Diventare “Innamorati della Cultura”: il Crowdfunding secondo Emanuela Negro-Ferrero

Quando noi donne ci innamoriamo siamo tenaci, devote, testarde nel perseguire l’obiettivo. Quando ci innamoriamo di un progetto, poi, lo siamo ancora di più. Intuito, intelletto e cuore sono alla base della storia che vi racconto oggi, una storia bella di imprenditoria al femminile come da tradizione su questo blog che strizza parecchio l’occhio al Girl Power.

Emanuela Negro – Ferrero è una di quelle donne che mi rendono ancora più orgogliosa di far parte della categoria. “This is a man’s world, but it wouldn’t be nothing, nothing without a woman or a girl” recitava una vecchia canzone e la storia di Emanuela non può che confermarlo. Laurea magistrale in Lingue e Letterature Straniere, master in Comunicazione d’Impresa, Giornalismo e Pubbliche Relazioni, un curriculum di esperienze lavorative degno di plauso (una su tutte, la direzione dell’allestimento delle installazioni multimediali per l’inaugurazione  della Reggia di Venaria nel 2007), un grande amore: la cultura. Amore cresciuto con lei, consolidatosi negli anni di lavoro nel settore della comunicazione, infine sposato metaforicamente con la fondazione di Innamorati della Cultura, startup ideata insieme al grafico e informatico Lorenzo Pennacchion.

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Innamorati della Cultura è la prima piattaforma di crowdfunding reward based italiana dedicata alla cultura. Cosa significa? Il portale prende fondi da privati e aziende che in cambio ricevono una ricompensa, e il suo guadagno deriva da una fee sull’ importo totale raccolto per ogni progetto. Nata nel 2014 come startup innovativa presso l’ I3p del Politecnico di Torino e successivamente transitata in Rinascimenti Sociali, ora cammina sulle sue gambe pronta a travalicare i confini sia torinesi che nazionali, con solide basi costruite soprattutto grazie alla passione e alla grinta di Emanuela. L’amore conta, eccome. E amare significa condividere: questo è il cuore del crowdfunding, raccolta di fondi via web accessibile a tutti e a tutte le tasche. Basta infatti un piccolo contributo di ciascuno di noi per rendere concreto un sogno, e farlo diventare anche un po’ nostro.

Come è nata l’idea di dedicare un portale al finanziamento delle iniziative culturali italiane? Dalla consapevolezza – amara – che il nostro Paese, culla di patrimoni inestimabili, di bellezze storiche e architettoniche uniche, fa davvero poco per proteggere quanto di meraviglioso racchiude. “Lo Stato investe appena lo 1.6% del totale del bilancio in Cultura – spiega Emanuela – è un dato scandaloso che non consente alla cultura italiana di crescere. I soldi bastano a malapena a conservare i pezzi più belli che, spesso, come nel caso di Pompei, cadono a pezzi ugualmente. Come ormai per qualsiasi cosa in Italia, il vero aiuto può arrivare dai cittadini. Un portale come il nostro, verticalizzato sulla cultura, ha due funzioni: aiutare chi non ha altri strumenti a finanziare il suo progetto e incentivare la piccola produzione artistica che oggi, proprio grazie alla mancanza di fondi pubblici, non ha ossigeno per esprimersi. Se la campagna va male il progetto rimane in vetrina. Ho molte storie da raccontare di campagne che non hanno raccolto fondi ma hanno trovato sponsor, contratti, occasioni diverse di visibilità.”

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Emanuela vede il portale come una community di donatori della cultura, un’enorme e variegata compagine di persone che, come lei, sono disposte ad innamorarsi di un progetto. Tante le campagne presenti sul sito, alcune felicemente concluse – ottimi risultati ha ottenuto in Piemonte la campagna per la ricerca storica sulla vita di Anne D’ Alençon, Marchesa del Monferrato e reggente dal 1518 al 1530 – altre in corso d’opera come quella attivata dal Gruppo San Luca Onlus per realizzare il museo di Castel Goffredo (Mantova). I progettisti possono contare sull’ aiuto dello staff a livello assistenziale e comunicativo: la piattaforma infatti non raccoglie direttamente i fondi ma funge da guida e vetrina.

Le pubbliche relazioni in questo settore sono fondamentali, si sa, ed è nell’ ottica del buon networking che Innamorati della Cultura è di recente entrata a far parte del circuito internazionale di Impact Hub, con cui collabora anche Dire Fare Mole (Dire Fare Community: Dire Fare Mole collabora con il team di Impact Hub Torino.). Perché proprio l’Impact Hub? “Perchè crediamo che il crowdfunding porti un reale cambiamento alla società. Il primo cambiamento è quello del progettista. Dover chiedere l’aiuto e i soldi ad altre persone implica spesso un cambiamento interiore molto forte. Passare dall’assistenzialismo a cui chi fa cultura è soggetto ad essere imprenditori è un altra trasformazione. Ho notato che gli italiani possiedono una generosità innata. Se il progetto è ben spiegato e veicolato correttamente, le persone non hanno difficoltà a sostenerlo.”

Creare un impatto positivo sulla società attraverso il sostegno attivo e partecipato alla cultura. Io ci credo, e voi?

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Sito: www.innamoratidellacultura.it

Facebook: Innamorati della Cultura

[photo credits: Innamorati della Cultura| Emanuela Negro-Ferrero]

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