Le amiche di Dire Fare Mole: Glice, quando il tessuto diventa una tela su cui dipingere

Un’antica fiaba irlandese narra che alla fine – o all’inizio, dipende dai punti di vista – di ogni arcobaleno ci sia una pentola d’oro, un premio per coloro che intraprendono avventure e non smettono mai di guardare oltre. Questi multicolori archi composti da bande rosse, arancioni, gialle, verdi, blu, indaco e violette che sbucano come per magia dopo un temporale hanno affascinato l’umanità dalla notte dei tempi, una sorta di firma divina nel cielo attorno a cui sono fioriti racconti e leggende. Simbolo di speranza, di uguaglianza, fonte di ispirazione continua, l’arcobaleno è la tavolozza che Alice Gaudio in arte Glice ha scelto per dipingere il suo futuro.

Alice lavorava in una pasticceria. Era un lavoro dolce, ma ancora più dolce era la sua passione per la pittura. Dolce e forte, talmente forte da farle decidere che sì, quella era la strada che desiderava di percorrere e sì, ce l’avrebbe fatta a farla diventare tale. Glice nasce così, da un desiderio impellente di comunicare con un proprio linguaggio tutte le sfaccettature colorate di un’anima. Raccontare storie sui tessuti, sui vestiti, sulle scarpe, storie di vita, di amori, di traguardi, di sogni. Storie mai uguali, ognuna con un suo particolare meraviglioso che Alice sa cogliere in ogni personalizzazione che esegue. Ecco perchè amo parlarvi delle artigiane: sanno cogliere l’unicità e creano unicità. Proprio come fa Alice, cercando il suo arcobaleno.

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Alice dai mille colori diventa Glice. Come nasce il tuo brand?

Non c’è stato un pensiero prima, uno studio, dei calcoli. Da quando sono piccola ho sempre disegnato, scritto e cantato, sono attività che fanno parte di me. Non saprei come esprimermi, o sfogare le mie emozioni se non mettendo su carta o su pelle le tante immagini e parole che continuamente animano le mie idee! Così dopo aver sperimentato una notte su delle mie scarpe, amici e conoscenti hanno iniziato a chiedermi di disegnare per loro e così tutto è partito…molto lentamente, passo dopo passo.

Sperimentando ho capito che il materiale che più mi rappresentava era ed è la pelle, come metafora della pelle umana che è segnata e disegnata dal tempo, dalle nostre emozioni, dal nostro vissuto. Nasce così Glice, la parola che ho scelto per racchiudere il mio mondo; la G rappresenta le mie origini, il mio cognome Gaudio.“Lice”, invece, rimanda alla parte più intima e personale, al lato bambino che cerco di custodire e portare con me. Ha infatti un suono liquido e fiabesco.

Ho sempre adorato le storie e la loro potenza. Ecco, la mia necessità di dipingere e raccontare sempre un significato, un storia appunto, quella di chi indosserà il capo o la mia storia personale che utilizzo per creare le piccole Capsule Collection in edizione limitata, come quella delle tre giacche di pelle ispirate a Torino dal nome Turin is My City dove ho mescolato elementi della mia città e di me. Come? Ho scritto tre storie immaginando tre ragazze diverse che poi sono diventate tre giacche: Pop, Glam e Hipnotic.
Per poi arrivare alla collezione attuale, la mia amata Rainbow!

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Quando e come la passione si è trasformata in un lavoro?

Mi sono man mano resa conto che questo poteva essere un canale per comunicare qualcosa di bello, un vestito che non assumeva più solo un valore connotativo basato su una moda, ma che davvero raccontava e racconta di me, di noi. Ho pensato che la nostra storia non potrà mai stancarci o passare di moda, e così ho iniziato a pensare a come strutturare tutto ciò come un vero mestiere, ed è ciò su cui lavoro ogni giorno.

È un settore molto ampio, aperto a contaminazioni e se pur artistico e manuale deve inevitabilmente scontrarsi con il lato imprenditoriale e digitale, questa è la sfida quotidiana. Perché ho capito che purtroppo non basta fare un buon lavoro se non è comunicato nel modo migliore e secondo le regole di questo mercato sempre più digital e social!

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Come accennavamo prima, la tua ultima collezione si chiama Rainbow. Come mai hai scelto proprio l’arcobaleno e i suoi colori?

L’arcobaleno porta al mio ultimo periodo creativo.
In realtà la potenza dei colori si è sempre vista nei miei lavori, anche questa non pensata, una scelta molto spontanea che però ha caratterizzato le mie creazioni fin dall’inizio. Poi un giorno, sfogliando vecchi disegni di anni fa, ho notato quanto ricorresse l’illustrazione dell’arcobaleno, anche negli schizzi veloci fatti distrattamente.

Così l’ho scelto come simbolo di Rinascita e Positività che è poi il senso intrinseco del brand, che per me ad oggi è questo, la costruzione di me, dei miei sogni, del mio futuro che non può che essere pensato con grande energia positiva, nonostante le grandi difficoltà di scegliere (che poi non la scegli mai) una strada così impervia come quella creativa! Ecco allora il messaggio che con tutti i pezzi, dal LEVI’S 501, alla t-shirt, alla sneakers voglio lanciare: “Non c’è Arcobaleno senza Tempesta, non c’è Felicità senza Dolore, combatti!”.
Combattiamo sempre per essere noi stessi e per essere felici, anche quando sembra impossibile.

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Possiamo sbirciare in qualche tuo progetto nel cassetto?

Beh, i progetti sono infiniti, ogni giorno ho idee nuove che cerco di strutturare e rendere concrete.
Sicuramente vorrei unire la musica alla moda, a modo mio! Ci sto lavorando e spero di riuscire già questo inverno a far uscire qualche seme di questo progetto, chissà.

Poi nel mio futuro vedo sicuramente tante collaborazioni e contaminazioni. Sono certa che solo lasciandosi trasportare da altre realtà creative si possa continuare a crescere, e a realizzare prodotti innovativi che siano in grado di arricchire il mercato, senza renderlo ancora più saturo di cose tutte uguali e standardizzate.
Punto sempre all’originalità che può nascere solo da noi, e alla qualità, che è una scelta!

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Instagram: Glice

Facebook: Glice

[photo credits: Alice Gaudio, Mattia Poppa]

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