Il Castello di Rivoli: storia della casa millenaria dell’Arte Contemporanea

Rivoli si apre verso la catena delle Alpi con un ampio respiro. Ci troviamo a ovest di Torino, collegata a questo comune dal lungo rettilineo di corso Francia, la strada di Francia voluta nel 1700 da Vittorio Amedeo II di Savoia ricalcante in parte il percorso dell’antica via delle Gallie. Dalla mia breve introduzione già lo avrete capito, cari lettori: Rivoli, adagiata fra la città e l’ingresso della Valle di Susa, lambita da importanti vie di comunicazione, ha sempre avuto una invidiabile posizione strategica. Particolare non sfuggito ai lungimiranti Savoia, che nel Medioevo adocchiarono una collina morenica e decisero di costruirvi la sentinella di pietra nota come castello di Rivoli, una delle residenze reali Patrimonio Unesco del Piemonte.

Saliamo sulla macchina del tempo e andiamo indietro nella Rivoli di molti secoli fa. Intorno all’anno Mille, nel quadro delle dispute fra il vescovo di Torino e la casata degli Arduinici, si diede il via all’edificazione di un primitivo castrum difensivo; il nome Rivoli deriverebbe dall’ubicazione elevata di questo nucleo primigenio rispetto alle rive (in latino ripulae) della Dora Riparia. Ai piedi della fortificazione nacque un piccolo borgo corrispondente al centro storico attuale del paese, fulcro la deliziosa via Piol pedonale e costellata di graziosi negozietti che conduce in salita al castello.

Nel XII secolo ebbe inizio l’espansione in terra piemontese della casata dei Savoia, giunta dalle regioni alpine della Francia grazie ai legami familiari e matrimoniali con gli Arduinici. Con il suo arrivo e la presa di potere sempre più incisiva il volto del Piemonte si trasformò, con la costruzione di castelli o il potenziamento di edifici già esistenti come nel caso del maniero rivolese. Rivoli fiorì fra i secoli XIV e XV: il borgo venne cinto da mura e Amedeo VI di Savoia alias il Conte Verde vi insediò uno dei massimi organi politici, il Consilium Principis.

Fra gli insigni residenti non si può non citare il duca Emanuele Filiberto, colui che fece diventare Torino capitale del ducato sabaudo (lo trovate intento a cavalcare un certo cavallo di bronzo in piazza San Carlo!). Emanuele Filiberto visse a Rivoli per una ragione ben precisa: secondo il trattato di Cateau-Cambresis, il duca non avrebbe potuto abitare in città fino a quando non fosse diventato padre di un figlio maschio. In attesa dell’arrivo del sospirato erede – nel 1562 venne alla luce l’atteso Carlo Emanuele I – Emanuele Filiberto diede il via ad un imponente campagna di restauri, nell’ottica di trasformare il fortino rivolese in una vera e propria residenza dinastica. I lavori vennero affidati all’architetto Ascanio Vittozzi, al quale succedettero Carlo e Amedeo di Castellamonte.

La storia della dinastia sabauda procede e con lei l’ampliamento del castello: nel 1644 venne costruita la Manica Lunga, unica testimonianza che ci rimane oggi dell’edificio seicentesco, mentre nel 1706 Vittorio Amedeo II ingaggiò l’archistar Filippo Juvarra per ripristinare la dimora danneggiata dalla guerra contro i francesi, ma il progetto rimase incompiuto. Il monarca, primo Savoia a fregiarsi del titolo di re, legò il suo nome a Rivoli anche per una circostanza infausta. Dopo aver abdicato in favore del figlio Carlo Emanuele III, iniziò a dare segni di squilibrio, manifestando l’intenzione di voler spodestare l’erede che a sua volta decise di rinchiudere qui il padre per poi trasferirlo a Moncalieri, dove morì. Padre e figlio adesso riposano (quanto in pace non si sa) uno di fronte all’altro nella cripta reale della Basilica di Superga, insieme a molti altri illustri parenti.

Gli anni successivi furono anni di decadenza. Nel 1800 l’edificio diventò sede di guarnigioni militari e successivamente venduto al Comune di Rivoli. Dopo un periodo di semi abbandono, nel 1978 venne infine deciso di destinare gli augusti spazi all’uso museale, con l’intervento di ristrutturazione affidato all’architetto Andrea Bruno. Nel 1984 il castello assunse infine la nuova e attuale identità: prestigiosa sede del Museo d’Arte Contemporanea, luogo dove bellezze storiche e artistiche convivono in armonia dando vita ad uno dei maggiori musei del settore in Europa. Il Museo d’Arte Contemporanea occupa l’intera area interna della residenza sabauda. Al posto degli arredi sontuosi di epoca barocca ci sono opere d’arte di stimati artisti contemporanei come Sol LeWitt, il primo a donare una sua installazione al rinnovato Museo nel 1991, il biellese Michelangelo Pistoletto, Maurizio Cattelan, Richard Long. Oltre alla collezione permanente il castello ospita cicli di mostre e manifestazioni culturali di grande richiamo internazionale.

Uscendo o entrando dal castello, soffermatevi sui piazzali, sotto gli alti alberi, all’ombra delle arcate di questa immensa opera simile ad un puzzle di stili architettonici sospesa fra passato e futuro, fra mattone e metallo. Vi svelo due curiosità sugli esterni della residenza rivolese. Durante gli ultimi lavori di restauro, avvenuti nel corso del 2014, sul lato sud è stata scoperta una cisterna risalente con probabilità al XVI secolo; la vasca, di 11 metri di diametro e dalla funzione ancora sconosciuta, è rappresentata in un dipinto a olio del pittore Angelo Cignaroli conservato presso un’altra residenza sabauda, a Racconigi. Sul lato opposto del piazzale, invece, vedrete il busto di una giovane donna; è Mafalda di Savoia, principessa reale figlia di Vittorio Emanuele III. A Mafalda è dedicata la piazza sulla quale sorge il castello affinchè la sua triste storia non sia mai dimenticata: la donna morì infatti a soli 42 anni, nel 1944, internata nel campo di concentramento di Buchenwald. Se volete approfondire la vicenda, vi dirotto qui https://it.wikipedia.org/wiki/Mafalda_di_Savoia

Castello di Rivoli| Museo d’Arte Contemporanea

Piazzale Mafalda di Savoia, Rivoli (TO)

Sito: https://www.castellodirivoli.org/

Cosa fare nei dintorni del Castello di Rivoli

[photo credits: Dire Fare Mole]

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