I passages torinesi: le 3 (+1) gallerie coperte dove Torino diventa Parigi

La pioggia circonda la città con il suo ticchettio. L’inconfondibile colonna sonora dell’autunno è tutto un tic tac tic tac, ora più lieve ora più deciso. Talvolta si confonde con il tic tac tic tac delle lancette degli orologi appesi alle pareti delle caffetterie, i rifugi prediletti durante i pomeriggi autunnali, altre volte con il tic tac tic tac dei tacchi delle madamine sabaude sprovviste di ombrello, intente a correre sotto le galleria per ripararsi dalle gocce.

Già, le gallerie. Insieme ai portici, le gallerie torinesi sono i luoghi ideali sotto cui passeggiare in una giornata di pioggia o quando il freddo diventa troppo pungente e i baveri dei cappotti si stringono un po’ di più. Già, le gallerie. Labirinti senza ostacoli, luminose eppure ombreggiate, scenari di un passato che non accenna a voler andare via.

Oggi, fra prosa e poesia, vi parlo delle tre gallerie storiche di Torino (più una piccola outsider!), note anche con l’appellativo francese di passages, passaggi. Perchè anche Parigi ha i suoi passages, uno dei tanti punti in comune con la nostra città. E perchè a noi torinesi piace assai – anzi, ci compiace – quel “garbo parigino” tutto sabaudo di cui ci vantiamo sin dai tempi in cui Guido Gozzano lo scrisse e descrisse.

Tic tac tic tac. Che dite, passeggiamo?

Galleria Subalpina

Non lo nascondo, cari lettori, è lei la mia preferita. Il motivo è riassumibile in una sola parola: maestosa. La Galleria Subalpina, racchiusa fra due porte di vetro che danno una su piazza Castello e l’altra su piazza Carlo Alberto, è talmente aulica, ardita e affascinante da lasciare senza fiato. Ogni torinese con Torino nel cuore conosce la sua bellezza e non può fare a meno di tornarci, per incorniciarla in una foto su Instagram o per solcare in lungo e in largo il suo ampio salone di 50 metri, sormontato da una balconata in stile eclettico e da dettagli che mescolano vetro e ferro battuto. Questa meraviglia architettonica nacque con il nome di Galleria dell’Industria Subalpina nel 1874, anno della sua inaugurazione al pubblico. Come gli altri passages, fu costruita per ospitare attività commerciali, botteghe e ristoranti, funzione mantenuta ancora oggi: tuffare gli occhi nelle sue vetrine è puro piacere, fra le praline e il cioccolato di Baratti&Milano, i negozi di antiquariato e le locandine del cinema Romano.

Galleria San Federico

Quando una Federica incontra Galleria San Federico non può che essere amore! Sfavillante e raffinata, il passage mio omonimo ha un’atmosfera da Grande Gatsby a cui non posso assolutamente resistere. Nata sull’impianto di due precedenti gallerie – la Natta e la Geisser – Galleria San Federico è costellata di eleganti atelier, dehor e vetrine sin dal 1933, anno della sua inaugurazione. Sede storica del quotidiano torinese La Stampa, ha tre accessi – su via Roma, via Bertola e via Santa Teresa – una copertura caratterizzata da una volta ellittica a botte e una cupola centrale che sormonta lo scalone e la bella insegna del cinema Lux. Fate una sosta golosa da Fiorfood, il ristorante-bistrot firmato Coop, e ascoltate la musica dei suonatori di strada che spesso si esibiscono sotto le sue arcate. Teatro migliore davvero non c’è.

Galleria Umberto I

La Galleria Umberto I detiene un primato: è la più antica di Torino. Di aspetto più austero rispetto alle altre ma non per questo meno incantevole, la galleria si trova vicino alla popolare e popolosa piazza della Repubblica – alias Porta Palazzo – e ha una storia lunga e curiosa che inizia nel XV secolo grazie all’Ordine Mauriziano. I componenti dell’Ordine decisero di instaurare qui, nel 1575, il primo ospedale della città, nosocomio poi trasferito nel 1800 negli edifici che conosciamo oggi come Ospedale Mauriziano. Di quel lontano passato è sopravvissuta solo la storica Farmacia Mauriziana: dal 1890 gli spazi della galleria vennero convertiti in negozi e locali e sono diversi i ristoranti ospitati sotto il suo tetto meritevoli di una sbirciata. Alcuni nomi? Il sabaudo Goustò, il regno dell’avocado Avocuddle Cafè, Dume e le sue patate ripiene.

Galleria fra via Maria Vittoria e via Eleonora Duse

Dulcis in fundo, vi sussurro nell’orecchio la chicca di cui vi parlavo nell’introduzione. Non è una galleria storica e non so nemmeno se sia corretto definirla galleria. Si tratta di un breve passaggio coperto fra via Maria Vittoria (nella porzione che dà su piazza San Carlo) e via Eleonora Duse, piccino e caratteristico. Al suo ingresso trovate la bella insegna storica della Regia Farmacia Masino, addentrandovi invece potete accomodarvi ad uno dei tavolini della panetteria El Pan d’na Volta, dove fare aperitivo o una sostanziosa pausa pranzo a base di specialità del forno. Postilla da Instagram-addicted: fotografate piazza San Carlo da dentro questa piccola galleria, la prospettiva è davvero favolosa!

Locali citati nell’articolo

Baratti&Milano https://www.barattiemilano.it/

El Pan d’na Volta https://elpandnavolta.it/

Fiorfood https://fiorfood.it/ristorazione-a-marchio-coop/

Goustò https://www.gousto.eu/

Dume Italian Jacket Potato https://dume.it/

Avocuddle Cafe https://www.avocuddlecafe.it/

[photo credits: Dire Fare Mole]

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