Scolpire per dialogare con la natura: intervista a Maurizio Perron, lo scultore delle Alpi

Qualcuno potrebbe definire – e ha più volte definito – Dire Fare Mole un blog femminile. La cosa mi piace, perchè mi piace parlare di donne, mi piace parlare con le donne, mi piace fare squadra con loro. Vorrei però fare una precisazione, cari lettori: questo blog può essere femminile ma non femminista. Non sposo a prescindere battaglie di genere, ho una profonda stima verso il lato blu del cielo, per me l’amicizia fra una donna e un uomo non solo esiste e la vivo nel quotidiano ma è sacra e fonte di continuo confronto, arricchente da entrambe le parti. E poi vabè, ho un direfaremarito meraviglioso!

Vero, le interviste che trovate qui sono per la maggior parte al femminile; oggi cambiamo rotta e portiamo una fresca ventata di creatività al maschile, sperando di poterlo fare più spesso. Non ho usato l’aggettivo “fresca” a caso: il protagonista dell’articolo è nato e vive sulle nostre Alpi, nell’incantevole borgo di Jouvenceaux poco distante da Sauze d’Oulx, e la neve e il ghiaccio (più il legno) sono il suo pane quotidiano. Lui è Maurizio Perron, scultore di fama internazionale ma soprattutto persona ironica, di piacevolissima compagnia e a quanto pare anche superlativo cuoco di Gofri. Ce lo presenta la mia contributor Flavia Chiarelli, che lo conosce direi più che bene. Già, Flavia e Maurizio sono fidanzati!

Federica| Dire Fare Mole

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Inauguriamo questo nuovo anno di collaborazione con Dire Fare Mole e il suo blog,
con un’intervista un po’ diversa dal solito.
Questa volta non parliamo di atleti e sport: rimaniamo comunque molto vicini al
contatto con la natura, al mio rapporto con la montagna e con il territorio della Val di
Susa e ad un professionista che proprio da qui è partito per conquistare il mondo con
la sua arte. Sto parlando di Maurizio Perron: scultore e artista oramai conosciuto sul piano internazionale, nato e cresciuto a Jouvenceaux, un piccolo borgo montano situato nel cuore dell’Alta Val di Susa, in provincia di Torino.

La storia di Maurizio inizia da bambino, tra queste montagne: ha infatti iniziato a
scolpire all’età di 8 anni grazie all’incontro con il suo primo e grande maestro,
Franco Alessandria, originario di Alba, a Bardonecchia dagli anni ’70.
Dopo aver realizzato le sue prime opere in legno è passato negli anni a diversi
materiali, disseminando i suoi lavori in più parti del mondo e partecipando a decine di
concorsi internazionali e simposi di scultura.
La sua conquista più amata è arrivata nel 2007 quando, per la prima volta, ha preso
parte come artista italiano alla creazione di una delle suite presenti all’interno
dell’Icehotel di Jukkasjarvi, il primo a nascere tra gli hotel di ghiaccio, che ha dato poi vita ad un format replicato in tutto il mondo.
Da qualche settimana, Maurizio è tornato per la dodicesima volta dal Circolo Polare
Artico, dove ha realizzato una suite speciale per celebrare il trentennale dell’hotel “The Day After”.

Ma lasciamo raccontare a lui come è nata la sua passione per l’arte, e facciamo
insieme un salto nel tempo e tra queste meravigliose montagne che lo hanno
ispirato!

ICEHOTEL by - Asaf Kliger

Maurizio, iniziamo con una domanda ampia ma un pò “difficile”, forse.
Che cos’è per te e l’arte e cosa rappresenta la scultura?

L’arte è il mio modo di comunicare. La scultura è il mezzo più semplice per me per
trasmettere le mie emozioni agli altri.

Come e quando ti sei avvicinato alla scultura e perché, tra le diverse forme
artistiche, hai scelto proprio questa?

Come dicevi prima, mi sono avvicinato all’arte quando avevo 8 anni.
Ovviamente si trattava di piccoli bassorilievi atti ad imparare il mestiere, niente di
paragonabile alle sculture personali che faccio adesso.
Non ho scelto la scultura, la scultura ha scelto me.
Ho iniziato a scolpire perché per me è relativamente semplice. Vedo già l’opera finita nel momento in cui la penso e la progetto. A quel punto devo soltanto “tirarla” fuori
dal blocco.

