L’Alveare che dice Sì! La start-up della spesa social con sfumature di verde

Mangiare è un atto agricolo, secondo lo scrittore americano Wendell Berry. E anche sociale, aggiunge L’Alveare che dice Sì!, start-up francese approdata in Italia nel 2015 ed inserita nel circuito dell’I3P, incubatore di aziende del Politecnico di Torino che sforna realtà di successo a ritmo serrato.

E l’Alveare che dice Sì! ne è degna rappresentante nel settore food, con accentuate sfumature di verde. L’esigenza sempre più radicata di voler tornare alle origini dell’alimentazione, con prodotti ottenuti attraverso tecniche attente all’ambiente, ha decretato la buona riuscita e la capillare diffusione di questa piattaforma di spesa a km 0.

Sostenibilità, filiera corta, social network sono i capisaldi attorno a cui ruota tutta l’attività dell’Alveare, anzi, degli Alveari. Proprio così: il fine della start-up è quello di creare tanti punti discendenti dall’Alveare Madre, incaricato di dettare le linee guida per garantire ai consumatori una spesa di qualità e a basso impatto ambientale. Ogni Alveare “figlio”, corrispondente ad una zona, diventa punto di raccolta e di incontro fra utenti e produttori, che a cadenza settimanale si trovano per questo piccolo mercato rionale ricreato in luoghi insoliti come bar, librerie, associazioni locali.

Ma come funziona esattamente un Alveare? Ce lo spiega Eugenio Sapora, Founder & Responsabile Rete Italia della start-up. L’intervista è stata raccolta da Ilaria Piombo, amica e collaboratrice di Dire Fare Mole nonché membro del team di Immodrone, altra azienda ospitata presso l’I3P (vedi articolo La Torino delle start-up: ImmoDrone, fra droni e marketing immobiliare).

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Eugenio Sapora [photo credits: L’Alveare che dice Sì]
Eugenio, tutto parte dalla vicina Francia. Si può dire che “Parigi val bene un Alveare”. Raccontaci la nascita di questo progetto!

Oggigiorno tutti parlano di filiera corta e km 0, ed i benefit associati a questo stile di consumo sono bene noti. Quando pero’ poi si chiede ad amici, vicini e parenti “dove compri?” la risposta è sempre la stessa : Auchan, Esselunga, Carrefour… E questo perchè lo stile di vita di cui sopra è sicuramente carino, ma è ancora difficilmente accessibile : caro, scomodo, poco flessibile! L’Alveare che dice Si nasce dall’esigenza di viralizzare la filiera corta e renderla accessibile alle masse.

L’Alveare che dice Sì! è per me una seconda vita. La prima è quella di un ingegnere aerospaziale, partito ad ultimare gli studi all’estero e fermatosi a lavorare in una multinazionale in Francia, a Parigi. Uno degli ormai numerosi cervelli in fuga: ricercatore, poi ingegnere di processo, ed infine, ad appena 30 anni, commerciale per i key account dell‘azienda. In parallelo a questa rapida carriera non ho però mai perso l’attrazione verso l’innovazione e verso le tematiche sociali né la voglia di aiutare concretamente a migliorare il mio Paese.

Una domenica scoprii quasi per caso un nuovo modo di vivere la filiera corta che era da poco nato nel mio quartiere di Parigi : il bar sotto casa mia si era trasformato in un vero e proprio mercato in cui contadini e cittadini interagivano in piena convivialità. Affascinato dal contesto, ho subito aderito all’iniziativa e ho iniziato a pensare a come poter replicare il tutto in Italia.Così ho lasciato la mia azienda, ho lasciato Parigi, e ad ottobre 2015 ero a Torino per fondare la start-up innovativa Alveare che dice Sì!

Cos’è nello specifico un Alveare?

Cominciamo col dire che, in opposizione al nostro nome, non abbiamo niente a che fare col miele e con le arnie. L’Alveare che dice è il progetto che, unendo produttori locali e consumatori consapevoli, promuove un nuovo modo per fare la spesa in modo sano, sostenibile e a km 0.

I produttori locali presenti nel raggio di 250 km si iscrivono al portale e si uniscono in un “Alveare”, mettendo in vendita online i loro prodotti: frutta, verdura, carne, formaggi. I consumatori che si registrano sul sito posso acquistare ciò che desiderano presso l’Alveare più vicino casa, scegliendo direttamente sulla piattaforma. E una volta a settimana agricoltori locali e comunità di consumatori si ritrovano creando dei minuscoli mercati temporanei a km 0.

La vera forza del progetto è la sharing economy: chiunque può creare il proprio Alveare e diventare gestore del suo gruppo d’acquisto 2.0. Ci si iscrive sul sito, si radunano amici, vicini parenti e qualche produttore della zona…ed ecco che ci si trova trasformare un luogo della città….un ufficio, un bar, un giardino, il locale di un’associazione….in un piccolo mercato effimero dove appunto, produttori e consumatori si incontrano settimanalmente per la distribuzione dei prodotti, il tutto in piena convivialità.

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Alveare locale [photo credits: L’Alveare che dice Sì]
Gestori, fornitori, clienti. Queste sono le figure cardine che ruotano intorno ad un Alveare?

Il modello socio-economico basato sulla sharing economy è fondamentale: chiunque può investirsi nel progetto, sostenendo l’economia locale e guadagnando una piccola remunerazione. Ed ecco che nasce dunque un modello replicabile di impresa sociale, l’Alveare, creato e gestito da qualcuno che conosce benissimo la sua zona geografica.

