Un Piemonte da Unesco: i 4 siti regionali nominati Patrimonio dell’Umanità

Chissà quante volte abbiamo passeggiato in un parco, visitato una chiesa, perso lo sguardo in colline cosparse di vigneti, contemplato la magnificenza di un castello, senza sapere che proprio lì, in quel preciso luogo e in quel preciso istante, stavamo ammirando un Patrimonio dell’Umanità. Con la P e la U maiuscole.

Già cari lettori: il Piemonte conta numerosi siti inseriti nella prestigiosa lista dell’ Unesco (Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Educazione, la Scienza e la Cultura fondata nel 1945), che contiene i luoghi ritenuti più meritevoli a livello mondiale dal punto di vista culturale e naturalistico. Una lista di 1052 posti di inestimabile valore sparsi in 165 stati, un elenco da scorrere per intraprendere con la mente un mirabolante viaggio intorno alle meraviglie della Terra; e indovinate un po’ qual è la nazione con il maggior numero di beni presenti? Ovviamente la nostra Italia, con 51 siti fisici affiancati da 6 Patrimoni Orali, rappresentati da tradizioni tramandate oralmente, e altri 6 beni del Registro della Memoria del Mondo, che censisce il patrimonio documentario cartaceo.

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Palazzo Carignano, Torino

Di questi 51, sono 4 i beni Unesco piemontesi: alcuni più noti, altri meno, tutti a loro modo unici e carichi di magnetismo. Quel magnetismo buono emanato dalla cultura, declinata nelle sue mille sfaccettature, capace di arricchire l’animo e ritemprare il cuore. Fatevi travolgere dalla sua ondata: non avrete che benefici.

Le Residenze Sabaude : giusto 20 anni fa, il Piemonte esordiva nel mondo Unesco con il massimo splendore, e con la massima sabaudità: risale infatti al 1997 l’ingresso delle Residenze Sabaude fra i Patrimoni dell’ Umanità. Mi sembra quasi di vederle varcare la soglia del regno della bellezza mondiale a passo leggero, con fare vezzoso ma regale. Le Residenze fanno parte di un sistema noto come Corona di Delizie, concepito dopo il trasferimento della capitale del ducato di Savoia da Chambéry a Torino voluto nel 1562 da Emanuele Filiberto (ovvero colui che cavalca il celeberrimo Caval’ d brons in Piazza San Carlo). La costruzione di palazzi e castelli che fossero all’ altezza di una capitale europea continuò nei secoli successivi, in città e nei territori limitrofi, raggiungendo il suo culmine fra il 1600 e il 1700 con lo splendore del barocco e il passaggio da ducato a regno. Raffinate e imponenti, le Residenze Sabaude sono fra le mete più amate sia dai piemontesi che dai turisti; è difficile resistere al fascino maestoso di questi luoghi sospesi fra potere e svago, progettati dai più famosi architetti del passato – come Filippo Juvarra o Amedeo di Castellamonte – e cornici di avvenimenti fondamentali per la storia locale e nazionale. L’elenco completo? Eccolo!

A Torino Palazzo Reale, Palazzo Madama, Palazzo Chiablese, Palazzo Carignano, Armeria Reale, Archivio di Stato, Palazzo della Prefettura, Cavallerizza, l’ex Accademia Militare, l’ex Zecca di Stato, la facciata del Teatro Regio, Castello del Valentino e Villa della Regina.

Fuori Torino Castello di Moncalieri, Castello di Stupinigi, Reggia di Venaria Reale, Borgo Castello alla Mandria, Castello di Rivoli, Castello di Agliè, Castello di Racconigi, Castello di Govone, Agenzia di Pollenzo.

