Sua Bellezza Reale: sul perchè ho scritto un libro (e sul perchè l’ho dedicato alle Residenze Reali di Torino e dintorni)

Alcuni di voi lo sapranno già, altri no, comunque ve lo ridico qui cari lettori con la sabaudità nel cuore: ho scritto un libro. L’ho scritto e l’ho auto-pubblicato, perchè la mia urgenza di scrivere era troppo forte per attendere il responso di un editore. Si chiama “Sua Bellezza Reale| Piccolo Viaggio nelle Residenze Sabaude di Torino e dintorni” e dire che lo amo alla follia è dire poco. Questa piccola, breve guida – conta solo 60 pagine – è un inno d’amore alle Residenze Reali dei Savoia, castelli e ville disseminati fra il centro, la provincia di Torino e quella di Cuneo che insieme compongono il sito seriale Unesco tutelato dal 1997. I Savoia le chiamavano “Corona di Delizie” e se le conoscete almeno un pochetto, se avete avuto la possibilità di perdervi nei loro saloni affrescati e nei loro parchi dal verde infinito che sfociano nel cielo, allora sapete di cosa sto parlando. Sapete quanto la meraviglia sia di casa fra le loro mura solenni, quante storie hanno vissuto, custodito, celebrato. Le Residenze Reali sono pagine di mattoni e stucchi da sfogliare come il più magico dei racconti ambientato nel nostro Piemonte, e spero che il mio omaggio alla #BellezzaReale sia degno della loro maestosità.

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Questo progetto ha tanto valore per me anche per la squadra che ha lavorato al mio fianco in questo anno di processo creativo. All’interno dei nove capitoli della guida, nove come le Residenze che ho deciso di raccontare, troverete foto ed illustrazioni. Sono merito di due aiutanti speciali, Lisa Zanchetta aka Fiordelvento e Annalisa Mazzo, due delle mie ultra-ricce contributor . Lisa ha contribuito con alcuni scatti, Annalisa mi ha donato, oltre a qualche foto, tutte le favolose illustrazioni delle Residenze. Ognuna di loro è “abitata” da un personaggio da fumetto con frangia e sorriso timido: sono proprio io, ritratta da Annalisa. Un regalo nel regalo, per cui le sarò eternamente grata. E un grazie speciale va al #DireFareMarito, primo sostenitore di tutte le mie follie, abile impaginatore, paziente compagno di vita. Dietro un grande uomo c’è una grande donna, così si suol dire, ma una grande donna quando ha accanto un grande uomo diventa invincibile. Grazie per avermi donato superpoteri che nemmeno immaginavo di avere.

Passiamo alle informazioni pratiche: dove e come si può acquistare il libro? Le soluzioni al momento sono due: ordinandolo al costo di 10 euro (più spese di spedizione) sul sito dell’editore online Youcanprint a questo link oppure contattandomi per conoscere le date delle presentazioni che farò nei prossimi mesi, durante le quali potrete comprarlo direttamente da me. Ma ora, un piccolo dono per voi. Quattro Residenze, quattro stralci tratti dal libro, quattro luoghi del cuore. Come li ho scelti? Durante la primissima presentazione di #SuaBellezzaReale, che si è svolta il 19 maggio scorso da DeNovo , la mia amica travel blogger Elisa Viaggiare con Serendipità in veste di presentatrice ha chiesto a me, Lisa ed Annalisa le nostre Residenze predilette. A nostra volta, noi abbiamo posto la stessa domanda a lei. Cosa ne è venuto fuori? Leggete un po’ qui!

Palazzina di Caccia di Stupinigi

A proposito degli ospiti, grandi personalità soggiornarono a Stupinigi: dall’imperatore d’Austria Giuseppe II d’Asburgo – Lorena al re di Napoli Ferdinando I di Borbone con la moglie Carolina, non dimenticandosi di Napoleone e di sua sorella Paolina, che si stabilì nella Palazzina durante il periodo in cui il marito Camillo Borghese era stato nominato Governatore Generale del Piemonte ai tempi del dominio francese. Lo stesso Napoleone vi soggiornò nel 1805 con la prima consorte Giuseppina e fu il soggiorno più lungo della coppia imperiale a Torino. Le auliche sale della Palazzina sono state teatro di aneddoti piccanti. Cronache dell’epoca affermano che l’imperatore – la cui fama di tombeur de femmes è arcinota – avesse le chiavi delle stanze delle damigelle di corte e non disdegnasse qualche fuga notturna dal talamo nuziale. Giuseppina, da donna di carattere qual era, non rimase certo impassibile, dando vita a sfuriate leggendarie contro l’impenitente marito. Una curiosità: a Stupinigi è conservata la carrozza con cui Napoleone si recò a Milano nel 1805 per l’incoronazione a re d’Italia; il prezioso cimelio fu ritrovato a Marengo – dove era misteriosamente confinato in un cascinale – verso il 1950, e acquistato dal celebre sensitivo torinese Gustavo Rol, appassionato di storia napoleonica. Rol donò poi la carrozza all’Ordine Mauriziano per collocarla a Stupinigi. Come sempre succede a Torino, storia e mistero si intrecciano in modo indissolubile all’ombra delle vicende dei grandi uomini del passato.