Il Gestore è una persona che decide di dedicare qualche ora a settimana alla costruzione e alla gestione del suo Alveare, e che riceve un compenso pari a 8,35% del fatturato di ogni distribuzione. Il Gestore può essere un appassionato che dedica una parte del suo poco tempo libero al progetto, ma può anche arrivare ad incarnare un vero e proprio ruolo imprenditoriale, l’ “imprenditore alimentare“, che si occupa di radunare una comunità di acquisto (iniziando da vicini, parenti, amici e colleghi) e di trovare qualche produttore della zona….il tutto col nostro supporto! Cosa serve per diventare Gestore d’Alveare? Motivazione, dinamismo e passione per il buon cibo. E ovviamente un po‘ di tempo: come qualunque progetto più lo si cura, migliori saranno i risultati.

Per quanto concerne i produttori, partiamo col dire che l’Alveare non richiede obbligatoriamente degli standard qualitativi certificati. Certo sosteniamo il label bio ma ci sono un sacco di produttori che, pur non avendolo, adottano uno stile di produzione più che etico e genuino.
Qui di nuovo, il Gestore è il leader del suo Alveare ed è lui che sceglie e trova i Produttori da portare alla sua comunità. Se il Gestore è un fan del label bio, selzionerà solo produttori bio; se è un accanito vegetariano, escluderà magari i produttori di carne. E cosi via.
C’è poi un principio importantissimo : ogni Gestore è tenuto a visitare in fattoria ognuno dei produttori che riforniscono il suo Alveare. Ciò impedisce di inserire nella rete dei “falsi produttori” e rendersi conto con i propri occhi come vivono le bestie, come sono coltivati i campi, etc. Il che è fondamentale, perchè il Gestore per far crescere la comunità dell’Alveare deve in primis essere lui stesso convinto della qualità del prodotto.
Il cliente finale é poi arbitro della qualità del prodotto e, in caso di problema, può riferirlo sia al Gestore che direttamente al Produttore interessato, che è sempre presente alle distribuzioni. Se poi il problema è ricorrente e persiste il Gestore si occuperà di sostituire un produttore che lavora male.

Il team è stato creato con il mio arrivo, a settembre 2015 e siamo nati ufficialmente a dicembre 2015. Ad oggi abbiamo già più di 50 Alveari in tutta Italia, operativi o in costruzione. Roma, Milano, Napoli, Ragusa… Gli Alveari stanno spuntando un po‘ ovunque! Contiamo ad oggi 150 produttori e 6000 persone iscritte alla piattaforma. Diciamo quindi che l’inizio è più che buono. Ma, appunto, è solo un inizio: il lavoro da fare resta enorme e la sfida per riuscire questa mini-rivoluzione è ancora aperta.

Avete collaborazioni attive con altre start-up?

Per adesso siamo ancora troppo piccoli e troppo pochi per mettere in atto dei veri “partenariati“. Al Salone del Libro di Torino abbiamo fatto cucinare ai cuochi della piattaforma di social eating Gnammo ( www.gnammo.com) delle specialità dell’Alveare : un menu à km 0 e un’esplosione di convivialità. Cerchiamo invece qualche solido partner per un giro d’Italia che vogliamo fare a settembre : 1000 km alla scoperta del km 0. Visiteremo contadini di ogni parte d’Italia, cucineremo ricette locali, ma vorremmo anche parlare dell’Italia della sharing economy! Insomma, sarà una bella avventura e le porte sono aperte per eventuali attori interessati a fare un po’ di rumore con noi

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Il team [photo credits: L’Alveare che dice Sì]
Spiegaci la dimensione sociale dell’Alveare, e le vostre sfide per il prossimo futuro.

L’Alveare che dice Sì! promuove un‘agricoltura sana ed etica, un modello di consumo sostenibile per l‘ambiente, e l’appoggio dei piccoli produttori e dell‘economia locali. L’Alveare non è un intermediario nel mondo del cibo, ma una piattaforma in cui i produttori si affacciano per vendere direttamente ai clienti finali. La differenza è enorme: nel mondo degli Alveari è il contadino che fa il prezzo…e il prezzo è appunto “contadino”! Non solo, il produttore consegna di persona i prodotti nelle mani dei clienti. La distribuzione è dunque un momento molto conviviale, in cui si incontrano le altre persone del quartiere e i produttori, e spesso si assaggiano prodotti nuovi o piccole specialità.

Per quanto riguarda le sfide, ne abbiamo in particolare due: la prima, trovare in tutta Italia Gestori d’Alveare che vogliano implicarsi nel progetto e creare degli Alveari che non siano solo un piccolo progetto personale ma che diventino il centro di riferimento del “food” in tutto il quartiere
E poi la seconda: I clienti sono ancora un po’ reticenti all’acquisto del cibo online e all’utilizzo della carta di credito. Fortunatamente molte iniziative in campi diversi ci stanno tuttavia aprendo la strada, e tra Airbnb, Blablacar, Ryanair la diffidenza degli acquisti su internet decresce di giorno in giorno

 Eugenio e Torino: qual è il tuo Luogo del Cuore?

Guarda, questa è forse la domanda più difficile. Ho vissuto, studiato e lavorato in tante parti della città, ed in ognuna ho un mare di souvenir e ci sono affezionato per una ragione o un’altra. Spalle al muro forse mi lascerei sfuggire un “piazzetta IV Marzo” al Quadrilatero!

Sito : www.alvearechedicesi.it

 

 

 

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