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Villa della Regina, Torino

I Sacri Monti : quando l’arte incontra la religione, nascono i Sacri Monti. Questi singolari gruppi di statue, racchiusi in cappelle concatenate fra loro in una sorta di un percorso devozionale, sono parte dei beni Unesco dal 2003. Ma cosa sono di preciso i Sacri Monti? Qual è la loro funzione? Essi nascono dalla fine del XV  secolo con lo scopo di raccontare ai fedeli gli episodi salienti della vita di Gesù, riproducendo un pellegrinaggio a”kilometro zero” in Terra Santa per chi non avesse potuto intraprendere il lungo, pericoloso e anche costoso viaggio. Situati in luoghi montuosi o collinari fuori dai centri urbani, diventano più in generale luoghi di meditazione e raccoglimento, di contatto con il divino e allo stesso tempo con la natura circostante; ed è uno dei motivi per cui l’ Unesco li ha nominati Patrimonio dell ’Umanità, insieme al pregevole valore artistico delle sculture che li compongono. Accanto a quelli dedicati alla Passione di Cristo, ve ne sono alcuni dedicati a figure di santi particolarmente amati in Italia, come San Francesco o San Carlo Borromeo. In Piemonte ne abbiamo sette, situati  fra il biellese, il verbano, il vercellese e il canavese (Belmonte, Crea, Domodossola, Ghiffa, Oropa, Orta e Varallo, il più antico), che insieme ai due lombardi di Varese e Ossuccio formano una struttura religiosa diffusa unica al mondo.

I Siti Palafitticoli preistorici: strano ma vero, persino in Piemonte c’erano le … palafitte! Beni Unesco dal 2011, i Siti Palafitticoli preistorici dell’arco alpino sono probabilmente i meno conosciuti dai sabaudi stessi. Io per prima non sapevo nulla della loro esistenza (esistenza pure numerosa, visto che ne sono censiti ben 111 fra Italia, Svizzera, Francia, Austria, Slovenia e Germania), e prometto di rimediare al più presto recandomi in quel di Viverone, provincia di Biella, dove intorno al 1970 è stato scoperto un sito palafitticolo che si è poi rivelato essere uno dei maggiori dell’intero arco alpino europeo. Il sito di Viverone, sull’ omonimo lago, risale all’ età del Bronzo, e i tanti reperti venuti alla luce dalle acque lacustri hanno contribuito alla ricostruzione di un’ importante quanto misteriosa civiltà neolitica piemontese. Spostandoci di poco, verso il lago Maggiore, troviamo invece il primo sito rinvenuto in Italia, quello del Parco dei Lagoni di Mercurago: qui nel 1860 furono trovati i resti di un villaggio di palafitte, insieme a monili e barche primitive dette piroghe. Due mete interessanti – e due buoni motivi – per organizzare una gita fuori porta fra laghi e preistoria.

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La Morra, Langhe

I Paesaggi Vitivinicoli di Langhe, Roero e Monferrato: “Che cos’è questa valle per una famiglia che viene dal mare, che non sappia niente della luna e dei falò? Bisogna averci fatto le ossa, averla nelle ossa come il vino e la polenta, allora la conosci senza bisogno di parlarne.”  Così scriveva Cesare Pavese nel suo romanzo La Luna e i Falò a proposito della sua terra natale, quella Langa puntinata di vigneti, profumata di mosto e di cibo corroborante, una terra di fatica contadina e di poesia senza confini. Quante persone si sono innamorate dei paesaggi di Langhe, Roero e Monferrato? Sfido chiunque a rimanere insensibile di fronte all’ armonica successione di poggi e borghi, di castelli e cantine, in un crescendo di bellezza che si estende dal basso Piemonte sino al limitare ligure. I paesaggi vitivinicoli delle tre aree collinari sono le new entries in ambito Unesco per quanto riguarda la nostra Regione: è del 2014 il loro trionfale ingresso nel pantheon mondiale delle meraviglie, un riconoscimento atteso e desiderato da una forte compagine di istituzioni territoriali – in primis la Regione Piemonte e le Province di Alessandria, Asti e Cuneo – che dal 2009 aveva avviato l’iter di candidatura. Un premio meritato per queste zone dove il turismo è fiorente ma lento, rispettoso dell’ambiente e integrato con le tradizioni ancestrali dei diversi comuni che compongono il cuore enologico piemontese. La superficie complessiva indicata come Patrimonio dell’Umanità corrisponde a circa 11.000 ettari e comprende cinque aree vitivinicole (la Langa del Barolo, le colline del Barbaresco, Nizza Monferrato e il Barbera, Canelli e l’Asti Spumante, il Monferrato e gli Infernòt) oltre al castello di Grinzane Cavour, simbolo architettonico di grandissima importanza per la storia piemontese e soprattutto per la storia della viticoltura. Se non ci siete mai stati, dovete assolutamente programmare una visita: Langhe Roero e Monferrato sono Patrimonio dell’ Umanità sì, ma anche patrimonio del cuore. E del gusto!

 

Sito ufficiale: www.sitiunesco.it

[photo credits: Dire Fare Mole]

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