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Attualmente, la splendida residenza sabauda è di nuovo di proprietà dell’Ordine Mauriziano, insieme ai terreni e agli edifici circostanti. Spesso la Palazzina ospita mostre d’arte di notevole interesse, nonché eventi e saloni. Fra le manifestazioni organizzate, figura anche una fiera dedicata al matrimonio. Per corsi e ricorsi storici, tanti giovani sposi si ritrovano oggi a scegliere catering e confetti proprio nel luogo che ospitò un celebre matrimonio di casa Savoia: qui, infatti, il 12 aprile 1842 venivano celebrate le nozze tra Vittorio Emanuele II, futuro primo re d’Italia, e l’austriaca Maria Adelaide d’Asburgo – Lorena. Non solo regnanti e politici soggiornarono a Stupinigi. Nel 1827 arrivò alla Palazzina un ospite molto speciale: si chiamava Fritz, ed era…un elefante indiano! Il pachiderma fu donato dal vicerè d’Egitto Mohamed Ali a re Carlo Felice, e si trova ancora a Torino, conservato nel Museo di Scienze Naturali.

La mia Residenza del cuore, primo amore di quando ero piccola

Castello di Moncalieri

Meno fastoso della maggior parte delle sue sorelle Residenze, il castello fu però molto frequentato da membri di spicco di casa Savoia come Vittorio Amedeo II, che vi morì, o come Vittorio Emanuele II, che lo preferiva al più centrale Palazzo Reale. Soprattutto, fu amato dalle quote rosa della famiglia. A cominciare dalla duchessa Jolanda che nel XV secolo trasformò quello che era inizialmente un fortino militare in una dimora nobiliare e villa di delizie, continuando con le più recenti Maria Clotilde di Savoia e la figlia Maria Letizia Bonaparte che ne fecero la loro casa. Addirittura, leggenda racconta che ci sia una Savoia che non lo vuole lasciare, nemmeno dall’aldilà: il Castello di Moncalieri pare sia spesso “visitato” dallo spettro della Bela Rosin, amante e poi moglie morganatica di Vittorio Emanuele II.

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Fra tutte, Maria Clotilde è forse la figura più legata al Castello di Moncalieri e alla cittadina in generale. Conosciuta con l’appellativo la santa di Moncalieri, Maria Clotilde era la figlia primogenita di Vittorio Emanuele II, dotata di un carattere devoto che la fece amare ovunque e da chiunque tranne che dal suo legittimo consorte. Clotilde sposò per esigenze di stato il principe Gerolamo Bonaparte, nipote di Napoleone, generale francese dongiovanni proprio come il suo famoso zio. Dopo il loro allontanamento, Clotilde si ritirò nel suo amato castello moncalierese e qui morì nel 1911. Diametralmente opposta era l’indole della figlia Maria Letizia Bonaparte, vera principessa ribelle. Anticonformista, amante della bella vita e delle corse automobilistiche – che frequentava e in cui spesso vestiva i panni di madrina – Maria Letizia sposò sempre per ragioni di stato lo zio Amedeo, fratello della madre. Rimasta vedova dopo poco tempo, diede scandalo legandosi ad un ufficiale più giovane di una ventina d’anni. La relazione andò avanti fino alla morte di lei che avvenne nel 1926 proprio nel castello moncalierese, e il misterioso militare venne nominato erede universale di tutti i beni della principessa secondo quanto scritto nel testamento.