Che bambino eri da piccolo Maurizio? Cosa ti piaceva fare nei tuoi pomeriggi,
come amavi giocare?

Da piccolo ero un bambino come tutti gli altri, forse solo più timido ed introverso.
Passavo i pomeriggi a giocare, principalmente con i Lego se da solo, ed ai classici
giochi che tutti conosciamo: nascondino, guardia e ladri, pallone…tra le vie del mio
paese e con gli amichetti di sempre.
Ero un bambino “ di una volta” insomma!

Che ruolo ha giocato il territorio in cui sei nato e cresciuto nella tua formazione
artistica? Quanto la montagna, ancora oggi, fa parte delle tue creazioni e ispirazioni?

Il territorio , la montagna, mi ha insegnato che tutto va meritato e guadagnato. Da piccolo sciavo a livello agonistico e l’allenamento era fondamentale. Il traguardo veniva raggiunto solo grazie alla tenacia nella preparazione. Nulla era lasciato al caso o regalato. Allo stesso modo nel mio lavoro ho dovuto sudare tutte la gratificazioni che con gli anni sono arrivate. Non senza molte batoste e delusioni, ma non ho mai mollato.
La montagna è così, va conquistata e preparata.

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Il momento cruciale del percorso: raccontaci un’opera, un lavoro o un
episodio che ti ha fatto capire che questa sarebbe stata realmente e per sempre la tua strada.

Nel 2006, anno delle Olimpiadi in casa nostra (Olimpiadi Invernali a Torino, N.D.R.)
ho avuto la fortuna di incontrare Lance Fung, un importantissimo gallerista Newyorkese, che mi ha proposto di diventare il site manager e l’art Director per lo Snow Show.
Una mostra monumentale di opere in neve e ghiaccio sul campo da golf di Sestriere.
In quella occasione ho avuto la possibilità di lavorare a stretto contatto con personalità del calibro di Yoko Ono e Normann Foster.
Quello è stato forse il momento in cui, anche se tremavo dalla paura, ho capito che
ero sulla strada giusta.

Nella tua biografia e tra le numerose interviste, leggiamo che hai partecipato a
moltissimi simposi internazionali, in diversi paesi del mondo: Stati Uniti, Giappone, Russia, Cina, Australia e numerosi paesi Europei. Qual è oggi la situazione dell’arte e della scultura nel mondo?
Come la rapporti al nostro paese?

L’arte in tutto il Mondo è diventata sempre più un bene rifugio.
Sono molti infatti i collezionisti che comprano unicamente per investire, senza porre molta attenzione all’estetica di un opera.
La scultura è molto difficile da “vendere”, al contrario della pittura, per una problema di spazio ed esposizione. Molti pensano che ci voglia l’ambiente adatto, mentre le sculture di piccole dimensioni starebbe bene in qualunque casa.
In Italia è molto difficile vivere di scultura, un po’ perché purtroppo siamo diventati un popolo poco sensibile al bello, al contrario di quello che eravamo nel Rinascimento.
Inoltre va detto che ogni cittadino Italiano, uscendo di casa, ha la possibilità di vedere delle opere pubbliche incredibili appartenenti al passato, e quasi non sente la necessità di possederne una.
All’estero non è così: le città non hanno la stessa quantità di arte accessibile a tutti, ed anche il tenore economico è purtroppo diventato molto più alto al di fuori dell’Italia.

Facciamo un gioco: immaginiamo che un amico da lontano venga a trovarti: cosa gli mostreresti, dove lo porteresti per trasmettergli il tuo amore per queste terre?

In inverno lo porterei a fare una gita con gli sci e le pelli, magari una grande classica della Val di Susa, come la Dormilleuse o il Thabor, e il giorno dopo lo porterei sulle piste di Sauze d’Oulx e Sansicario.
In estate lo porterei sicuramente sulla mia montagna locale preferita: il Niblet.

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E tu, invece, come vivi oggi le tue giornate qui in val di Susa, a Jouvenceaux, un
paese di 80 abitanti? Cosa ti da e cosa ti manca qui, che invece trovi poi altrove?

