Storia del Grissino: l’alimento torinese a prova di Savoia (e di Napoleone)

“Fede, posso scrivere di enogastronomia sabauda su Dire Fare Mole?” “Certo che sì, quando vuoi iniziare?”. Questo è stato all’incirca il botta e risposta fra me e Francesca Avetta, avvenuto a settembre dopo la mia presentazione del libro #SuaBellezzaReale durante l’evento Degustè, organizzato proprio da Francesca. Penso non ci sia persona più adatta per parlare di buon cibo e tradizioni culinarie piemontesi: Francesca è cresciuta in mezzo all’eccellenza gastronomica (la sua famiglia ha un panificio inserito nella lista dei Maestri del Gusto di Torino e Provincia), per lavoro promuove eventi a tema food&wine con l’associazione Dream Up e da qualche mese ha lanciato il magazine online Sapere di Gusto. Con grande gioia l’ho quindi accolta fra le mie contributor, lasciandole – come a tutte le altre ragazze – piena libertà di frequenza di scrittura e di scelta del tema all’interno dell’area di competenza. Il suo articolo di partenza mi ha presa per la gola e lo condivido oggi con voi, celebrando il suo ingresso ufficiale nel DireFareTeam, con un aperitivo a base di…grissini! Oh sì, direi che come inizio non è male, vero lettori golosi?

Federica| Dire Fare Mole

Sapevate che il grissino, cibo che troviamo praticamente tutti i giorni sulle nostre tavole, è stato inventato proprio a Torino? Nacque infatti alla corte sabauda nel 1679 poiché il futuro re Vittorio Amedeo II da bambino non digeriva la mollica di pane: così il fornaio di corte Antonio Brunero, sotto indicazioni del medico Teobaldo Becchio, ideò questo alimento che permise al nobile Savoia di risolvere il suo problema.
Il grissino è un prodotto con un alto potere nutrizionale, dovuto all’elevata concentrazione proteica in seguito alla disidratazione in fase di cottura per via della forma così fine. Un particolare della tecnica di produzione è la misura della lunghezza di questo prodotto. Normalmente si trova in vendita in pezzi non più lunghi di 50 cm, tagliato per comodità di commercio, ma all’uscita dal forno è lungo più di un metro. La regola vuole infatti che la sua lunghezza sia pari all’ampiezza di allargamento delle braccia da parte del fornaio.

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Il grissino stirato torinese – il più tradizionale e diffuso attualmente accanto al rubatà che è un grissino nodoso lungo dai 40 agli 80 cm  per le caratteristiche proprie di resa e la particolare tecnica di produzione è un prodotto tipico dei panifici artigianali, che nulla ha a che fare con i prodotti industriali che si trovano normalmente in commercio. Oggi a Torino sono in pochi a fare i grissini stirati a mano originari, come quelli di secoli fa che tanto piacevano all’aristocrazia locale; all’epoca un grande “fan” del prelibato alimento, oltre ai Savoia, fu Napoleone Bonaparte che creò un servizio di navetta Torino-Parigi prevalentemente per i grissini, da lui affettuosamente denominati petits bâtons de Turin.

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Il grissino stirato è il prodotto che per antonomasia identifica la panificazione torinese da tutto il resto del mondo: non c’è torinese che non lo ami e non esisterebbe Torino senza grissino! Vi lascio ora una ricetta a base di grissini ideata dalla mia amica food blogger torinese Paola Uberti, specializzata in ricette anti-spreco. Se provate a replicarla, fateci sapere se vi è piaciuta!

Crema di Grissini con pomodorini ed erbe aromatiche

Che io abbia un debole per le ricette che combattono gli sprechi in cucina lo rivelano e ribadiscono i post sul mio blog Slelly| The dark side of the Kitchen e i due eBook gratuiti di cucina anti spreco pubblicati da Libricette.Eu.

Non ci sono limiti alle possibilità creative offerte dai piatti che prevedono il recupero, il riciclo e, più in generale, il salvare il cibo ancora commestibile dalla spazzatura.

Mi diverto incredibilmente a recuperare parti di frutti e verdure solitamente scartati, fondi di confezioni di pasta, riso, biscotti, avanzi di cibo già cotto e piccole quantità di alimenti che posso trovare nel mio frigorifero, quali formaggi o salumi.

Ma c’è un alimento che, più di tutti, mi stimola in modo irredimibile: il pane raffermo e i suoi simili, grissini in questo caso. Potentemente simbolico, il pane si trasforma nei piatti più disparati, da quelli tradizionali a quelli arditi. Ecco un semplicissimo esempio!”

Ricetta

Crema-Grissini (1) (1).jpg

Ingredienti per 4 persone

7 grammi circa di semi di zucca salati

65 grammi di grissini raffermi

105 grammi di pomodorini Ciliegino maturi e dolci

8 grammi di olio extravergine di oliva

3 foglie di basilico fresco di grandi dimensioni + 4 foglie di piccole dimensioni per la decorazione

3 rametti di timo fresco sfogliati

Abbondante erba cipollina fresca tagliuzzata

Un cucchiaio scarso di aceto di vino rosso

Sale q.b.

Pepe nero macinato al momento q.b.

Procedimento

Riscaldo bene una piccola padella antiaderente e vi tosto i semi di zucca avendo cura di non bruciarli: quando sono fragranti, sono pronti.

Trasferisco in un piattino e lascio raffreddare.

Spezzetto i grissini e li sistemo in una ciotola per poi coprirli con acqua fredda. Li lascio riposare per 10 minuti o fino a quando sono idratati e morbidi, dopodiché li strizzo con cura per eliminare tutto il liquido.

Taglio i pomodorini a metà e li metto nel bicchiere del frullatore a immersione.

Aggiungo il grissini, l’olio, le erbe aromatiche, l’aceto, poco sale e una macinata di pepe.

Frullo fino a ottenere una crema omogenea e piuttosto densa e assaggio per regolare di sale se necessario.

Suddivido la crema in quattro coppette.

Completo con i semi di zucca e una fogliolina di basilico lucidata con poco olio prima di servire.

Francesca Avetta| Dire Fare Food Contributor – Ricetta di Paola Uberti

[photo credits: Francesca Avetta]

 

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