Residenza del cuore mia e di Lisa

Reggia di Venaria Reale e Borgo Castello

Costruita nel XVII secolo, la Reggia venne commissionata dal duca Carlo Emanuele II di Savoia ad Amedeo di Castellamonte con l’intento di farne una residenza di caccia a poca distanza da Torino. Non una residenza di caccia qualunque bensì un edificio talmente solenne da poter competere con la francese Versailles, regina di tutte le dimore reali europee. Molti furono gli architetti famosi che misero la firma sul capolavoro barocco. Oltre al menzionato Castellamonte che la progettò, si ricordano il celebre Filippo Juvarra, autore della maestosa Galleria Grande, della Cappella di Sant’Uberto e del complesso costituito dalla Scuderia Grande e dalla Citroniera, infine Benedetto Alfieri, di cui si può osservare il Rondò con le statue delle Stagioni. Grazie all’incessante lavoro delle istituzioni territoriali e delle varie amministrazioni succedutesi, la Venaria Reale ha recuperato appieno l’antico splendore dopo anni di incuria riaprendo nel 2007, e brilla ora di luce propria.

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Una Residenza magnifica, dentro e fuori: i Giardini Reali sono fra i più vasti d’Italia, 60 ettari di quiete, bellezza e storia. Disseminati in mezzo al verde possiamo osservare i resti della Fontana d’Ercole e del Tempio di Diana, circondati da roseti, giochi d’acqua e dalla Peschiera; qui è molto probabile imbattersi in un elemento non affatto piemontese, ma assai suggestivo. Trattasi di una…gondola! Ad essere precisi due gondole, chiamate (non a caso) Ettore e Diana. Cosa ci fanno le tipiche imbarcazioni veneziane in quel di Venaria? La tradizione viene da lontano, dai fasti della corte sabauda che soleva offrire ai suoi ospiti un giro in gondola sulle acque del laghetto artificiale. Un lungo viale unisce la Reggia con il Parco La Mandria e Borgo Castello, dimora prediletta del primo re d’Italia Vittorio Emanuele II che vi abitò insieme alla moglie morganatica Rosa Vercellana detta la Bela Rosin. Come i suoi antenati, anche Vittorio Emanuele era un estimatore della caccia, passatempo che praticava negli sconfinati prati della Mandria accompagnato da amici, ospiti e dagli inseparabili quattro zampe tanto amati.

Residenza del cuore di Lisa e Annalisa

Castello Ducale di Agliè

Agliè è soprattutto sinonimo di Castello Ducale, un’inconfondibile sagoma rosso mattone elegantemente adagiata nel verde di un parco secolare. L’edificio ha cambiato proprietari e volto più volte nel corso dei secoli. Sorto nel Medioevo come fortezza voluta dai conti di San Martino, diventa nel XVII secolo una residenza maestosa grazie a Filippo di Agliè, erede della dinastia canavesana e favorito di Madama Reale Cristina di Francia con cui visse una lunga e intensa relazione. Filippo fu accanto a Cristina durante la sua reggenza e la sostenne nella lotta contro i fratelli del defunto marito Vittorio Amedeo I di Savoia che volevano carpirle il trono. E un segno del loro amore è stato rinvenuto anche nella tomba di Filippo ritrovata nel 1989 durante dei lavori di restauro al Monte dei Cappuccini. Accanto ai resti del conte sono stati infatti rinvenuti due fornelli da pipa di cui uno recava un sigillo a forma di cuore sormontato da una corona e circondato dalle lettere J, C e V. Secondo gli studiosi, J starebbe per Je, la C per Chretienne, la V per Vous: “Je, Chretienne, donne à vous mon coeur” ovvero Cristina donava il suo cuore al suo amato, per sempre. Romantici questi sabaudi, vero?

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Filippo, oltre ad amare la sua sovrana, amava anche l’arte e aveva uno spiccato senso estetico, derivato dai suoi anni di gioventù trascorsi al servizio del cardinal Maurizio di Savoia, mecenate e fondatore a Villa della Regina dell’Accademia dei Solinghi. Filippo fece costruire l’incantevole salone centrale noto come salone da ballo o Salone Arduino, dagli affreschi raffiguranti le gesta del re medievale di cui si pensava discendere la famiglia San Martino. Un tripudio di luci, colori e riflessi che fanno venire voglia di iniziare un giro di valzer con la propria dolce metà! Per far fronte ai debiti contratti per mantenere la raffinata e costosa residenza, i San Martino decisero di venderla nel 1764 ai Savoia che ne affidarono la ristrutturazione all’architetto Ignazio Birago di Borgaro. Dopo l’occupazione Napoleonica, il palazzo tornò nelle mani dei Savoia e successivamente al ramo cadetto dei duchi di Genova. Dal 1939 fa parte dei beni dello Stato italiano.

Residenza del cuore di Elisa

 

[illustrazioni di Annalisa Mazzo, foto di Lisa Zanchetta]

 

 

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