Questo luogo mi da molto, è un lusso per pochi svegliarsi tutte le mattine e vedere dalla finestra lo Chaberton.
Poter andare a lavorare a piedi poi, non parliamone. In questo paese le code esistono
unicamente durante le vacanze di Natale!
Io sono abbastanza solitario, quindi direi che anche nella bassa stagione non mi manca la socialità.
Sono una persona molto curiosa, ed amo viaggiare anche per conoscere luoghi e persone diverse da quello vediamo tutti i giorni.

Sappiamo che oltre ad aver partecipato come artista in concorso, sei stato anche tu organizzatore di diversi simposi qui nei comuni dell’Alta Val di Susa: Sauze d’Oulx e Oulx. Parlaci di questa esperienza: dove possiamo ammirare le tue opere e quelle degli altri artisti?

A Sauze abbiamo creato 3 percorsi con diverse sculture in legno realizzate da artisti
provenienti da tutto il mondo, lungo il sentiero che porta a Tachier, quello che porta a
Richardette e il sentiero che va da Jouvenceaux a Malafosse Bassa
A Oulx nel parco giochi abbiamo invece realizzato 5 opere in marmo di Carrara.
Si è trattato di una bellissima esperienza.
È stato molto emozionante e anche piuttosto impegnativo, in quelle occasioni, essere il padrone di casa e organizzare la logistica e le attività sul lavoro e nel tempo libero per decine di scultori stranieri.

Il 2019 appena concluso è stato per te un anno incredibile: hai viaggiato tra l’Europa e l’Australia, sei tornato nel Circolo Polare Artico, ti sei dedicato ad una nuova forma espressiva come la Land Art…raccontaci come è stato questo ultimo anno e cosa ti ha lasciato.

Il 2019 è stato un anno davvero intenso. Ho esposto le mie opere un po’ ovunque e ho
ricevuto molte conferme dal pubblico e dalla critica. Anche i media mi stanno seguendo
sempre di più e questo mi riempie d’orgoglio. Mi sono concentrato su opere in legno e
ghiaccio, e sempre di più le mie installazione dialogano con la natura.
È fondamentale il luogo in cui espongo.

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Materia. Arte. Natura. E una grande propensione all’ospitalità.
Tutto questo ti ha portato a creare, nel 2018, il tuo progetto speciale:
One Room.

Si tratta di un B&B per coppie, nato dal mio grande sogno di creare una struttura ricettiva che si fondesse con un’opera d’arte.
Gli ospiti infatti avranno la possibilità di dormire in una vera e propria opera, che cambierà ogni 2 anni, e apprezzare i materiali naturali che li circondano. One Room è creato in legno superlocal minimizzando al massimo l’uso della plastica, utilizzando materiali naturali e fatti ad hoc.
Nulla di quello che si trova nella suite si può acquistare in un negozio di arredamento.
Abbiamo inaugurato la Suite nel dicembre 2018, poco più di un anno fa, e ad oggi posso
dirmi davvero soddisfatto di veder vivere e abitare da diverse coppie, giorno dopo giorno, questo mio sogno!

Se oggi dovessi riassumere in poche parole “ perchè fai quello che fai” e che
messaggio vorresti trasmettere ai lettori di Dire Fare Mole?

Lo faccio perché la cosa più naturale per me, ed è quella che mi riesce meglio.
Scolpire non mi stanca, creare un’opera mi diverte.
Non mi sento un “ guru” o uno che lancia delle massime, però posso sicuramente suggerire ad ognuno di noi di dedicare maggiore tempo e attenzioni se stessi e alle proprie passioni, a ciò che ci diverte e ci ricarica, anziché rubare energie.
In questo modo sicuramente sapremo sempre di essere sulla strada giusta.

Se volete scoprire di più su Maurizio Perron, ecco alcune uscite a lui dedicate:
TEDXGINEVRA Dicembre 2017 clicca qui
Intervista TG1 del 12.01.2019 clicca qui

Questi invece i canali sui quali potete seguirlo:
Website: www.skultura.com
Facebook: Maurizio Perron Scultura

Flavia Chiarelli| Dire Fare Sport Contributor

[photo credits: lo scatto dell’Ice Hotel è di Asaf Kliger, le altre foto sono di Maurizio Perron]

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