intervista di oggi, una storia che narra di un incontro fra una famiglia e una borgata montana, un incontro che segna un nuovo inizio sia per la famiglia che per la borgata in questione. Sono felice di avere l’ opportunità di raccontarvela, io che le mie montagne le ho scolpite nel cuore.

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Emanuele Pennini, insegnante di italiano e storia, è arrivato in Piemonte dalla Lombardia un anno fa insieme alla sua compagna Elena e a Francesco, il loro bimbo. Il trasferimento, dettato da motivi lavorativi, è diventato qualcosa di più, un’ opportunità di svolta radicale non solo lavorativa. Anzi, soprattutto di stile di vita. Emanuele e la sua famiglia hanno infatti scelto di stabilirsi lontano dalla città, in una borgata di Inverso Pinasca immersa nella bellissima Val Chisone. Il suo nome è Don, in patoua occitano Lou Donn o Lou Don come viene chiamata nel blog di Emanuele ed Elena, una sorta di diario di bordo alpino: poche curve separano questo pugno di case in pietra semi disabitato dal comune di riferimento, pochi chilometri che sembrano un viaggio in un’ altra dimensione, arcaica e autentica, quella che i nostri montanari 2.0 cercavano per ripartire.

Allora, siete pronti ad assistere ad un grande incontro?

 

Emanuele, partiamo dall’ inizio. Cosa ci fa un non piemontese in una borgata di montagna immersa nel Piemonte più primitivo, in un villaggio non provvisto di acquedotto?

Possiamo dire che il nostro approdo in Val Chisone, ad Inverso Pinasca in particolare, è stato abbastanza casuale. Da tempo riflettevamo sulla possibilità di trasferirci in montagna, ma si trattava di un’ipotesi abbastanza vaga. Poi, si sono aperte occasioni di lavoro e di studio per la mia compagna qui in provincia di Torino ed abbiamo deciso di cogliere questa opportunità per dare una svolta alla nostra vita.

Probabilmente altre famiglie avrebbero optato per un trasferimento in città, invece noi abbiamo iniziato a cercare casa nei paesi più periferici, nelle valli. Qualche foto della casa e della borgata in internet è bastata per far scattare il classico colpo di fulmine: è stata una scelta molto istintiva, per molti perfino avventata, visto che, per parecchi mesi dell’anno, siamo gli unici abitanti della borgata. Ma noi non siamo pentiti: Francesco ha appena compiuto tre anni e per lui desideravamo una vita più naturale e libera.

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Cosa ha spinto te e la tua compagna a reinventarvi come montanari 2.0?

Diciamo che siamo montanari part-time, perché tutti e tre, tra lavoro, università ed asilo, trascorriamo parte della giornata lontano dalla borgata. Uno dei nostri obiettivi era proprio quello di riuscire a coniugare la vita lavorativa e quella di montagna.

Permettimi una riflessione: credo che molte persone vorrebbero trasferirsi in montagna, o comunque più a contatto con la natura, ma si ha l’idea che una svolta del genere debba essere per forza di cose improntata ad un ritorno alla terra o all’allevamento, anche se non tutti hanno i mezzi o le possibilità per un cambio così radicale. A mio giudizio la rinascita della montagna non passa tanto dal turismo, ma da un ripopolamento consapevole, che consenta alle persone di coniugare modernità e tradizione.

Vivere tra i boschi aiuta a sopportare lo stress della vita moderna ed insegna ad avere un rapporto più maturo e responsabile verso la natura e gli animali. In questo noi ci definiamo “neomontanari”, perché si tratta di caratteristiche che la tradizione alpina ha sempre mantenuto e che si possono riacquisire: ci stiamo riuscendo pure noi che veniamo dalla pianura padana più profonda.

Ora però siamo curiosi. Descrivici una tipica giornata a Lou Donn!

Ci si sveglia presto, verso le sei, perché alle sette siamo già tutti e tre fuori di casa per le incombenze lavorative. Nel pomeriggio, quando si rientra a casa, scatta la parte “montanara” della giornata, che è quella più avventurosa ed imprevedibile. Ogni giorno c’è qualche piccolo lavoretto da svolgere, anche se il più delle volte l’ordine e l’urgenza dei lavori non sono scelti da noi, ma, come diciamo noi, dal signor Don, cioè dalla borgata e dalla montagna.

Spesso i post del nostro blog sono sfoghi personali di fronte agli imprevisti che dobbiamo fronteggiare, ma ci stiamo abituando all’idea che quelli che per noi sono imprevisti per la natura sono semplicemente ritmi abituali, a cui si deve sottostare. La mentalità moderna ci obbliga a tenere tutto sotto controllo, quantificando e misurando ogni cosa. Ma in montagna non funziona così, i calcoli saltano e bisogna adeguarsi. Ad esempio, una delle incognite principali per noi è legata all’acqua, dato che la captiamo dal ruscello, quindi a volte capita che i filtri si intasino oppure, quando la temperatura si abbassa troppo, che qualche tubo si ghiacci. In questo senso, siamo debitori a Paolo e Maria, che vivono qui a Lou Donn nei mesi più caldi dell’anno e che hanno contribuito, insieme ad altri proprietari, a far rinascere la borgata all’inizio degli anni ’80: durante l’estate ci hanno insegnato a fronteggiare numerose difficoltà e se stiamo affrontando questo inverno avventuroso “in solitaria” un grosso grazie va a loro.

Tornando alla giornata tipo, dopo aver sbrigato le faccende della borgata e quelle professionali, arriva il momento delle coccole a Francesco; poi, dopo cena, ci dedichiamo al blog, la lettura, a volte alla tv.

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Val Chisone: cosa vedere, cosa visitare, per riscoprirla con occhi diversi?

Penso che i Torinesi DOC conoscano bene le località più turistiche della Val Chisone, soprattutto l’alta valle con Sestriere e Pragelato oppure il forte di Fenestrelle; sono meraviglie che noi stiamo scoprendo poco alla volta in questi mesi.

Personalmente mi sento di indicare altri itinerari, meno battuti, ma forse più sorprendenti. Qui nell’ Inverso, ad esempio, sono numerose le scuole Beckwith (da John Charles Beckwith, generale e benefattore britannico che operò nelle Valli Chisone e Pellice a sostegno della popolazione Valdese ndr), minuscole scuolette disseminate nelle borgate che a fine 1800 garantivano un minimo di istruzione agli abitanti delle montagne. A Perosa Argentina, invece, così come in tante altre località, ci si imbatte in piccoli castelli e fortificazioni, che rendono bene l’idea di come in passato la valle fosse spesso luogo di scontro tra Francia e Savoia.

Ma soprattutto l’invito è quello di prendersi mezza giornata per passeggiare nei sentieri dei boschi, dove i caprioli sono più frequenti delle persone; e magari se qualcuno passerà anche per Lou Donn verrà a salutarci.

 

Blog: https://vitaaloudon.com/

Facebook: Vita a Lou Don

 

[photo credits: Emanuele Pennini]

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